PATOLOGIA ED ENTOMOLOGIA

1. apr, 2017

Le macchie provocate dai funghi si associano ai danni che questa Cecidomia compie sull'olivo i cui frutti anneriscono e cadono.

DESCRIZIONE FISICA

  • Adulto: molto piccolo appena 2 mm di lunghezza. Corpo rossastro; le parti dorsali del torace e dell'addome, e le antenne sono nere. Le ali sono trasparenti, corte e superano di poco la lunghezza dell'addome.
  • Uova: molto piccole; da 0,20 a 0,25 mm di lunghezza, colore biancastro.
  • Larva: corpo rosso arancio, da 2,5 a 2,8 x 0,5 mm.
  • Ninfa: pupa ovoidale, colore bruno, non supera i 2 mm di lunghezza.

CICLO BIOLOGICO

La specie sviluppa dalle 3 alle 4 generazioni annuali, fino alla metà di ottobre o alla fine di ottobre. L'invernazione ha luogo allo stadio di larva.

DESCRIZIONE BIOLOGICA

  • Specie infeudata all'Olivo.
  • Gli adulti appaiono alla fine di giugno - ed agli inzi di luglio. Le femmine fecondate depongono le uova nelle olive già preda della Mosca dell'olivo (Dacus oleae), approfittando del foro della deposizione fatto da questa. Molto spesso viene deposto 1 solo uovo, ma possono essercene molti. L'uovo ha uno sviluppo embrionale 2 volte più rapido rispetto a quello della Mosca dell'olivo e si schiude prima di quest'ultimo (nel giro di uno o due giorni). La larva appena nata si attacca all'uovo della Mosca dell'olivo e lo priva del suo contenuto succhiando. Allo stesso tempo appare il fungo Sphaeropsis dalmatica (Macrophoma dalmatica) intodotto dalla femmina della Cecidomia al momento della deposizione. Questo si sviluppa a spese di cio' che resta dell'uovo della Mosca Bianca e poi a spese del tessuto del frutto. È a questo punto che sull'oliva appare una macchia ovale. La larva terminato il suo sviluppo dopo 8 - 10 giorni nutrendosi anche di questo fungo, abbandona l'oliva.
  • Ninfa: la larva abbandona l'oliva una volta completato il suo sviluppo, grazie all'orifizio usato per la deposizione delle uova. Cade al suolo, entra sottoterra ed ivi tesse un bozzolo passando allo stadio di ninfosi che dura dai 7 agli 8 giorni.
1. apr, 2017

Vengono attaccati giovani germogli e rametti, foglie e persino le drupe. Si tratta di tre differenti moscerini, ormai tutti diffusi anche negli areali olivicolo italiani che, occasionalmente, possono produrre significativi danni. Il più famoso? Resseliella oleisuga. Il più pericoloso? Prolasioptera berlsiana. L'intruso? Dasineura oleae

Capita con una certa frequenza che in alcuni areali, usualmente circoscritti, vengano segnalati attacchi di cecidomia.
Generalmente ci si riferisce agli attacchi al singolare, senza ricordare che le cecidomie che attaccano l'olivo sono ben tre.
Le cecidomie sono sono una famiglia di insetti dell'ordine dei Ditteri, comprendente un numero elevato di specie, in gran parte fitofaghe. Gli adulti sono insetti molto piccoli, con corpo delicato e sottile, lungo 2–3 mm o meno, fino a mezzo millimetro nelle specie più piccole, eccezionalmente fino a 8 mm in quelle più grandi. Proprio per le ridotte dimensioni, speso, vengono citate come moscerini della frutta.

La cecidomia fitofaga su olivo più famosa e diffusa è certamente Resseliella oleisuga. Chiamata moscerino suggiscorza. Dall’inizio di maggio fino alla fine di settembre si accavallano 3-4 generazioni, così che per tutta la buona stagione si ha la presenza continua e contemporanea di tutti gli stadi dell’insetto. I danni maggiori si manifestano soprattutto su fusto e rami di olivo con meno di cinque anni di età, che presentano ferite da varie cause. Intorno al punto della deposizione si sviluppa una necrosi localizzata della corteccia, delle dimensioni di alcuni centimetri. In primavera ed estate si possono riconoscere esternamente i danni sotto forma di depressioni, screpolature e modificazioni di colore della corteccia, che ingiallisce o arrossisce. Le parti soprastanti le zone attaccate possono disseccarsi del tutto o in parte, a seconda che la necrosi provocata dalla larva abbracci per intero o parzialmente la circonferenza del fusto o dei rami; in questo modo è compromesso l’accrescimento della pianta. I tessuti così alterati vengono spesso attaccati da batteri o funghi.

