20. mag, 2017

LA STORIA DELLA POLTIGLIA BORDOLESE

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La storia del rame ha inizio circa 5.000 anni a.C. nella culla della civiltà fra le catene montuose e vulcaniche che dividono la Grande Asia dall’Asia Minore e i bacini dei fiumi Tigri ed Eufrate. È da questa zona che provengono i primi reperti di rame martellato e i primi crogioli in pietra per fonderlo. Alla ricerca del rame di superficie seguirono in un tempo relativamente breve, la ricerca di giacimenti, l’estrazione e la lavorazione di questo metallo prezioso che inaugurò l’era dei metalli.  Al rame dell’isola di Cipro (aes cyprium) si devono, invece, il tardo cuprum e l’attuale cuprico.

Nel suo viaggio attraverso i secoli, il rame ha trovato applicazione nei campi più vari e quasi alla fine dell’800 ha fatto il suo ingresso anche nel settore agrario anche se il primo caso riportato dell’uso del rame in agricoltura, di fatto è di circa un secolo prima. Era il 1761, quando si scoprì che semi di granaglie, immersi in una soluzione diluita di solfato di rame, erano liberi da funghi. L’azione fungitossica del rame, però, fu posta in rilievo dal botanico ginevrino Benedict Prevost (1807), il quale osservò che le spore del carbone dei cereali non potevano germinare se poste in acqua bollita in recipienti di rame.

Questa prima osservazione non diede luogo a conseguenze pratiche fino a quando un viticoltore francese della zona di Bordeaux, Millardet (1885) osservò che le viti sulle quali era stata spruzzata una soluzione di latte di calce preparata in recipienti di rame, per difendere i grappoli dai passanti molto golosi e poco scrupolosi, restavano immuni dalla peronospora e le viti erano anzi agevolate nella vegetazione.

L’osservazione di Millardet, avvenuta in un momento in cui la peronospora della vite comprometteva pesantemente i vigneti francesi, portò alla nascita della poltiglia bordolese, un composto complesso derivante dalla reazione del solfato di rame con idrato di calcio che deve il nome alla provincia di Bordeaux, dove fu compiuta la fortunata scoperta.

Da quel momento in poi gli studi sui metodi di preparazione della poltiglia bordolese e di altri prodotti similari al fine di renderla più persistente ed efficace si sono moltiplicati. Accanto a queste ricerche ne sono state sviluppate altre nei riguardi di diversi composti di rame poco solubili e neutri (rami fissi) che sono via via apparsi sul mercato, i principali dei quali sono stati gli ossicloruri di rame e calcio, l’ossicloruro tetrameico, le ossichinoline, l’ossidulo di rame, il carbonato di rame e l’idrossido di rame. 

Confermato che l’efficacia di tutti i composti cuprici dipendeva dal rilascio graduale di piccolissime percentuali di ione rameico, si lavorò molto per cercare di aumentare la percentuale di ioni rameici in soluzione pur senza giungere a risultati pratici. Inoltre si lavorò per aumentare l’adesività e la persistenza sulla pianta dei composti cuprici nonché il loro potere coprente. I risultati portarono ad affermare sempre più il concetto che la migliore via per migliorare l’efficacia pratica di tutti i composti rameici era quella di ottenerli in stato di estrema finezza, che significa maggiore facilità e rapidità nella liberazione di ioni rameici attivi, migliore distribuzione sulle piante, maggiore copertura della vegetazione e più elevata resistenza al dilavamento.

La scarsa solubilità in acqua dei composti cuprici mal si combina con la loro attività che è dovuta allo ione rame che viene liberato in conseguenza della solubilizzazione che avviene ad opera dell’anidride carbonica emessa dalle piante durante il processo di respirazione; del carbonato ammonico dell’acqua piovana; delle secrezioni dei tessuti vegetali (composti ammoniacali, glutammica, ecc.) e delle secrezioni dei funghi stessi o delle loro spore (ammine, amminoacidi, e ammidi). Quest’ultimo è il meccanismo che più degli altri spiega la scarsa tossicità del rame nei confronti dell’ospite e la sua più elevata tossicità nei confronti dei funghi. Le spore assorbono gli ioni rameici, provenienti dalla soluzione lenta di composti cuprici inorganici, in dosi elevatissime rispetto alle esigenze, e questi penetrati nella membrana semipermeabile dei funghi si accumulano determinando tossicità cellulare e conseguente devitalizzazione. In particolare, gli ioni rameici agiscono modificando la permeabilità della membrana, denaturando proteine strutturali ed enzimi, sostituendo alcuni cationi (H, Ca e Mg) della parete chitinosa e influenzando direttamente il processo respiratorio a livello della formazione di acetilcoenzima A e del ciclo di Krebs.

