PATOLOGIA ED ENTOMOLOGIA

21. giu, 2017

La cipolla, se si verificano frequenti piogge oppure irrigate troppo bagnando frequentemente le foglie, può essere colpita da infezioni di peronospora (Peronospora schleideni). Questa malattia si manifesta con macchie fogliari decolorate, allungate e depresse, in corrispondenza delle quali si forma una muffa tendenzialmente violacea. In presenza delle suddette condizioni ambientali effettuate interventi settimanali con ossicloruro di rame-20 (bio, non classificato) o con poltiglia bordolese-20 (bio, irritante o non classificato), alle dosi indicate sulla confezione.

E' una delle più gravi malattie crittogamiche della cipolla e di altre liliacee del genere Allium (scalogno, aglio, porro). In condizioni ambientali favorevoli può provocare danni considerevoli sia in termini di quantità delle produzioni che di qualità dei bulbi.

Sulle foglie le infezioni di peronospora danno origine a macchie decolorate, allungate longitudinalmente, di dimensione variabile. In condizioni di elevata umidità atmosferica, queste lesioni tendono ad espandersi, confluendo tra loro, e i tessuti infetti si ricoprono di una muffa grigio-violacea; se l'aria è secca, le aree infette vengono generalmente invase da altri miceti opportunisti e saprofitari come Stemphylium e Alternaria.
Le foglie colpite ingialliscono, disseccano all'apice e tendono a ripiegarsi verso terra, andando incontro a processi di marcescenza. La riduzione dell'apparato fotosintetizzante si ripercuote negativamente sullo sviluppo dei bulbi che rimangono più piccoli e di qualità scadente.

Le infezioni di peronospora sono particolarmente dannose per le colture da seme in quanto, oltre alle foglie, la malattia può danneggiare anche gli scapi fiorali riducendone la resistenza. In corrispondenza delle lesioni, lo scapo si spezza e la produzione del seme viene compromessa.
La malattia può essere trasmessa attraverso il seme e attraverso i bulbi.

Agente responsabile

La peronospora è causata dal fungo Oomicete Peronospora destructor (sin. Peronospora schleideni). 
Si tratta di un patogeno igrofilo, il cui sviluppo è fortemente condizionato dall'umidità. Per questo motivo le piante risultano maggiormente soggette agli attacchi di peronospora in periodi molto piovosi e nelle zone a clima umido. P. destructor produce due tipi di spore: gli sporangi a cui è affidata la diffusione della malattia in condizioni ambientali favorevoli e le oospore che consentono al patogeno di superare condizioni avverse e di perpetuarsi da un anno all'altro.

Epidemiologia

La disseminazione nell'ambiente avviene ad opera degli sporangi prodotti sulla superficie delle lesioni a carico delle foglie o degli altri organi aerei.
La sporulazione prende avvio di notte con temperature comprese tra 4 e 25 °C e umidità elevata (90-100%): gli sporangi si formano all'apice di rami sporangiofori che erompono dagli stomi dell'ospite e si distaccano nelle ore diurne successive, all'abbassarsi dell'umidità.

Trasportati dal vento e dalla pioggia, essi non rimangono a lungo vitali e per innescare le infezioni, una volta giunti a contatto della pianta ospite, necessitano di un velo d'acqua e una temperatura non superiore a 28 °C (minimo termico: 1 °C, valore ottimale 13 °C).
Il tubulo germinativo penetra attraverso gli stomi e si accresce invadendo gli spazi intercellulari e assorbendo il contenuto citoplasmatico delle cellule vegetali. Trascorso un periodo di incubazione, che di norma varia da una a due settimane, si formano nuovi sporangi in grado di dare inizio ad altri cicli infettivi.
Il susseguirsi di periodi favorevoli alla malattia (notti con umidità prossima o pari al 100% seguite da mattinate con pioggia o rugiada persistente) può portare a livelli di infezione molto elevati.
La conservazione invernale di P. destructor è a carico sia delle oospore che del micelio presente nei bulbi. In quest'ultimo caso le infezioni sulle giovani piantine che nascono da bulbi infetti possono prendere avvio per via sistemica subito dopo la semina.

