PER CAPIRE QUANDO E COME POTARE, QUEST’ANNO, OCCORRONO ANCHE BUONE BASI DI FISIOLOGIA VITICOLA. E’ NECESSARIO FAR COINCIDERE L’EPOCA DI GERMOGLIAMENTO CON L’INSTAURARSI DI UN CLIMA FAVOREVOLE

Prima il caldo, quindi il freddo e la neve. Dai sopralluoghi in campo si possono notare fenomeni fuori comune, gemme ingrossate o tralci non significati. Frutto di una stagione pazza da cui guardarsi, per prevenire apoplessie da freddo con irreversibili danni alle viti. Ecco una serie di utili consigli e un suggerimento nel caso di gelate tardive

Durante il periodo invernale, nei vigneti, si effettuano le operazioni di potatura secca che coincidono con l’inizio della nuova annata produttiva.
Fino a qualche anno fa non si dava molta importanza alle condizioni climatiche che coincidevano con questa operazione colturale, anzi si preferivano giornate miti senza freddo nè vento, anche per avere buone condizioni ambientali nelle attività in campo e avere minori disagi e una migliore operatività.
Già da un po’ di anni, purtroppo, siamo alle prese con condizioni climatiche instabili, non più certe e immutabili come qualche anno fa. 
Mai come questo dicembre e gennaio stiamo vivendo condizioni climatiche tanto miti da essere fuori dal comune, tali comunque da far perdere ogni riferimento. Risulta quindi molto più complesso capire quali reazioni risultano più appropriate ed efficaci. 
Occorre comunque prendere delle precauzioni.

La potatura è l’operazione colturale che può avere le maggiori ripercussioni sulla fisiologia della pianta e in quanto tali richiede una buona programmazione, evitando, specialmente con queste condizioni climatiche, una calenderizzazione ancorata a vecchi schemi, non più attuali e certamente non adatti a queste “pazze” condizioni meteo.
Occorre quindi saper valutare la risposta varietà per varietà a seconda dell’epoca di germogliamento. Da un sopralluogo nei vigneti emergeranno, anche ad occhi poco allenati, delle anomalie: gemme ingrossate, nel caso del Merlot, o germogli non perfettamente lignificati, nel caso dell’Alicante. 
Le temperature al di fuori delle medie stagionali sono inoltre foriere di cattivi auspici, sono infatti prevedibili nella prossima primavera gelate tardive o temperature rigide magari nel bel mezzo del germogliamento con il conseguente rischio di apoplessie da freddo con irreversibili danni alla pianta.
Per cercare di preparare le piante occorre far coincidere l’epoca di germogliamento con il ritorno delle condizioni climatiche adatte a questa fase vegetativa.. 
Si poteranno per prime le varietà che schiudono più tardi come Cabernet Sauvignon, Vermentino, Trebbiano e Malvasia lasciando invece per ultime varietà precoci come Merlot e Syrah. Questa calendarizzazione può essere adottata sicuramente nelle grandi realtà viticole che non possono ritardare in toto le operazioni di potatura. Nelle piccole e medi aziende (3,5 ha vitati) si può invece anche pensare di ritardare al massimo la potatura (metà Febbraio) inducendo la chiusura delle gemme in periodi più sicuri dal punto di vista climatico (fine Marzo).
Nei vigneti giovani di età compresa tra due e tre anni laddove occorre impostare una forma di allevamento a controspalliera, si cercherà di ritardare le operazioni di piegatura del tralcio.

Un'altra pratica applicata oggi, specialmente nelle grandi aziende, è quella della prepotatura effettuata tramite macchine cimatrici che riducono il tralcio oramai esausto dell’anno precedente a pochi centimetri (circa 20-25) per poi rifinire il taglio manualmente eliminando però le operazioni di stralciatura.

Sono tutte pratiche che permettono di difendersi da possibili giornate particolarmente rigide e dal gelate tardive in quanto viene posticipata l’epoca di chiusura dei germogli.