La cecidomia più pericolosa è certamente la cecidomia delle oliveProlasioptera berlsiana in quanto agente vettore della lebbra dell'olivo, ovvero delle infezioni di Camarosporium dalmatica. In realtà, pur essendo pericolosa poiché può diffondere la lebbra delle olive è anche utile in quanto le sue larve sono in grado di parassitizzare le uova della mosca delle olive. La larva della cecidomia può attaccare anche le larve della mosca, eventuali parassitoidi e anche uova e larve della propria specie. In caso non trovi però alcun altro insetto da parassitizzare, si sviluppa a carico del micelio di Camarosporium dalmatica con cui di fatto vive in simbiosi. Infatti la cecidomia diffonde il fungo, lo lascia sviluppare e poi se ne nutre per la crescita. A maturità la larva si lascia cadere al suolo dove, all’interno di un bozzoletto, avviene la metamorfosi; la specie è in grado di compiere 4-5 generazioni l’anno.

La cecidomia più esotica è la Dasineura oleae, ovvero la cecidomia delle foglie d'olivo. Il suo areale naturale è quello del Medio Oriente ma ormai è presente anche in Italia. L'insetto, in questo caso, fa una sola generazione all'anno. Le larve si sviluppano a spese di foglie e fiori. Nelle foglie determinano la comparsa di galle, mentre nei fiori attaccano il peduncolo deformandolo e causando la colatura dei fiori.

Generalmente, in ecosistemi complessi e condotti in maniera ecocompatibile, la miglior difesa da questi insetti è rappresentata proprio dalla loro vulnerabilità, essendo oggetto di predazione da parte di altri insetti. Le cecidomie sono spesso limitate da alcuni imenotteri parassitoidi ma anche da alcuni acari. La lotta contro la mosca delle olive è efficace anche contro Prolasioptera berlsiana.

La cecidomia più difficilmente controllabile è il moscarino suggiscorza (Resseliella oleisuga). Le larve, infatti, penetrano in profondità nei tessuti delle piante, laddove nessun trattamento le può raggiungere. In questo caso la difesa è di tipo agronomico, evitando i ristagni di umidità e utilizzando tecniche simili al contenimento degli scolitidi (floetribo). Le larve, infatti, vengono spesso deposte vicino a ferite già aperte (magari per gelate). Se si notano disseccamenti è quindi bene intervenire per tempo, tagliando e bruciando i rametti infestati.
Prolasioptera berlsiana è facilmente controllabile con efficaci trattamenti contro la mosca delle olive e generalmente non arreca eccessivi danni. 
Più controversa la pericolosità di Dasineura oleae. In Siria, Libano, Palestina, Israele, Turchia e Giordania le galle arrivano ad interessare anche il 60% delle foglie della pianta e sovente causano danni di rilevanza economica se non si realizzano interventi di difesa. Di solito in questi areali la migliore epoca per trattamenti volti a controllare l'insetto è aprile, ovvero appena si manifestano i primi sintomi dell'attacco sulle foglie. Non esistono attualmente principi attivi registrati per questa cecidomia anche se le esperienze nell'areale est del Mediterraneo evidenzino come siamo efficaci pressochè tutti gli insetticidi registrati su olivo.

di R. T.

17. feb, 2017

Specie originaria di Giappone, Cina, penisola coreana e Taiwan. In Italia, la sua presenza è stata segnalata per la prima volta nel 2012. 
Oltre a causare danni su diverse piante coltivate, è molto fastidiosa anche per l’abitudine di entrare in massa nelle abitazioni per svernare nella stagione autunnale e per la tendenza a raggrupparsi (a differenza della cimice verde Nezara viridula) in numeri di diverse decine di individui.
Si tratta di una grossa cimice, di lunghezza superiore al centimetro (da 12 a 17 mm), che somiglia anche ad alcune specie nostrane. In particolare la cimice che più somiglia a questa specie è Rhaphigaster nebulosa, una cimice grigia particolarmente puzzolente ma del tutto innocua.