Difesa

Per contenere la malattia suggeriscono un uso limitato di fertilizzanti azotati ed un accurato drenaggio del terreno. I residui infetti della precedente vegetazione debbono essere distrutti e le irrigazioni effettuate solo in casi eccezionali.
Tuttavia il contenimento della malattia agendo solamente sulle pratiche colturali spesso non è sufficiente.
I trattamenti chimici risultano in molti casi necessari e maggiormente efficaci quando eseguiti nel primo periodo di rischio di sporulazione ed infezione.  

AGENTE CAUSALE

Peronospora destructor

DIFFUSIONE

La malattia è presente in tutte le regioni agricole temperate e fresche.

SINTOMATOLOGIA

Il primo sintomo osservato è la sporulazione vellutata marrone-viola dell’agente patogeno sulle foglie verdi sane. Con l’avanzare della malattia, le lesioni – leggermente più chiare rispetto al colore normale delle foglie – si espandono e possono avvolgere la foglia. Queste lesioni assumono un colore giallo chiaro, seguito da una necrosi marrone e dal cedimento del tessuto fogliare. I funicoli infetti tendono a rimanere di colore giallo chiaro e, così come il fogliame, sono spesso invasi da altri funghi, tipicamente delle specie Stemphylium o Alternaria. In campo, le infezioni iniziano solitamente in piccoli appezzamenti, per poi estendersi rapidamente. I bulbi possono essere infettati e marcire in magazzino o, se piantati, dare luogo ad un fogliame verde chiaro.

CONDIZIONI FAVOREVOLI ALLO SVILUPPO DELLA MALATTIA

Il fungo sopravvive nelle piante di cipolle spontanee, nei gruppi di cipolle, nei residui vegetali e nel terreno. Le spore fungine sono disperse sulle piante dal vento e dalla pioggia durante la stagione fresca e umida, condizioni essenziali per lo sviluppo della malattia. La pioggia, la rugiada e l’elevata umidità (>95%) sono necessarie per la germinazione e l’infezione delle spore fungine. Il fungo cresce internamente e continua a produrre spore finché il clima rimane fresco e umido.

CONTROLLO

Un programma periodico di nebulizzazione di fungicidi, basato sulle condizioni climatiche, può ridurre le perdite di raccolto. Evitare di piantare gruppi di cipolle contaminati dal fungo. Smaltire i residui e gli scarti vegetali. Piantare i filari in direzione dei venti prevalenti e utilizzare l’irrigazione in solchi anziché quella per aspersione. Una rotazione senza cipolle per 3-4 anni nelle aree in cui è presente la malattia può contribuire a ridurre le perdite.