Proverò ora a giustificare con delle spiegazioni su basi fisiologiche i miei suggerimenti colturali, in particolare basandomi sui concetti di dominanza apicale e di concentrazioni ormonali.
Sappiamo infatti che in un tralcio di vite le gemme basali sono inibite nella loro schiusura dalle basse temperature (dormienza esogena) ma anche dalla concentrazione ormonale (dormienza endogena) indotta da una bassa concentrazione di auxine prodotte dalle gemme apicali. Con la potatura, in condizioni di clima mite, quindi senza che vi siano le condizioni per l’instaurarsi della dormienza esogena, dovremo stimolare la dormienza endogena. Riducendo il numero di gemme apicali otterremo indirettamente questo effetto, impedendo quindi alle gemme basali di germogliare. 
Lo stesso ragionamento è applicabile alle operazioni di piegatura che riportano le gemme tutte allo stesso gradiente vegetativo inducendo una schiusura per eliminazione della dominanza apicale.

L’ultima, disperata?, operazione che possiamo adottare ad inizio germogliamento, nel caso di clima è più rigido del normale (alto rischio di gelate tardive) è quella di effettuare dei trattamenti a base di rame in basse concentrazioni per creare una pellicola protettiva intorno ai nuovi tessuti vegetativi.

 

POTARE RISPARMIANDO. ECCO UNA GUIDA PER DISTRICARSI TRA FORBICI, ELETTRICHE O PNEUMATICHE, CIMATRICI E POTATRICI POLIVALENTI

Sebbene la meccanizzazione totale è esclusivo appannaggio delle aziende più grandi, è possibile abbattere i costi e ridurre anche l'affaticamento, con benefici per il corpo e il portafoglio. Vi proponiamo un utile confronto tra i diversi sistemi di potatura, analizzando anche gli aspetti economici, e non solo

Il mese di gennaio dà inizio al periodo di potatura dei vigneti, operazione che si protrae fino all’inizio del ciclo vegetativo della vite. 
Fino alla metà del secolo scorso tutte le operazioni colturali del vigneto erano eseguite a mano impegnando circa 1000 ore ad ettaro.
Con l’avvento della meccanizzazione molte operazioni colturali hanno subito una forte riduzione nell’impiego di manodopera con notevoli benefici in termini di tempo occupato.
In questo articolo si confronteranno i diversi sistemi di potatura secca della vite (manuale, con l’ausilio di forbici pneumatiche e/o elettriche, con macchine cimatrici e legatrici), esaminando con particolare attenzione l’aspetto economico, senza tuttavia trascurare alcune importanti considerazioni pratico-applicative. 
Si considera, a titolo di esempio, un vigneto allevato a cordone speronato, che risulta il sistema di allevamento della vite più diffuso in Italia.

Potatura manuale:
Si esegue mediante l’uso di apposite forbici ed impegna l’agricoltore per circa 130 ore ad ettaro a seconda della tipologia di intervento che è in relazione alla vigoria che vogliamo ottenere e di conseguenza alla qualità del prodotto finito. Sappiamo infatti che la potatura è uno dei controlli dello sviluppo vegetativo e che la vigoria varia in modo inversamente proporzionale al numero dei germogli e all’entità della produzione.
A complicare le operazioni di potatura manuale è l’ormai cronica mancanza di maestranze preparate e professionali.
Per rifinire le operazioni di potatura secca (invernale) occorre considerare le operazioni complementari di stralciatura liberando il terreno per l’inizio delle lavorazioni del terreno (aratura, erpicatura e concimazione).

Potatura manuale con l’ausilio di forbici pneumatiche e/o elettriche:
La modalità di operazione è identica per la potatura manuale ma l’operatore si avvale di cesoie pneumatiche o elettriche che comportano sicuramente una riduzione sul tempo di esecuzione senza arrecare nessun danno alla pianta. L’efficienza della potatura comporta una riduzione di tempo intorno al 40% e, in più, l’operatore non subisce nessun tipo di affaticamento fisico.
In un confronto tra le forbici pneumatiche e quelle elettriche trovo che le prime sono più efficienti per la maggiore velocità di potatura, considerando che è possibile lavorare su due o più filari contemporaneamente, ma presentano l’inconveniente di avere sempre relativamente vicino la trattrice. È da sottolineare che i macchinari di ultima generazione hanno un serbatoio di aria compressa tanto grande da permettere di poter proseguire la potatura anche per alcune ore senza dover necessariamente riavviare trattrice e compressore. Il costo per acquistare compressore e due cesoie varia indicativamente tra settemila e diecimila euro, forbici aggiuntive, generalmente fino ad un massimo di quattro, hanno un prezzo di 350 euro.
Le cesoie elettriche hanno il vantaggio di essere molto leggere (500 gr) e poco rumorose rendendo il lavoro di potatura quasi piacevole; di contro però, trattandosi di un mezzo individuale, ad ogni operatore deve corrispondere una forbice elettrica, il cui costo è intorno ai duemila euro.