In autunno gli adulti si aggregano in massa per svernare presso case ed altri edifici. In primavera si assiste agli spostamenti dai siti di svernamento verso le piante ospiti per alimentarsi.
Tra fine maggio e agosto si hanno gli accoppiamenti e le ovodeposizioni (250/400 uova per femmina). Nelle regioni temperate si hanno 1-2 generazioni all'anno.

 

Anche se non è pericolosa per l'uomo è necessario combatterla nel momento di massima vulnerabilità: bastano alcuni accorgimenti per evitare che nelle nostre case le cimici asiatiche trovino un buon rifugio per l'inverno! Ecco alcune strategie di controllo, preventive e di contenimento, suggerite dal Servizio fitosanitario della Regione Emilia-Romagna.
Cosa fare per impedire l'ingresso delle cimici nelle abitazioni:
- collocare zanzariere o reti anti-insetto alle finestre, attorno ai comignoli dei camini non in uso, sulle prese d'aria;
- sigillare crepe, fessure e tutti quegli accessi che consentono il passaggio delle cimici (tubazioni, canalizzazioni, feritoie, ecc.).

Cosa fare per eliminare gli ospiti indesiderati:
- utilizzare strumenti di pulizia per la casa a vapore per stanare gruppi di cimici annidate in cassonetti, infissi, tubature, ecc.
- utilizzare l'aspirapolvere per raccogliere le cimici che si trovano in posti più facilmente raggiungibili (soffitti, verande) o dopo averle stanate col vapore. E' possibile usare anche bottigliette di ghiaccio spray per fare cadere le cimici a terra.

Le cimici raccolte non vanno liberate all'esterno, ma vanno eliminate immediatamente (si consiglia di immergere il contenitore utilizzato per raccoglierle in una bacinella d'acqua saponata per alcuni minuti) per evitare che si annidino altrove e che la primavera successiva ritornino in campagna a danneggiare le coltivazioni.

E' sconsigliato invece l'uso domestico di insetticidi che risultano poco efficaci e possono diventare dannosi per le persone, mentre possono essere utilizzati per il trattamento esterno degli infissi, dei cassonetti o di altri punti critici (solo nel caso che si lasci l'abitazione per alcuni giorni) e di ambienti non abitativi in cui non vi siano prodotti alimentari.

14. feb, 2017

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Il Mal bianco è una malattia fungina che colpisce moltissime varietà di piante ornamentali, causata da diverse famiglie di funghi, appartenenti al genere Oidium. Molto diffuso, causa delle chiazze bianche simili a ragnatele polverose sopra foglie, fiori e frutti delle piante. In uno stadio più avanzato della malattia, il tessuto della pianta si necrotizza, seccandosi, causando così l’indebolimento della pianta e l’avvizzimento della fioritura. Oltre a rovinarne l’aspetto, il Mal bianco può diventare la causa di altre infezioni e portare la pianta a una morte prematura.

Questa malattia fungina, colpisce sopratutto durante la primavera fino al termine dell’estate, propagandosi velocemente in condizioni di umidità e con temperature superiori ai 20° C. In inverno, la malattia entra invece in uno stato di letargo, aspettando la primavera all’interno delle parti secche della pianta.

Tra le piante ornamentali più colpite dal Mal bianco troviamo la Rosa, l’Ortensia, l’Evonimo, la Begonia, il Biancospinoe il Lillà.

Data la facilità con cui questa malattia si propaga, il modo migliore per combatterla è adottare delle strategie di prevenzione. Un buon consiglio può essere quello di annaffiare le piante cercando di bagnare il meno possibili i rami e le foglie ed evitare dannosi ristagni d’acqua in vaso o nel terreno.

Si consiglia inoltre, durante la stagione invernale, di effettuare un trattamento con prodotti a base di zolfo (autorizzato in agricoltura biologica) con cui coprire per intero la pianta, al fine di scongiurare possibili infestazioni fungine.

Quando i segni della malattia sono evidenti, si deve invece intervenire tempestivamente con prodotti antifungini, effettuando diversi cicli di trattamenti fino a che i segni del Mal bianco non saranno scomparsi del tutto. Per evitare il ritorno della malattia o il contagio di altre piante, ricordatevi di eliminare sempre le parti secche e marce della pianta come fiori e foglie.

