PATOLOGIA ED ENTOMOLOGIA

17. feb, 2017

Specie originaria di Giappone, Cina, penisola coreana e Taiwan. In Italia, la sua presenza è stata segnalata per la prima volta nel 2012. 
Oltre a causare danni su diverse piante coltivate, è molto fastidiosa anche per l’abitudine di entrare in massa nelle abitazioni per svernare nella stagione autunnale e per la tendenza a raggrupparsi (a differenza della cimice verde Nezara viridula) in numeri di diverse decine di individui.
Si tratta di una grossa cimice, di lunghezza superiore al centimetro (da 12 a 17 mm), che somiglia anche ad alcune specie nostrane. In particolare la cimice che più somiglia a questa specie è Rhaphigaster nebulosa, una cimice grigia particolarmente puzzolente ma del tutto innocua.

In autunno gli adulti si aggregano in massa per svernare presso case ed altri edifici. In primavera si assiste agli spostamenti dai siti di svernamento verso le piante ospiti per alimentarsi.
Tra fine maggio e agosto si hanno gli accoppiamenti e le ovodeposizioni (250/400 uova per femmina). Nelle regioni temperate si hanno 1-2 generazioni all'anno.

 

Anche se non è pericolosa per l'uomo è necessario combatterla nel momento di massima vulnerabilità: bastano alcuni accorgimenti per evitare che nelle nostre case le cimici asiatiche trovino un buon rifugio per l'inverno! Ecco alcune strategie di controllo, preventive e di contenimento, suggerite dal Servizio fitosanitario della Regione Emilia-Romagna.
Cosa fare per impedire l'ingresso delle cimici nelle abitazioni:
- collocare zanzariere o reti anti-insetto alle finestre, attorno ai comignoli dei camini non in uso, sulle prese d'aria;
- sigillare crepe, fessure e tutti quegli accessi che consentono il passaggio delle cimici (tubazioni, canalizzazioni, feritoie, ecc.).

Cosa fare per eliminare gli ospiti indesiderati:
- utilizzare strumenti di pulizia per la casa a vapore per stanare gruppi di cimici annidate in cassonetti, infissi, tubature, ecc.
- utilizzare l'aspirapolvere per raccogliere le cimici che si trovano in posti più facilmente raggiungibili (soffitti, verande) o dopo averle stanate col vapore. E' possibile usare anche bottigliette di ghiaccio spray per fare cadere le cimici a terra.

Le cimici raccolte non vanno liberate all'esterno, ma vanno eliminate immediatamente (si consiglia di immergere il contenitore utilizzato per raccoglierle in una bacinella d'acqua saponata per alcuni minuti) per evitare che si annidino altrove e che la primavera successiva ritornino in campagna a danneggiare le coltivazioni.

E' sconsigliato invece l'uso domestico di insetticidi che risultano poco efficaci e possono diventare dannosi per le persone, mentre possono essere utilizzati per il trattamento esterno degli infissi, dei cassonetti o di altri punti critici (solo nel caso che si lasci l'abitazione per alcuni giorni) e di ambienti non abitativi in cui non vi siano prodotti alimentari.

14. feb, 2017

COMPRA POLYSECT ODIO ROSA NEL NOSTRO NEGOZIO ON LINE I NOSTRI FITOFARMACI

Il Mal bianco è una malattia fungina che colpisce moltissime varietà di piante ornamentali, causata da diverse famiglie di funghi, appartenenti al genere Oidium. Molto diffuso, causa delle chiazze bianche simili a ragnatele polverose sopra foglie, fiori e frutti delle piante. In uno stadio più avanzato della malattia, il tessuto della pianta si necrotizza, seccandosi, causando così l’indebolimento della pianta e l’avvizzimento della fioritura. Oltre a rovinarne l’aspetto, il Mal bianco può diventare la causa di altre infezioni e portare la pianta a una morte prematura.

Questa malattia fungina, colpisce sopratutto durante la primavera fino al termine dell’estate, propagandosi velocemente in condizioni di umidità e con temperature superiori ai 20° C. In inverno, la malattia entra invece in uno stato di letargo, aspettando la primavera all’interno delle parti secche della pianta.

Tra le piante ornamentali più colpite dal Mal bianco troviamo la Rosa, l’Ortensia, l’Evonimo, la Begonia, il Biancospinoe il Lillà.

Data la facilità con cui questa malattia si propaga, il modo migliore per combatterla è adottare delle strategie di prevenzione. Un buon consiglio può essere quello di annaffiare le piante cercando di bagnare il meno possibili i rami e le foglie ed evitare dannosi ristagni d’acqua in vaso o nel terreno.

Si consiglia inoltre, durante la stagione invernale, di effettuare un trattamento con prodotti a base di zolfo (autorizzato in agricoltura biologica) con cui coprire per intero la pianta, al fine di scongiurare possibili infestazioni fungine.

