LA RUBRICA DEL DOTTOR BONFIGLI

16. giu, 2017

E' un coleottero crisomelide originario degli Stati Uniti, dove è considerato il principale fitofago del mais. Fino al 1955 il crisomelide è rimasto confinato nel suo areale d´origine, e cioè nella parte occidentale degli USA, poi è andato rapidamente diffondendosi verso est e ora si è insediato in Messico, America centrale, ove sono presenti anche altre specie di Diabrotica e nel sud-America. Il parassita è arrivato per la prima volta in Europa nel 1992 in Serbia. In Italia per la prima volta è stato catturato nel 1998 presso l´aeroporto di Venezia. Negli anni successivi è stato segnalato in altre Regioni del Nord Italia.

Sono le larve che, nutrendosi delle radichette e scavando gallerie nelle radici più grosse, provocano il danno maggiore al mais. La pianta, danneggiata in seguito alla loro azione trofica, presenta un ridotto sviluppo radicale che la rende più soggetta ad allettamenti, ne riduce la capacità di assorbimento di acqua e nutritivi e, durante le operazioni di raccolta, provoca maggiori perdite di produzione. Un sintomo abbastanza tipico che si ritrova nei casi di elevata infestazione larvale è la presenza in campo di piante a "collo d´oca" ("goosenecked plants"). Si tratta di piante allettate che tendono a risollevarsi dal suolo curvandosi e formando gomiti.

Ciclo biologico

Compie una generazione all´anno. Il piccolo crisomelide sverna come uovo che comincia a schiudere da metà del maggio successivo con un picco delle nascite che viene attorno a metà giugno circa. Le larve che ne nascono, sono grinzose, di colore biancastro, con capsula cefalica bruna e sei zampe poste dopo la testa. Esse si muovono nel terreno nutrendosi delle radici del mais e di diverse altre graminacee e il loro sviluppo dura circa un mese al termine del quale possono raggiungere una lunghezza di 10-18 mm. Dopo tre stadi larvali nel terreno si forma la pupa, che di aspetto è biancastra e molliccia ma, siccome la metamorfosi avviene in 1-2 giorni, risulta poco visibile.
Gli adulti del crisomelide, lunghi circa 5-6 mm hanno una colorazione di fondo giallo carico con elitre più corte dell´addome e tre strisce longitudinali scure. Essi sfarfallano durante tutto il periodo estivo (picco a fine luglio- inizio agosto) e si nutrono sia delle foglie che degli stimmi dell´infiorescenza femminile del mais. Dopo una settimana circa gli adulti si accoppiano e iniziano l´ovodeposizione. In genere questa si ha in agosto. Una femmina depone qualche centinaio di uova nel terreno ad una profondità di circa 15 cm.

Negli Stati Uniti, infatti, la difesa contro le due principali specie americane (Diabrotica virgifera e Diabrotica barberi) viene effettuata mediante geodisinfestanti granulari per il controllo delle larve, da distribuire in banda o nel solco di semina, e da successivi trattamenti contro gli adulti.
Ma la strategia chimica, ancora tutta da verificare nei nostri territori, va comunque integrata con l´adozione di adeguate tecniche agronomiche che, in Emilia Romagna, possono fornire buoni risultati.
Poiché Diabrotica danneggia esclusivamente le coltivazioni di mais, il fattore chiave per prevenire o ritardare la comparsa di popolazioni elevate è l´abbandono della monosuccessione cui possono essere abbinate altre pratiche agronomiche che rendano più difficoltosa la sopravvivenza del crisomelide, quali le lavorazioni estive del terreno e l´uso preferenziale di ibridi a radici profonde facilmente rigenerabili in caso di attacco.
Contro gli insetti adulti, qualora sia stata accertata la loro presenza, è obbligatorio effettuare trattamenti con prodotti insetticidi autorizzati.

14. giu, 2017

DURANTE IL MEDIOEVO LE PRIME MASSAIE UTILIZZAVANO PER PRODURRE IL PANE LA FARINA DI SEGALE INFESTATA DA QUESTO FUNGO CHE PROVOCAVA ALLUCINAZIONI. ECCO CHE DA QUI POTEVA NASCERE LA FALSA CREDENZA DELL'ESISTENZA DELLE STREGHE IN PREDA A QUESTI FUNGHI ALLUCINOGENI. IL FAMOSO PANE DELLE STREGHE..