17. giu, 2017

Gli aleurodidi (Homoptera; Aleyrodidae), piccoli insetti che si nutrono nel floema di un'ampia varietà di piante, si stanno rapidamente espandendo dalle originarie aree tropicali e subtropicali a zone agricole più temperate, ivi incluse ampie zone d'Italia. L'aumento dei danni causati da aleurodidi è legato alla crescita numerica delle popolazioni, soprattutto di Trialeurodes vaporariorum e di Bemisia tabaci (Fig.1), ma le malattie virali trasmesse da questi insetti aggravano i danni alle colture in modo determinante.
L'Istituto di Virologia Vegetale si è occupato dei virus trasmessi da aleurodidi e dei loro vettori fin dalle prime epidemie segnalate nell'agro-ecosistema italiano negli anni Ottanta.
Recentemente, l'Istituto è stato coinvolto nello studio di due crinivirus (Closteroviridae) trasmessi da aleurodidi, Tomato infectious chlorosis virus (TICV) (Fig. 2) e Tomato chlorosis virus (ToCV), epifitotici in pomodoro in varie zone della penisola e delle maggiori isole italiane. TICV e ToCV danneggiano la coltura del pomodoro soprattutto incidendo sul valore del prodotto, poiché riducono la qualità e ritardano la maturazione delle bacche. L'infezione causa ingiallimenti internervali, che spesso evolvono verso l'arrossamento (Fig. 3), ed è facilmente confondibile con carenze nutrizionali, con la possibile conseguenza di inutili, e costosi, trattamenti fertilizzanti. Di qui la necessità di metodi di diagnosi affidabili e non troppo costosi, per studiare l'epidemiologia di questi virus ed impostare la lotta. A tal fine è stato sviluppato un protocollo di diagnosi che consente l'identificazione contemporanea dei due patogeni, utilizzando coppie di primers specifici per TICV e ToCV, e condizioni unificate di estrazione degli acidi nucleici, di reazione della trascrittasi inversa seguita dalla reazione a catena della polimerasi (RT-PCR) e di gel elettroforesi degli ampliconi. Inoltre, sono state prodotte sonde a DNA, non radioattive, che permettono di diagnosticare i due crinivirus mediante ibridazione molecolare in circa il 90 % dei campioni di pomodoro provenienti da campo. In questo modo il numero di campioni da saggiare in RT-PCR viene significativamente ridotto, consentendo un'analisi massale altrimenti impossibile.
E' stata studiata a fondo anche la diffusione degli aleurodidi vettori nell'agro-ecosistema italiano. Mentre T. vaporariorum è praticamente ubiquitario, B. tabaci ha tuttora una diffusione relativamente limitata. E' stata allestita una mappa della presenza in Italia di B. tabaci e ne sono stati caratterizzati i biotipi prevalenti, B e Q. E' stato formulato un modello preliminare che, basandosi su parametri climatici, consente di valutare il rischio di espansione delle aree di colonizzazione.
Nell'ambito della 'European Whitefly Studies Network'(EWSN), sono state prodotte, e vengono periodicamente aggiornate, mappe della presenza di aleurodidi vettori in Europa e dei virus che essi trasmettono (www.ivv.cnr.it).

16. giu, 2017

In Provincia di Arezzo, i querceti a cavallo del confine tra i comuni di Sansepolcro e Pieve S. Stefano, hanno subito nel mese di giugno un'intensa defogliazione a causa dell'attività trofica delle larve di Limantria dispar. Nel corso del sopralluogo effettuato dai rilevatori del Servizio Meta insieme al personale del CFS e della Provincia di Arezzo è emerso come l'infestazione interessi più di 200 ettari di bosco.
È stato notato inoltre come da focolai iniziali ubicati in prevalenza su aree di crinale le giovani larve siano state trasportate dal vento espandendosi anche nei versanti sottostanti e sulle colline adiacenti.
Le piante, che ora si presentano anche con forti defogliazioni, non subiranno danni permanenti ma saranno presto in grado di ricostituire la chioma.
In aree limitate è stata osservata anche la presenza di un altro defogliatore, Euproctis chrysorrhoea, le cui larve, a differenza di quelle di Limantria, sono dotate di peli urticanti in grado di provocare irritazioni a persone o animali.
Nei prossimi giorni verranno effettuati ulteriori sopralluoghi al fine di definire con maggior precisione l'estensione dell'area colpita. Ulteriori rilievi saranno realizzati a fine estate-autunno per effettuare una prognosi sull'andamento dell'infestazioni nella prossima primavera-estate.
La valutazione su di un possibile aumento o al contrario ridimensionamento degli attacchi di questo defogliatore nel prossimo anno, permetteranno, qualora necessario di predisporre interventi mirati di controllo a basso impatto ambientale.

16. giu, 2017

Con Delibera di Giunta della Regione Toscana n. 475 del 09/05/2017 è stato approvato il 'Piano regionale di attuazione del Piano nazionale di emergenza per la gestione di Xylella fastidiosa in Italia‘.