Potatura meccanica:
Occorre distinguere fra potatura secca (invernale) e verde (primaverile).
La prima consiste in tagli di raccorciamento e di selezione dei tralci per proporzionare la carica di gemme alla potenzialità produttiva della vite.
In Italia le macchine cimatrici sono comparse intorno alla metà degli anni settanta per poi dare inizio ad un ciclo di macchine potatrici polivalenti presenti sul mercato in vari modelli. Gli esemplari più vecchi erano dotati di tre barre falcianti regolabili a mano o, nei modelli più evoluti, da movimenti oliodinamici. Nei modelli di nuova concezione esiste la possibilità di inserire un tastatore a “pettine “ che permette alla barra di far penetrare i tralci tra un dente e l’altro recisi così dalle lame. A contatto con i pali o comunque con diametri maggiori delle pianta, la barra falciante tenuta in posizione da una molla ruota all’indietro evitando l’ostacolo.
Quando ci si avvale di macchine potatrici polivalenti si cerca di uniformare il vigneto in maniera tale da non avvalersi di un ripasso manuale che comporterebbe un tempo variabile tra le 15 e le 25 ore. Quest’ultima pratica manuale dovrebbe essere eseguita riducendo gli speroni in soprannumero e quelli eccessivamente lunghi.
Con la potatura invernale mediante l’ausilio di macchine il tempo necessario per eseguire tale operazione si riduce a sole 10 -20 ore ad ettaro.
Macchine potatrici si possono trovare di vari modelli per ogni forma di allevamento della vite variando da quelle per doppia spalliera a singola barra a quelle scavallanti come i modelli australiani.
Queste macchine sono di solito acquistate da ditte di contotersisti in grado di ammortizzare il loro elevato costo su più superfici vitate magari di diversi ettari ciascuno per rendere meno il problema dello spostamento, è necessario disporre di un minimo 100 ettari di vigneto perchè l’acquisto di tale macchine risulti economicamente conveniente.
Molto più usate in Italia sono le macchine cimatrici per i tagli primaverili-estivi che rendono meno faticoso, ma soprattutto più veloce, il lavoro per l’operatore. Infatti rispetto all’uso del falcetto o delle forbici manuali il tempo per eseguire l’operazione viene dimezzato (100 ore per il metodo manuale, 40-50 ore con l’ausilio di cimatrici). Sono anche facilmente ammortizzabili, visto il loro non elevato costo d’acquisto.

Conclusioni
La meccanizzazione totale è esclusivo appannaggio delle aziende più grandi, con superfici tali da ammortizzare l’alto costo d’acquisto delle cimatrici polivalenti.
Considerando che la superficie media dei vigneti per ogni azienda vitivinicola italiana è di circa 5 ettari, molti dei quali in collina, è chiaro che le uniche macchine che queste imprese possono comprare sono le cimatrici per la potatura verde e le forbici elettriche/pneumatiche.
Alcuni autori credono che un incentivo alla potatura meccanica può venire dalla mancanza di manodopera e dalla scarsa capacità professionale di quella disponibile. Sono però convinto che corsi professionali e adeguati tirocini pratici-applicativi in azienda, magari patrocinati da enti ed istituzioni locali, possano preparare adeguatamente personale che sarà proficuamente impiegato nelle stagioni di potatura con costi sicuramente inferiori rispetto a un nolo, tanto meno di un acquisto, di una macchina potatrice polivalente.

Potare bene allunga il ciclo di vita della vite

Una vecchia filosofia di gestione del vigneto torna alla ribalta nelle più grandi cantine italiane. Con piccoli tagli sul legno più giovane, la vite può superare i 50 anni di produttività

I vecchi potatori del mondo contadino sapevano come preservare la salute di una pianta. Nei vigneti si soffermavano con cura e dedizione davanti a ogni vite, la studiavano con attenzione e intervenivano con una potatura soffice, fatti di piccoli interventi mirati, pianta per pianta, senza l’ansia di uno sfruttamento immediato, ma con la lungimiranza di preservare la salute e lo sviluppo equilibrato e lento della loro piccola vigna. 