Si manifesta alla maturazione dei cereali con la formazione di sclerozi (formazioni di conservazione del fungo). Questi sclerozi contengono varie sostanze tossiche tra cui l'Ergotina ed altri alcaloidi capaci di intossicare sia gli animali che gli uomini (Ergotismo).

CICLO BIOLOGICO

Si conserva come sclerozio nel terreno. In primavera dallo sclerozio prendono origine numerosi peduncoli dai quali si formano i periteci. Le ascospore prodotte fuoriescono dalle infiorescenze insieme a gocce di melata che attira gli insetti che diventano vettori della malattia quindi questa si propaga sia grazie al vento sia grazie agli insetti.

LOTTA

E' di tipo agronomico. Le pratiche colturali sono: 

- preparazione di un buon letto di semina con arature profonde; 
- attuazione di rotazioni; 
- utilizzo di seme certificato.

10. giu, 2017

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IL MARCIUME APICALE DEL POMODORO E' IL PROBLEMA PIU' COMUNE NELLE VARIETA' DI TIPOLOGIA SAN MARZANO, DALLE TIPICHE BACCHE ALLUNGATE. E' L'AREA IMBRUNITA CHE COMPARE SULLA PUNTA DEI FRUTTI, E CHE PUO' INTERESSARE UNA ZONA PIU' O MENO VASTA DELLA BACCA, DA POCHI MILLIMETRI, AD OLTRE META' FRUTTO. NELLE VARIETA' CON FRUTTI DI FORMA TONDEGGIANTE E' UN FENOMENO RARO, CHE DEVE FARCI RIFLETTERE SUGLI ERRORI DI GESTIONE DELLA PIANTA, PER EVITARLI NEL FUTURO.

TIPICO DELLE ANNATE SICCITOSE, NON E' UNA MALATTIA

NELLE ANNATE MOLTO SICCITOSE, COME E' STATO IL 2015, IL PROBLEMA PUO' MANIFESTARSI ANCHE IN VARIETA' POCO SUSCETTIBILI. E' LA MANIFESTAZIONE DI UNO STRESS IDRICO SUBITO DALLA PIANTA E NON COME MOLTI PENSANO, UNA GRAVE MALATTIA. PERCIO' SE SI PRESENTA, E' BENE ELIMINARE SOLO I FRUTTI PIU' COLPITI, MENTRE QUELLI INTERESSATI MARGINALMENTE, POSSONO ESSERE LASCIATI MATURARE NORMALMENTE, NON ESSENDO POTENZIALE FONTE DI ALCUN CONTAGIO PATOLOGICO.

ANCHE LA TECNICA COLTURALE HA LA SUA IMPORTANZA 

LA CAUSA PIU' FREQUENTE DI MARCIUME APICALE E' L'IRRIGAZIONE TROPPO SCARSA O RITARDATA RISPETTO AL MOMENTO DEL BISOGNO NEI PERIODI CALDI. PIANTE CON APPARATO RADICALE TROPPO RIDOTTO, RISULTANO PIU' SENSIBILI A CARENZA ED ECCESSI DI ACQUA. UNA RADICE TROPPO SUPERFICIALE E' SPESSO CONSEGUENZA DI ANNAFFIATURE ABBONDANTI PER UN PERIODO TROPPO PROLUNGATO SUBITO DOPO IL TRAPIANTO O DI CARENZE DI SOSTANZA ORGANICA E FOSFORO DISPONIBILE NEL TERRENO. E' BASILARE EFFETTUARE PERIODICAMENTE (OGNI 2 SETTIMANE) LAVORAZIONI SUPERFICIALI DEL TERRENO INTORNO ALLE PIANTE, RIMUOVENDO LE CREPE DA SECCO. SI PERMETTE COSì ALLE ANNAFFIATURE DI PENETRARE EFFICACEMENTE NEL SUOLO SENZA DISPERDERSI LONTANO DALLE RADICI. NEI MESI ESTIVI, CON LE PIANTE GIA' BEN SVILUPPATE, E' UTILE SEGUIRE CON ATTENZIONE LE PREVISIONI METEO. PREVISIONI DI FORTI INNALZAMENTI TERMICI O GIORNATE VENTOSE NON DEVONO COGLIERCI DI SORPRESA PERCHE' CI DARANNO L'INPUT DI PROCEDERE CON UN'ABBONDANTE BAGNATURA, CHE PORTERA'  L'ACQUA ANCHE IN PROFONDITA' NEL SUOLO. SE LA SITUAZIONE PERMANE SICCITOSA, PROCEDERE CON IRRIGAZIONI FREQUENTI, OGNI 3-10 GIORNI IN FUNZIONE DEL TIPO DI TERRENO E DELLE TEMPERATURE ESTERNE.