13. feb, 2017

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Un insetto diffuso in tutta l’area mediterranea Dasineura oleae è ampiamente noto nell’area mediterranea orientale: in Siria, Libano, Palestina, Israele, Turchia e Giordania la specie è storicamente presente ed è considerata un importante fi tofago della coltura. In queste area, gli attacchi arrivano a interessare anche il 60% delle foglie della pianta, causando sovente danni di rilevanza economica. In Italia la specie è poco conosciuta ed è sempre stata considerata poco dannosa. Più di recente sono stati segnalati danni in Montenegro, sull’isola di Creta e in Slovenia. In Italia D. oleae ha iniziato a diffondersi nella zona del lago di Garda e nei dintorni di Trieste. Dal 2012 il fitofago ha fatto la sua comparsa anche in Emilia-Romagna, soprattutto nell’areale olivicolo del comprensorio riminese. Segnalazioni su una aumentata presenza della specie si sono avute anche in Toscana. Come si sviluppa la larva Nei nostri areali la specie compie una generazione all’anno anche se, nelle aree più calde e in presenza di condizioni climatiche favorevoli, può compierne due. Gli adulti compaiono a marzo e dopo l’accoppiamento depongono le uova su foglie e infi orescenze (circa 100 uova per femmina) poco prima della fi oritura. Le larve penetrano nei tessuti del mesofillo fogliare dove scavano piccole gallerie di forma allungata. Tutto il ciclo di sviluppo dell’insetto, da uovo fi no alla fase adulta, avviene all’interno della galla. All’interno della galla si sviluppa una sola larva per volta che poi, una volta raggiunto il secondo stadio di sviluppo, vanno in diapausa alla fi ne dell’estate per poi impuparsi soltanto in inverno avanzato. I danni provocano piccole galle La Dasineura oleae attacca generalmente le foglie e qualche volta i fi ori dell’olivo. Sulle foglie le larve penetrano nel mesofillo e, con la loro attività trofi ca, provocano la formazione di piccole galle sporgenti su entrambe le pagine. Quando vengono interessati dall’attacco i fi ori, l’insetto danneggia i peduncoli provocandone la caduta. In caso di forti attacchi è compromessa l’attività vegetativa delle piante e la produzione dell’anno ma questi provocano anche una riduzione della produzione fi orale dell’anno successivo con relativa perdita di prodotto. Normalmente la parte della chioma più colpita è quella basale ma, se la densità di popolazione è molto elevata, le galle di D. oleae possono formarsi anche nella parte alta della pianta. Nelle aree mediterranee maggiormente infestate è stata notata ed evidenziata una spiccata sensibilità varietale. Cultivar come Frantoio (ampiamente diff usa in Italia) sono risultate sempre altamente sensibili all’attacco della D. oleae. Monitoraggio e difesa Per verifi care la presenza delle infestazioni di cecidomia dell’olivo e la necessità di eventuali provvedimenti di difesa è possibile realizzare un campionamento precoce delle foglie e delle infi orescenze alla ricerca delle larve. Solo in caso di presenze molto elevate o di forte danno riscontrato l’anno precedente, ci può essere un effettivo rischio di danno alla coltura e la necessità di intervenire.Attualmente non ci sono prodotti registrati per il controllo di questa avversità per cui la difesa, quando necessaria, deve essere eseguita sfruttando l’efficacia collaterale dei prodotti registrati sulla coltura e applicati per il controllo di altri target. Per quello che riguarda il posizionamento corretto degli interventi l’esperienza dei Paesi mediterranei, confermata dalle prime osservazioni italiane, individua il momento migliore per eseguire i trattamenti in aprile, nel periodo in cui vengono attaccate le giovani foglie. Prove di lotta eseguiti negli ambienti storicamente infestati non hanno evidenziato particolari differenze di efficacia fra i diversi prodotti utilizzati per la difesa, ottenendo nella maggioranza dei casi, una riduzione del danno statisticamente significativa rispetto alle piante non trattate, utilizzate come testimone. Nell’area mediterranea D. oleae è tenuta sotto controllo da alcuni parassitoidi: soprattutto Platygaster oleae e Aprostocetus sp. L’olivo è una coltura in grande espansione anche nelle aree settentrionali italiane, trovando spazio soprattutto nelle zone più miti e riparate dai rigori invernali: attorno ai laghi, in alcune plaghe collinari e in alcune sponde soleggiate delle valli. Storicamente nel Nord Italia la coltura dell’olivo ha alternato momenti di sviluppo a momenti di grande crisi determinati spesso dagli effetti del clima che periodicamente provocava la morte di un’altra percentuale di alberi per le forti gelate invernali.