26. set, 2017

MICROSPHAERA POLONICA O OIDIO DELL'ORTENSIA

Microsphaera polonica o Oidium hortensiae è un mal bianco che colpisce prevalentemente le foglie dell’ortensia, ma in alcuni casi si possono riscontrare delle sintomatologie anche  a carico dei fiori e dei rami.

Sintomi e danni

La presenza della malattia si manifesta con macchie  clorotiche e sfumate sulla lamina delle foglie, che ben presto si rivestono di una debole patina di aspetto polverulento di colore bianco-grigiastro. Le macchie, con l’avanzare della infezione sfumano in tonalità rossastre o bronzee e l’intera foglia necrotizza e inscurisce, lacerandosi.

In presenza di infezioni particolarmente gravi, dette macchie, che poi necrotizzano, confluiscono sul lembo sino a provocare la completa perdita dell’attività clorofilliana delle foglie, causando conseguentemente intense ed anticipate defogliazioni.

In caso di attacchi precoci ed intensi  la pianta può soccombere. E’ in questi casi che sono più evidenti i sintomi a carico dei rami, che evidenziano bronzature e reticolature nerastre.

Sui fiori il mal bianco si evidenzia con delle pigmentazioni rossastre intense e il feltro miceliare, che si sviluppa sui petali provoca un imbrunimento degli stessi che successivamente  cadono.

Le infezioni sono favorite da un clima caldo-umido (non piovoso), per cui sono massicciamente manifeste durante la piena estate.

Il fungo sopravvive in inverno  allo stato di micelio e di conidio soprattutto a livello delle gemme o sulle varie ramificazioni del cespuglio.

In primavera, quando le condizioni cominciano ad essere favorevoli, dalle ife si originano i conidi che  saranno gli agenti di propagazione dell’infezione. Il fungo svolge il suo ciclo prevalentemente come fase asessuata di Oidium, la fase sessuata costituita da Microsphaera polonica  è molto rara ed è rappresentata da periteci globosi.

Tecniche di controllo

Per controllare questo Oidio sono utili tutti quegli accorgimenti agronomici che diminuiscono le condizioni favorevoli allo sviluppo della malattia. In particolare non impiantare i cespugli troppo vicini, per favorire l’arieggiamento ed evitare concimazioni azotate troppo intense che favoriscono il rigoglio vegetativo, ma anche il fungo.

Nel caso si rendano necessari interventi di tipo chimico, sono impiegabili  diversi fungicidi antioidici, dai prodotti classici di copertura come gli Zolfi, a prodotti  ad azione specifica e curativa come i Triazoli (Penconazolo, Tetraconazolo, Bitertanolo, Esaconazolo, ecc).

Per aumentare l’efficacia dell’intervento può risultare opportuno miscelare lo Zolfo ad uno dei prodotti specifici endoterapici.

I trattamenti vanno poi ripetuti in funzione del prodotto, dell’infezione e delle condizioni operative contingenti. Attenzione agli interventi  in piena fioritura per evitare fenomeni di fitotossicità.

È  in ogni caso sempre importante sottolineare che quando si fanno trattamenti chimici a delle piante ornamentali, soprattutto in un contesto urbano con un approccio di tipo hobbistico, è necessario fare attenzione al tipo di registrazione del prodotto impiegato e che lo stesso sia ammesso nelle condizioni operative del caso.