IL VENTO FORTE E' SPESSO UNA CAUSA SCATENANTE 

LA PROBLEMATICA E' SPESSO DOVUTA O ACCENTUATA DALLA FORTE VENTOSITA', CHE PROVOCA  UNA RAPIDA DISIDRATAZIONE DELLE PIANTE, NON ESSENDO IN GRADO DI BILANCIARE LA RAPIDA PERDITA DEI LIQUIDI CON UN ASSORBIMENTO RADICALE ADEGUATO E NON RIUSCENDO COSI' A SUPPORTARE LE ESIGENZE DI CALCIO DEI FRUTTI IN VELOCE ACCRESCIMENTO.

APPORTARE CALCIO PER VIA FOGLIARE 

UNA PRATICA CHE PUO' AIUTARE A RIDURRE IL MARCIUME APICALE, INSIEME ALLA CORRETTA IRRIGAZIONE, E' LA CONCIMAZIONE FOGLIARE SETTIMANALE CON CALCIO NEBULIZZANDO LE PIANTE NELLE ORE MENO CALDE CON UNO SPRUZZINO O CON UNA POMPA A SPALLA. QUESTA OPERAZIONE VA EFFETTUATA ALLA PRIMA FORMAZIONE DEI FRUTTI E RIPETUTA SETTIMANALMENTE.

26. mag, 2017

Le cocciniglie farinose (Hemiptera Pseudococcidae) rappresentano la seconda maggiore famiglia dei Coccidi con più di 2.000 specie descritte, cioè circa il 28% del totale (Mendel et al., 2013). Planococcus ficus è fra le cocciniglie più diffuse della vite dove genera abbondante melata che deprezza la produzione di uva da tavola e può creare problemi nella vinificazione in quelle da vino. Inoltre trasmette virus fra cui quello dell’accartocciamento fogliare e del legno riccio (Credi et al., 2010). Questa specie ha origine mediterranee, ma è diffusa praticamente ovunque come per esempio in California, Sud Africa e Sud America (Cox, 1989; Walton e Pringle, 2004). In Italia è presente ovunque e la sua diffusione è in costante e continuo aumento (Tremblay et al., 1995; Melandri et al. 2012). Fra le cause si possono citare le condizioni climatiche più favorevoli, il mutato panorama degli insetticidi utilizzabili, una collaudata soglia di intervento (non per tutti i prodotti come si vedrà), un efficiente contenimento naturale, ecc. I fattori che influenzano lo sviluppo di questa specie sono principalmente la poca luce, la scarsa aerazione, l’elevata umidità, la forma di allevamento, la tecnica colturale come concimazioni azotate elevate, fitta vegetazione, la scelta degli insetticidi e la loro selettività, e altri descritti di seguito.