Quando i segni della malattia sono evidenti, si deve invece intervenire tempestivamente con prodotti antifungini, effettuando diversi cicli di trattamenti fino a che i segni del Mal bianco non saranno scomparsi del tutto. Per evitare il ritorno della malattia o il contagio di altre piante, ricordatevi di eliminare sempre le parti secche e marce della pianta come fiori e foglie.

13. feb, 2017

COMPRA NUPRID SUPREME NEL NOSTRO NEGOZIO ON-LINE I NOSTRI FITOFARMACI

Un insetto diffuso in tutta l’area mediterranea Dasineura oleae è ampiamente noto nell’area mediterranea orientale: in Siria, Libano, Palestina, Israele, Turchia e Giordania la specie è storicamente presente ed è considerata un importante fi tofago della coltura. In queste area, gli attacchi arrivano a interessare anche il 60% delle foglie della pianta, causando sovente danni di rilevanza economica. In Italia la specie è poco conosciuta ed è sempre stata considerata poco dannosa. Più di recente sono stati segnalati danni in Montenegro, sull’isola di Creta e in Slovenia. In Italia D. oleae ha iniziato a diffondersi nella zona del lago di Garda e nei dintorni di Trieste. Dal 2012 il fitofago ha fatto la sua comparsa anche in Emilia-Romagna, soprattutto nell’areale olivicolo del comprensorio riminese. Segnalazioni su una aumentata presenza della specie si sono avute anche in Toscana. Come si sviluppa la larva Nei nostri areali la specie compie una generazione all’anno anche se, nelle aree più calde e in presenza di condizioni climatiche favorevoli, può compierne due. Gli adulti compaiono a marzo e dopo l’accoppiamento depongono le uova su foglie e infi orescenze (circa 100 uova per femmina) poco prima della fi oritura. Le larve penetrano nei tessuti del mesofillo fogliare dove scavano piccole gallerie di forma allungata. Tutto il ciclo di sviluppo dell’insetto, da uovo fi no alla fase adulta, avviene all’interno della galla. All’interno della galla si sviluppa una sola larva per volta che poi, una volta raggiunto il secondo stadio di sviluppo, vanno in diapausa alla fi ne dell’estate per poi impuparsi soltanto in inverno avanzato. I danni provocano piccole galle La Dasineura oleae attacca generalmente le foglie e qualche volta i fi ori dell’olivo. Sulle foglie le larve penetrano nel mesofillo e, con la loro attività trofi ca, provocano la formazione di piccole galle sporgenti su entrambe le pagine. Quando vengono interessati dall’attacco i fi ori, l’insetto danneggia i peduncoli provocandone la caduta. In caso di forti attacchi è compromessa l’attività vegetativa delle piante e la produzione dell’anno ma questi provocano anche una riduzione della produzione fi orale dell’anno successivo con relativa perdita di prodotto. Normalmente la parte della chioma più colpita è quella basale ma, se la densità di popolazione è molto elevata, le galle di D. oleae possono formarsi anche nella parte alta della pianta. Nelle aree mediterranee maggiormente infestate è stata notata ed evidenziata una spiccata sensibilità varietale. Cultivar come Frantoio (ampiamente diff usa in Italia) sono risultate sempre altamente sensibili all’attacco della D. oleae. Monitoraggio e difesa Per verifi care la presenza delle infestazioni di cecidomia dell’olivo e la necessità di eventuali provvedimenti di difesa è possibile realizzare un campionamento precoce delle foglie e delle infi orescenze alla ricerca delle larve. Solo in caso di presenze molto elevate o di forte danno riscontrato l’anno precedente, ci può essere un effettivo rischio di danno alla coltura e la necessità di intervenire.Attualmente non ci sono prodotti registrati per il controllo di questa avversità per cui la difesa, quando necessaria, deve essere eseguita sfruttando l’efficacia collaterale dei prodotti registrati sulla coltura e applicati per il controllo di altri target. Per quello che riguarda il posizionamento corretto degli interventi l’esperienza dei Paesi mediterranei, confermata dalle prime osservazioni italiane, individua il momento migliore per eseguire i trattamenti in aprile, nel periodo in cui vengono attaccate le giovani foglie. Prove di lotta eseguiti negli ambienti storicamente infestati non hanno evidenziato particolari differenze di efficacia fra i diversi prodotti utilizzati per la difesa, ottenendo nella maggioranza dei casi, una riduzione del danno statisticamente significativa rispetto alle piante non trattate, utilizzate come testimone. Nell’area mediterranea D. oleae è tenuta sotto controllo da alcuni parassitoidi: soprattutto Platygaster oleae e Aprostocetus sp. L’olivo è una coltura in grande espansione anche nelle aree settentrionali italiane, trovando spazio soprattutto nelle zone più miti e riparate dai rigori invernali: attorno ai laghi, in alcune plaghe collinari e in alcune sponde soleggiate delle valli. Storicamente nel Nord Italia la coltura dell’olivo ha alternato momenti di sviluppo a momenti di grande crisi determinati spesso dagli effetti del clima che periodicamente provocava la morte di un’altra percentuale di alberi per le forti gelate invernali.