Il territorio della Regione Toscana, a seguito dei monitoraggi effettuati dal Servizio Fitosanitario Regionale, risulta esente da infezioni del batterio Xylella fastidiosa. Il Piano approvato sarà applicato solo nel caso di un eventuale primo rinvenimento del patogeno Xylella fastidiosa nel territorio regionale.

Le finalità del Piano sono quelle di individuare le procedure in grado di garantire una risposta rapida, efficace e coordinata, al fine di consentire il controllo e l'eradicazione dei focolai o, in caso di impossibilità, di contenere al massimo lo sviluppo della malattia. Con la medesima delibera è stato approvato anche il ‘Piano di monitoraggio e sorveglianza per rilevare l'eventuale presenza in Toscana del patogeno Xylella fastidiosa (Well e Raju)'. I piani approvati rappresentano un adempimento richiesto dal piano nazionale di emergenza per la gestione di Xylella fastidiosa in Italia.

 

31. mag, 2017

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Le Tentredini sono insetti pericolosi per le piante, in particolare allo stadio larvale quando si nutrono delle foglie con voracità. Questi imenotteri, da adulti sono simili a delle vespe nere lunghe qualche millimetro, mentre le larve sono di colore bianco/giallastro, di un centimetro circa di lunghezza.

TENTREDINI: DIVORATRICI DI FOGLIE

L’adulto depone le uova vicino alla base delle foglie e quando le larve nascono – a primavera avanzata – iniziano a divorare la pagina inferiore della foglia. Un attacco di Tentredini si può riconoscere dalle foglie scheletriche e consumate dall’azione divoratrice delle larve presenti sulla pianta.

L’infestazione è pericolosa perchè danneggia la pianta esteticamente e ne arresta la crescita, causando in casi gravi, la caduta e l’arresto di produzione di fiori.

Le larve, cibatesi delle foglie, si trasferiscono nel terreno dove crescono per poi deporre le uova la primavera successiva.

COME INTERVENIRE SULLE PIANTE ORNAMENTALI

Le piante più colpite dalle Tentredini sono le Rose e le rosacee in generale, i Salici e le Conifere, ma può danneggiare anche piante da frutto come il Melo, il Pero, il Susino, le Lattughe e i Cavoli.

La lotta alla Tentredine può essere effettuata in maniera preventiva tramite insetticidi biologici, irrorando le foglie nella pagina inferiore, quella più colpita dall’attacco delle larve.

Si consiglia in ogni caso, verso primavera inoltrata, di controllare le foglie delle piante più colpite per capire subito se l’infestazione è presente e intervenire nella maniera adeguata. Durante i primi stadi larvali infatti, può essere sufficiente anche solo rimuovere le foglie attaccate e eliminare manualmente gli insetti e le uova per ridurre il rischio di infestazioni.

In caso di infestazione già avvenuta, dobbiamo distinguere se si tratta di una pianta ornamentale o di una pianta edibile.

Nel caso di una pianta ornamentale possiamo utilizzare un insetticida chimico a base di piretro e altri componenti ad azione abbattente, in grado di eliminare l’insetto a qualsiasi stadio di sviluppo in modo rapido e semplice.

Si tratta di un imenottero lungo 5-6 mm la cui femmina adulta depone le uova nei piccioli fogliari. Le larve si pongono sulla pagina inferiore della foglia e si nutrono del lembo fogliare bucherellandolo lasciando, a volte, intatte le nervature e la pagina superiore. Le foglie attaccate dalla tentredine appaiono bucherellate, ma spesso quando ce ne accorgiamo le larve se ne sono già allontanate per completare il loro ciclo nel terreno dove si impupano. Compaiono in primavera, ma possono avere 1-2 generazioni anche in estate.

I trattamenti con insetticidi a base di piretro o piretroidi vengono effettuati contro le larve, ai primi stadi.
Per diminuire il potenziale infestante, buona pratica è anche l’eliminazione tempestiva dei getti con segni da ovideposizione, ed eventualmente di quelli con le colonie larvali in attività nel caso di infestazioni limitate e localizzate.