Il ciclo

I maschi e le femmine di P. ficus sono simili nelle prime età di sviluppo, poi l’ontogenesi successivamente diverge con uno spiccato dimorfismo: femmine attere neoteniche vs. maschi alati (foto 1, 2). Lo sviluppo pre-immaginale è pertanto diverso fra maschi e femmine. I primi hanno cinque stadi (oltre a quello di uovo): neanidi di prima e II età (mobili), neanide di III età (immobile in una sorta di bozzolo), prepupa e pupa (immobili) e adulto. Le femmine invece sviluppano tre stadi mobili (neanidi di I, II e III età) e adulta. Le uova sono deposte dentro ovisacchi bianchi cerosi (foto 3) di notevoli dimensioni. Le neanidi neonate (foto 4) sono di colore giallino tendenti al rosa nelle età successive. Esse sono piuttosto mobili e colonizzano dapprima solo le foglie basali poi, nelle generazioni estive, anche quelle più lontane dalla base e infine anche quelle più distanti. Le neanidi colonizzano anche i grappoli all’interno dei quali si possono trovare tutti gli stadi già dalla seconda generazione (giugno-luglio in Emilia-Romagna). L’alimentazione di tutte le forme pre-immaginali è floematica e la produzione di melata è notevole. I maschi non si cibano e vivono pochissimo. Le popolazioni possono essere sorvegliate con campionamenti visivi su differenti organi o parti delle piante o con trappole sessuali innescate con 0,1 mg di S-lavandulyl senecioate per la cattura dei maschi adulti.

Comportamento

P. ficus sverna su vite in pratica in tutti gli stadi di sviluppo. I luoghi di svernamento sono molteplici fra cui sotto la corteccia dei tronchi e dei cordoni, nelle radici, ecc. Compie da 3 a 8 generazioni in funzione dell’area geografica (in Emilia-Romagna da 3 a 5) e si sviluppa con differenti stadi e uno spiccato dimorfismo sessuale (fig. 1). Una generazione si compie in 30-45 giorni, ma dipende dalla temperatura. Le femmine possono vivere anche oltre 100 giorni e deporre oltre 700 uova che schiudono in 6-10 giorni. La vita dei maschi adulti è di circa (1-3) durante i quali possono accoppiarsi numerose volte con più femmine.

La cocciniglia farinosa si può alimentare su tutte le parti della vite (alimentazione floematica) durante tutto l’anno. Si può trovare sulle foglie, in gruppi sotto la corteccia e alla base dei germogli, nei grappoli, ecc. e anche sulle radici. Nascondendosi sotto la corteccia o nelle radici questa cocciniglia è protetta dagli insetticidi, dalle alte temperature estive, da parassitoidi e altri nemici naturali. Le formiche sono formidabili protettrici delle colonie costruendo intorno ad esse veri e propri rifugi in genere costruiti con triturazioni lignee.

La riproduzione è anfigonica, anche se recentemente è stata osservata la partenogenesi (Lentini et al., 2009; Melandri e Pasqualini, 2015, com. pers.). P. ficus inoltre si avvale di processi enzimatici molto specifici in grado di orientare il sesso (Sánchez, 2008; Daane et al., 2012). Questo aspetto chiarisce molto delle improvvise e repentine esplosioni demografiche di questa specie, scatenate da favorevoli condizioni climatiche e in risposta alla densità di popolazione. Le condizioni ambientali influenzano moltissimo la sex ratio, per es. l’età delle femmine: più maschi se sono anziane. La temperatura influenza il sesso: più ♂ con temperature o popolazioni elevate.

Danni

P. ficus può avere un notevole impatto economico negativo su una vasta gamma di colture e piante ornamentali, ma in particolare sulla vite (sia da tavola sia da vino). P. ficus produce molta più melata di altre specie ed è in grado di sporcare foglie, tronchi, cordoni e grappoli consentendo l’affermarsi di fumaggini e nei casi più gravi anche di ocratossine. Favorisce inoltre il collasso del rachide e può causare la morte di speroni o di piante. Le cocciniglie nei grappoli possono inoltre compromettere gravemente la qualità del vino (Bordeu et al., 2012). La diffusione fra le piante e tra i vigneti è sostenuta da eventi climatici, ma soprattutto da attrezzature per operazioni colturali (potature, vendemmia, trattamenti e tipo di macchine distributrici, ecc.).

Nemici naturali

P. ficus è ospite di molte specie utili poiché nativa dell’area mediterranea (diversa è la situazione nei Paesi nei quali è stata introdotta). Fra i predatori si ricordano i Coleotteri del genere Scymnus, mentre fra i parassitoidi i più importanti sono Imenotteri Encirtidae del genere Anagyrus (Mansour et al., 2011). La parassitizzazione può raggiungere valori importanti (>80%), ma la popolazione di P. ficus che vive nelle radici rinnova continuamente l’infestazione.