La stessa filosofia guida la mano di due agronomi friulani, i “preparatori d’uva” Marco Simonit e Pierpaolo Sirch. Hanno recuperato un vecchio metodo e dopo 20 anni di sperimentazione hanno cominciato ad applicarlo alle esigenze della moderna vitivinicoltura, quella dei sistemi di allevamento più intensivi, ad esempio la spalliera, il guyot o il cordone speronato. Vengono dal Friuli, un territorio molto attivo per la crescita di qualità del vino italiano, a partire dallo sviluppo del vivaismo moderno, che ha permesso di creare viti sane e selezionate. 

Una nuova filosofia di potatura 
Simonit e Sirch assieme alla loro equipe - che conta, in totale, 8 persone - hanno definito un metodo di potatura che preserva lo stato di salute della vite, allungandone il ciclo di vita e la produttività, fino ad almeno 50 anni. 
Il metodo consiste nel potare sempre sul legno giovane con un approccio lento e mirato. Il primo vantaggio consiste nel prevenire le malattie del legno, che come una pandemia stanno compromettendo i vigneti. Inoltre viene recuperata una filosofia di gestione del vigneto, in parte abbandonata, che dava valore alle viti vecchie accrescendo la qualità delle rese. Vengono anche ridotti i costi di gestione perché, applicando alla vite i criteri della medicina preventiva, le consentono di crescere e invecchiare bene. E viene infine recuperato un antico mestiere che si sta perdendo, quello del potatore. 
Oggi infatti la manodopera che lavora nei nostri vigneti è per lo più straniera e spesso improvvisata, fatta di persone volenterose ma generalmente prive di un’esperienza precedente. Le esigenze della moderna vitivinicoltura, inoltre, hanno affermato nel vigneto il ruolo dei processi di meccanizzazione e le esigenze della produzione intensiva. 

Dalla ventennale sperimentazione dei due agronomi friulani, condotta a partire dal 1988, è emerso invece che il segreto della longevità della vite dipende in particolare da una potatura corretta, che non provochi ferite sulle porzioni vitali della pianta. Il sistema di coltivazione ad alberello, ad esempio, tipico dell’area mediterranea è particolarmente longevo grazie a potature fatte prevalentemente sul legno giovane. “Con il taglio sui rami giovani la pianta si cicatrizza bene, resistendo meglio alle malattie e conservando la salute della vite – precisa Marco Simonit - Al contrario il taglio sul legno vecchio, dai 3 anni di vita in su, lascia una piaga che compromette la vascolarizzazione della pianta favorendo inoltre un più probabile ingresso dei funghi responsabili delle malattie del legno. La maggiore difficoltà delle nostre ricerche è stata quella di trasferire le vecchie tecniche di taglio nella moderna viticoltura, rappresentata in particolare dai più intensivi sistemi di coltivazione a spalliera, come il guyot e il cordone speronato”. 

Il loro progetto si amplia con una sperimentazione a lungo termine su vigneti sparsi in cinque importanti aree viticole italiane: Friuli Venezia Giulia, Franciacorta, Piemonte, Toscana e Sicilia. In questo impegno scientifico sono affiancati da due professori di riconosciuto livello internazionale: Laura Mugnai, specializzata in patologia delle viti – ordinaria, all’Università di Firenze, del corso di laurea di viticoltura ed enologia e dal 2002 presidente e membro fondatore dell’International Council of grape wine trunk diseases, al quale aderiscono ricercatori di 22 paesi del mondo viticolo; e Attilio Scienza, ordinario di viticoltura e presidente del corso di laurea di viticoltura ed enologia presso l’Università di Milano. Laura Mugnai seguirà l’aspetto patologico, mentre Attilio Scienza quello fisiologico. 

Scrive il professor Scienza: “Salvaguardare l’integrità e la vitalità dei vecchi vigneti è importante non solo per la qualità dei vini che si producono o per l’interesse paesaggistico-culturale, ma perché rappresentano un’importante riserva per la biodiversità”.

Proteggere la vite dal mal dell'esca dopo la potatura

Una combinazione di antimicotici naturali, spruzzati sulle ferite dopo la potatura, sarebbero in grado di proteggere la vite da mal dell'esca, eutipiosi e malattia di Petri

Ricercatori dell’Università di Leon, Spagna, dopo sei anni di studio e grazie ad un progetto finanziato dalle cantine Vega Sicilia S.A. (Valbuena de Duero, Valladolid), hanno messo a punto un fitoifarmaco naturale per proteggere le ferite sulla vite dopo la potatura.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista americana Applied and Environmental Microbiology.