21. gen, 2017

Poltiglia bordolese, come si prepara e come si usa

NOTA: LA POLTIGLIA BORDOLESE FATTA DA NOI HA UNA REAZIONA ALCALINA QUINDI NON E' MISCIBILI CON NULLA!!! LA POLTIGLIA BORDOLESE INDUSTRIALE E' INVECE NEUTRA E PUO' QUINDI ESSERE MISCELATA CON ALTRI FUNGICIDI INSETTICIDI 

La poltiglia bordolese ha origini antiche e il suo nome deriva da Bordeaux, la città francese dove fu sperimentata per la prima volta più di cento anni fa. Se non la conosciamo personalmente, perché non l’abbiamo mai usata, certamente conosceremo però il suo magico colore celeste-turchese con cui i nostri nonni coloravano un po’ tutto, dalle vigne ai pomodori, dalle rose ai muri delle case di campagna, che venivano sempre investiti dagli spruzzi durante i lavori di irrorazione.
La poltiglia bordolese è un miscuglio di solfato di rame e idrossido di calcio, che va disciolto nell’acqua e spruzzato sulle piante, aderisce e non viene dilavato dalla pioggia. L’azione fungicida espletata dipende principalmente dal rapporto tra questi due elementi. Maggiore è la percentuale di solfato di rame, più efficace sarà l’azione contro i funghi, mentre minore sarà la persistenza e viceversa.

Le dosi di questa ‘pozione magica’ sono le seguenti: 1 kg di solfato di rame, 8 etti di calce spenta da sciogliere in cento litri di acqua.Scalate in proporzione se necessitate di un minore quantitativo. Bisogna rispettare attentamente le dosi della miscela, perché un qualsiasi eccesso potrebbe causare delle bruciature alle piante.

Se volete astenervi dal prepararla da soli potete acquistarla, si trovano in commercio delle poltiglie industriali già pronte per l’uso.

La poltiglia bordolese, come abbiamo detto, ha una buona adesività ed il suo uso è particolarmente diffuso nei trattamenti invernali sugli alberi da frutto e sulla vite, ed è efficace contro numerose malattie fungine: peronospora ( che è sempre in agguato nell’orto e attacca la maggior parte degli ortaggi dal pomodoro al peperone, dal melone alla zucca, ecc.) ticchiolatura, occhio di pavone, bolla, antracnosi, septoriosi e altre brutte patologie.

Una raccomandazione: usatela quando è il momento giusto e non ne abusate! Sappiate che è leggermente tossica per le api.

 

20. gen, 2017

Trattasi di una malattia presente in Liguria (nella zona delle Cinque Terre), nel Friuli-Venezia Giulia, nel Veneto e in Piemonte. Maggiormente suscettibili risultano le varietà BoscoReginaPinot grigioPinot biancoTocaiRiesling renano e Refosco.

La malattia colpisce fogli, germogli, rachide dei grappoli e acini. E’ tuttavia sulle foglie che si manifesta con maggiore frequenza. Su queste determina la comparsa di macchie tendenzialmente rotondeggianti di colore rossastro con bordo bruno, che si ampliano fino a 2-3 cm di diametro.

Nell’ambito delle suddette si notano piccoli elementi puntiformi (picnidi) di colore nero lucente, tendenzialmente disposti in cerchi concentrici. Sui germogli e sul rachide forma tacche necrotiche allungate di colore biancastro nell’ambito delle quali si differenziano elementi puntiformi nero lucenti. Gli acini colpiti avvizziscono e, su quelli sviluppati compaiono macchie livide, paragonabili a scottature.

 BIOLOGIA ED EPIDEMIOLOGIA

Il fungo sopravvive sotto la forma ascofora di Guignardia bidwellii, rappresentata da periteci, che si formano sulle foglie, sui tralci, sui grappoli rimasti sulla pianta e sugli acini caduti a terra.

I conidi liberati dai picnidi formatisi nell’annata precedente, raramente sono in grado di assicurare la perpetuazione del patogeno.

Le infezioni primarie avvengono ad opera delle ascospore liberate dai periteci che si formano nel corso dell’inverno. Queste germinano ed originano un micelio che perfora la cuticola delle foglie. L’incubazione dura 1-4 settimane, al termine della quale compaiono le macchie fogliari nell’ambito delle quali compaiono le fruttificazioni picnidiche. Queste liberano picnidioconidi responsabili delle infezioni fogliari che riguardano foglie, tralci, rachide dei grappoli e acini. Lo sviluppo delle infezioni è favorito nei vigneti precedentemente colpiti dalla malattia. Le infezioni conidiche, con temperature ottimali intorno ai 25-26 °C, avvengono in seguito a 6 ore di bagnatura fogliare, mentre a 10 °C e a 32 °C sono necessarie, rispettivamente, 24 e 10 ore.

DIFESA

Per abbassare il potenziale d’inoculo è utile la raccolta e la distruzione delle prime foglie ammalate e, successivamente, dei grappoli colpiti. Ove si opera la vendemmia meccanica è opportuno che l’operazione sulle viti colpite avvenga dopo quella effettuata sulle viti sane.