Piante ospiti

P. ficus è una specie polifaga che vive su diverse piante ospiti di oltre di 20 famiglie. È stata segnalata su vite, fico e melograno, ma anche su melo cotogno, avocado, mango, bambù, ecc. e, inoltre, su piante erbacee come malva, morella comune, trifoglio nero, belladonna, cardo, chenopodio, ecc. e su radici di molte altre piante. In Italia P. ficus è stato finora segnalato come ospite di vite e fico (Tremblay, 1995), così come in Croazia. In laboratorio la specie è comunemente allevata su germogli eziolati nei tuberi di patata (Solanum tuberosum L.) e su bacche di zucca (Cucurbita maxima Duch) (Melandri et al., 2012).

Controlli

Anche per questa specie si applicano le tecniche di monitoraggio più pertinenti a valutarne la fenologia e avere informazioni per le eventuali contromisure da adottate. I rilievi visivi sono in genere diretti dapprima (inverno) al ceppo o ai cordoni attraverso la scortecciatura di alcune porzioni di pianta. L’osservazione deve essere accurata perché gli stadi svernanti sono in genere ben nascosti anche in profondità. Con il proseguire della stagione i campionamenti devono essere mirati dapprima alla base dei germogli, sito molto gradito. Poi P. ficus si dirige verso le foglie, in particolare quelle basali e vicine ai grappoli. In questa fase, corrispondente in genere alla seconda generazione nelle condizione dell’Emilia-Romagna, il campionamento deve essere molto accurato per evidenziare le prime neanidi in migrazione. Nei controlli successivi si esaminano i grappoli con ispezione interna.

Le trappole per la cattura dei maschi sono molto utili, anche se non sempre decisive. Le catture nelle prime fasi della stagione infatti sono carenti o assenti per motivi vari (aggregazione, popolazioni limitate, distanze delle trappole dai focolai, ecc.), mentre sono abbondanti quelle estive.

Le strategie di difesa

Chlorpyrifos (organofosforico a largo spettro di azione) è stato, ma ancora lo è, fra gli insetticidi più utilizzati, mentre fra quelli più recenti buprofezin (CSI inibitore della sintesi della chitina) si è dimostrato un efficace e selettivo strumento di difesa. Entrambi vanno utilizzati in corrispondenza della migrazione consolidata delle neanidi. Imidacloprid prima e thiametoxam poi si sono mostrati idonei anche con applicazioni a goccia, mentre in esperienze più datate buoni risultati erano stati riportati per dimetoate, methomyl e fenpropathrin (Bentley et al., 2002).

Spirotetramat registrato in Italia qualche anno fa ha radicalmente modificato la tattica di difesa da questa e altre cocciniglie (Pasqualini et al., 2011; Manucci et al., 2015). Si tratta infatti di un insetticida sistemico trasportato sia dal sistema xilematico sia da quello floematico, quindi, in sostanza, in tutta la pianta. Poiché queste cocciniglie si nutrono dal floema, spirotetramat ha caratteristiche peculiari per insetti di questo tipo e in particolare per questo gruppo di cocciniglie. Come nota generale si ricorda che le cocciniglie sono spesso riparate o nascoste in punti della pianta non facilmente raggiungibili (es.: sotto il ritidoma o nelle radici) e che la sorta di schermo formato dalla cera che le ricopre è un ottimo riparo dal contatto con l’insetticida. Va però ricordato che in una strategia IPM che si rispetti si deve adottare la rotazione degli insetticidi per evitare resistenze, fenomeno che per questa specie è noto. Come per molti insetticidi sistemici la selettività di spirotetramat per i principali predatori (fra cui il coccinellide Cryptolaemus montrouzieri) e parassitoidi di P. ficus, come per esempio gli Imenotteri Encirtidi del genere Anagyrus (A. pseudococci e A. sp. near pseudococci, è in genere eccellente. Fra i prodotti candidati alla difesa delle cocciniglie della vite, tra i quali anche buprofezin e pyryproxyfen, la selettività è in genere molto buona (Mansour et al., 2011; Pasqualini et al., 2011).