L’azione tossica del rame si esplica soprattutto impedendo la germinazione di spore  con un meccanismo di azione più che altro di tipo preventivo.

I composti cuprici agiscono per contatto ed essendo attivi contro una vasta gamma di crittogame e alcuni batteri trovano applicazione in frutticoltura, viticoltura, orto-floricoltura, olivicoltura, agrumicoltura, ecc..

Gli aspetti negativi connessi all’uso dei composti cuprici sono soprattutto legati al rischio tossicologico per l’uomo e l’ambiente e all’azione fitotossica  dello ione rame che varia a seconda della coltura e della varietà coltivata (i casi più noti di fitotossicità da rame riguardano i trattamenti primaverili-estivi su pesco e alcune varietà di melo e pero) delle dosi e delle formulazioni autorizzate, e si diversifica anche a seconda dell’andamento climatico, del momento di intervento e della fase fenologica, nonché in riferimento a particolari gestioni agronomiche di alcune colture (es. consociazioni di specie e varietà), ad aspetti legislativi (es. tempo di carenza e modalità di registrazione dei vari prodotti), ma anche commerciali.
 
I composti cuprici attualmente in commercio sono numerosissimi, e si calcola che ogni anno vengano usate molte migliaia di tonnellate di rame per prevenire le malattie delle piante sia in agricoltura convenzionale che biologica.

Riguardo a quest’ultima nell’allegato II-B del Reg. (CE) 2092/1991 era prevista la possibilità di utilizzare, senza alcun limite di quantità, la poltiglia bordolese e la poltiglia borgognona. Il Reg. (CE) 1448/1997 ha modificato l’allegato II-B del precedente Reg. 2092/1991 includendo fra i prodotti utilizzabili anche idrossido di rame, ossicloruro di rame, solfato di rame (tribasico), che comprende sotto questa dicitura anche la poltiglia bordolese e borgognona, e l’ossido rameoso e consentendone l’impiego senza alcun vincolo di quantità, fatte slave le limitazioni eventualmente previste dalle normative vigenti nei singoli Stati membri. Con la successiva emanazione del Regolamento CE n. 473/02, che stabilisce i limiti massimi di uso del rame in agricoltura biologica, la Commissione Europea ha vincolato l’impiego dei composti cuprici alla effettiva necessità che deve riconosciuta dall’organismo o dall’autorità di controllo e, fino al 31 dicembre 2005, nel limite massimo di 8 Kg di rame per ettaro per anno e dal 1° gennaio 2006, nel limite massimo di 6 Kg di rame per ettaro per anno, fatte salve disposizioni specifiche più restrittive previste dalla legislazione dei singoli Stati membri. Per le colture perenni, gli Stati membri possono disporre che, in deroga, i tenori massimi applicati siano di 38 kg di rame per ettaro dal 23 marzo 2002 al 31 dicembre 2006 mentre a decorrere dal 1° gennaio 2007, il quantitativo massimo che può essere utilizzato ogni anno sarà calcolato detraendo i quantitativi effettivamente utilizzati nei quattro anni precedenti dal quantitativo totale massimo di 36, 34, 32 e 30 kg di rame per ettaro, rispettivamente per gli anni 2007, 2008, 2009 e 2010 e per gli anni successivi. L’Italia si è dichiarata favorevole all’attuazione della deroga per le colture perenni, e il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ha emanato la circolare n.1 del 4 aprile 2002 che, tra l’altro, afferma che “le Regioni e le Province autonome possono, in relazione alle esperienze maturate, e sentite le organizzazioni professionali agricole, disporre che nei territori di propria competenza venga adottata la deroga prevista dalla proposta del regolamento”.

Infine è da sottolineare ulteriori modifiche nell’impiego dei prodotti cuprici potrebbero venire dalla Direttiva 91/414/EC che ha imposto la revisione di tutti i prodotti fitosaniatri inclusi quelli a base di rame. L’adeguamento dei dossier registrativi potrebbe, infatti, far sì che non tutte le formulazioni oggi presenti sul mercato siano di nuovo autorizzate oppure che vengano inseriti ulteriori vincoli per il loro utilizzo in agricoltura.