Il momento di applicazione

Per il momento in Italia non è disponibile una soglia di intervento, ma su base empirica si ritiene che il 2% di piante o il 5% di foglie occupate possa realisticamente rappresentare il limite oltre il quale intervenire con prodotti non sistemici. Il timing in questo caso è la migrazione delle neanidi di qualsiasi generazione che si può quindi palesare in differenti momenti della stagione fra anni e vigneti (= risposta alle condizioni microclimatiche e alla densità della popolazione). Per prodotti sistemici, ma in particolare per spirotetramat, la soglia non è vincolante perché il prodotto ottiene le migliori performance quando distribuito prima della migrazione. Il motivo risiede nella relativa lenta trasformazione di spirotetramat in spirotetramat-enolo (insetticida) e nella sua diffusione in tutta la pianta ovunque si trovi la cocciniglia. Pertanto, rispettando i dettami dell’IPM, la soglia è di tipo presenza-assenza, considerando anche l’anno precedente. In sostanza il prodotto dovrebbe essere applicato quanto prima possibile, dopo essersi assicurati della presenza, grazie e in virtù anche della prolungata persistenza. Spirotetramat è ammesso solo dopo la fioritura della vite, che per l’Emilia-Romagna è un periodo in genere ottimale, ma ciò che conta è che il sincronismo fra la fenologia delle piante e quello della cocciniglia sia allineato. Evidentemente questa relazione può variare per contesti agronomici differenti e soprattutto per area geografica. I campionamenti quindi assumono un’importanza determinante nella scelta del momento di applicazione del trattamento e del prodotto da usare. I prodotti non sistemici sono ovviamente consigliati, tenendo però conto che la loro attività è funzione della persistenza e soprattutto della scalarità delle migrazioni e del tasso di crescita della popolazione, fattori che spesso rendono necessari almeno 2 interventi a cominciare dal periodo prefiorale.

Le COCCINIGLIE FARINOSE appartengono alla famiglia dei Pseudococcidae, comprendente diverse specie; quelle più comuni su vite sono Planococcus ficus ed Heliococcus bohemicus. Altre cocciniglie spesso presenti sono Neopulvinaria innumerabilis, Pulvinaria vitis, Parthenolecanium corni e Targionia vitis quest'ultima della famiglia dei Diaspididae.

Le Cocciniglie della Vite sono dunque un gruppo di specie che, a seconda delle zone, si assortiscono variamente benché una delle più pericolose e diffuse risulti la cocciniglia farinosa (Planococcus ficus). Questa cocciniglia a seguito della sottrazione della linfa determina filloptosi e ritardo nello sviluppo dei grappoli, imbratta la vegetazione di melata su cui si possono sviluppare fumaggini e favorisce lo sviluppo di aromi sgradevoli nel vino. Oltre al danno diretto attraverso le punture di suzione può trasmettere malattie virali, quali i virus dell'accartocciamento fogliare e del complesso del legno riccio, virosi che limitano le potenzialità produttive degli impianti colpiti. Se non adeguatamente controllata prima della migrazione delle neanidi verso i grappoli la lotta alla cocciniglia può diventare particolarmente difficile, soprattutto superata la fase fenologica di chiusura grappolo.
La cocciniglia farinosa sverna principalmente come femmina fecondata, con neanidi di II e III età e uova (all'interno di ovisacchi) riparati sotto il ritidoma. Le neanidi della prima generazione compaiono con una certa scalarità e possono essere rinvenute anche molto precocemente, già a fine aprile/inizio maggio. La loro migrazione alla base dei tralci con presenze sulla pagina inferiore delle foglie può essere osservata a partire dalla seconda decade di maggio/inizio giugno, in funzione dell'andamento termico della stagione. Verso la metà di giugno le femmine entrano nella fase di ovideposizione e all'inizio di luglio compaiono le nuove neanidi (II generazione) che colonizzano i germogli occupando foglie e grappoli. Verso la fine di agosto ha inizio la III generazione che si sviluppa soprattutto all'interno dei grappoli. In autunno, generalmente dopo la vendemmia, le popolazioni della cocciniglia si portano sotto il ritidoma per svernare. Nelle osservazioni pluriennali condotte nel nord Italia sono state riscontrate 3-4 generazioni annuali.

n Veneto, Friuli, Piemonte e nei vigneti del modenese e del reggiano (particolarmente sui lambruschi) è segnalata una certa recrudescenza di infestazioni di Parthenolecanium corni (Cocciniglia del Corniolo). Il danno si manifesta sulle foglie e sui peduncoli dei frutti ed è provocato dalle punture trofiche e dalla produzione di melata; la pianta colpita manifesta deperimento generale sia per la sottrazione di linfa che per il rallentamento degli scambi gassosi, dovuti alla melata ed alle fumaggini che incrostano la vegetazione. La Cocciniglia del Corniolo trascorre l'inverno come neanide di 2a età. Lo sviluppo della neanide si completa in primavera; le femmine depongono da alcune centinaia ad alcune migliaia di uova, sotto il proprio corpo. Le neanidi escono dopo circa 2-4 settimane (I generazione). L'ovideposizione avviene tra la primavera e l'inizio dell'estate. A questa generazione può seguirne una seconda, a fine estate (settembre); le neanidi, in autunno, lasciano le foglie e migrano sui rami, dove svernano tra le fessure della corteccia. La Cocciniglia del Corniolo compie 1-2 generazioni all'anno.

Un altro Pseudococcide che possiamo ritrovare su vite è Heliococcus bohemicus: infesta generalmente, con un ridotto numero di individui, le foglie e i grappoli, con scarsa secrezione di melata. Anche questa specie può causare duraturi stati di deperimento e perfino la morte delle viti, con una sintomatologia di legno nero simile a quella d'origine fitoplasmatica. Altre cocciniglie di minore impatto che possono essere presenti contemporaneamente alle forme giovanili della cocciniglia farinosa sono rappresentate da Targionia vitis e Pulvinaria vitis oppure apparire più tardivamente come la Neopulvinaria innumerabilis.

26. mag, 2017

In aprile le azalee e i rododendri sono in piena fioritura: per farla durare il più a lungo possibile, non fate mai mancare l’acqua, che non deve contenere calcare. Si può usare l’acqua di rubinetto lasciata riposare un giorno intero nell’annaffiatoio, oppure quella minerale a basso contenuto di calcio. Ci vuole una certa regolarità nelle annaffiature: se fate prima asciugare del tutto il terriccio e poi innaffiate in abbondanza, la pianta può essere colpita da seccume dei rami e dei boccioli. Sui rami stressati da mancanza ed eccesso d’acqua si instaura facilmente un fungo che secca i tessuti, interrompendo la fioritura e facendo cadere le foglie. Prevenite il problema innaffiando con regolarità, oppure curatelo con sali di rame, anche se la fioritura di quest’anno sarà compromessa.

La muffa grigia (botrite, causata da Botrytis cinerea) si forma sulle parti più ombreggiate e umide del fogliame e della base della pianta. Ha l’aspetto di una sottile peluria grigiastra; va combattuta con prodotti a base di rame e con la riduzione dell’umidità in eccesso.

Il marciume radicale è determinato da un eccesso d’acqua: le annaffiature devono essere regolari, nel sottovaso, senza mai infradiciare il terriccio, altrimenti le radici incominciano a morire per mancanza d’aria. Tentate un trapianto, togliendo la maggior quantità possibile di terra bagnata e sostituendola con substrato nuovo e asciutto, ma il successo non è garantito.

L’antracnosi è una malattia che colpisce le foglie: si riempiono di piccole macchie rotondeggianti, di colore marrone chiaro che poi diventa un marrone scuro. Le macchie possono confluire l’una nell’altra: la foglia ingiallisce e diventa tutta nera, infine cade precocemente. Se non curata, la malattia si può estendere anche ai rametti spogli, che diventano neri e secchi. Il fungo che la provoca, Colletotrichum acutatum, è attivo soprattutto in primavera e in autunno: l’umidità dell’aria lo favorisce. Quando appaiono le prime macchie bisogna irrorare subito la pianta con un prodotto anticrittogamico a base di mancozeb o thiram. Prevenite mantenendo la chioma leggera e arieggiata, grazie alla potatura da effettuare ogni anno in maggio subito al termine della fioritura.