Secondo Juan Jose Rubio Coque, coordinatore del progetto di ricerca, questo protettore evita con grande efficacia l’infezione da funghi che provocano malattie del legno della vite come mal dell'esca, eutipiosi e malattia di Petri.

Si tratta di una combinazione di antimicotici naturali che spruzzati sulla ferita subito dopo la potatura, impediscono con grande efficacia l’infezione da parte di funghi patogeni attraverso questa via. Sono state effettuate prove di laboratorio eseguite contro un'ampia gamma di funghi patogeni e l’efficacia è stata testata in campo su vigneti sperimentali.

Piante trattate con questo prodotto hanno mostrato una elevata diminuzione del tasso di infezioni fungine responsabili delle malattie del legno ed un tasso molto basso di mortalità, rispetto a piante non trattate.

L'importanza di questo lavoro è che fornisce soluzioni ad un problema grave che colpisce i vigneti in tutto il mondo e per il quale non esiste attualmente alcuna soluzione efficace sul mercato. Il prodotto, essendo costituito da antimicotici naturali, può essere usato con elevata sicurezza ambientale ed i suoi componenti non sono tossici per l’uomo o gli animali. Inoltre l’efficacia del prodotto è aumentata dal fatto che i diversi antimicotici che lo costituiscono hanno differenti meccanismi di azione.

Si tratta di una promettente alternativa agli antimicotici di sintesi tradizionali, cosa che ne permette l’utilizzo anche nella produzione di vini biologici.

 

LA POTATURA DELLA VITE E SISTEMI DI ALLEVAMENTO

Se sulle vostre tavole vi trovate ad assaggiare uva dal gusto inconfondibile ed a bere vini dal sapore unico, il merito potrebbe essere anche delle varie operazioni di potatura subite dalle viti. Queste piante, infatti, rispetto agli altri alberi da frutto, richiedono una potatura più specifica, che si avvale di mezzi e tecniche in parte diverse da quelle usate per altre specie vegetali. Nella potatura della vite si effettuano certamente dei tagli, ma anche delle manipolazioni dei rami o dei tralci, che servono a dare una forma ben definita all’intero impianto viticolo. E’ proprio la forma dell’impianto, legata anche alla varietà coltivata, al clima e al tipo di terreno, a determinare i modi ed i tempi della potatura della vite.
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Obiettivi

La potatura della vite ha degli specifici obiettivi, sia produttivi che vegetativi. Le diverse pratiche colturali che attengono alla potatura della vite servono, infatti, a dare alla pianta una forma ben precisa, in grado di supportare meglio il carico di produzione e di resistere alle avversità, ma anche a garantire una buona qualità dei frutti, sia nelle dimensioni che nel colore e nel sapore. Altro fondamentale obiettivo della potatura della vite, equilibrare i deficit e gli eccessi vegetativi della pianta, che in base alla zona in cui è coltivata e in base alla varietà, possono manifestarsi con uno scarso o, al contrario, eccessivo numero di gemme. Da queste ultime, infatti, avranno origine i grappoli.   

Come si esegue

La potatura della vite si effettua prevalentemente con i tagli tipici della potatura di tutte le altre piante. Questi tagli, però, seguono principi colturali fondamentalmente diversi, che permettono di programmare il numero di grappoli che la vite dovrà produrre e l’anno in cui questi dovranno svilupparsi. I tagli di potatura possono variare anche in base alla forma data all’impianto, detta anche “allevamento”, cioè una particolare disposizione delle viti, che obbliga a eseguire i tagli in alcune zone dei tralci piuttosto che in altre.

In genere, nella potatura della vite si distinguono due tecniche principali: cordone permanente e tralcio di rinnovo. La potatura a cordone permanente riguarda forme di allevamento della vite in cui la pianta produce da tralci cortissimi del tralcio principale, detto anche ceppo o capo a frutto, cioè il tralcio che dovrà produrre i grappoli d’uva. La potatura con tralcio di rinnovo è quella in cui i tagli ai tralci, di varia lunghezza e dimensione, servono a creare nuovi capi a frutto, da cui si origineranno i grappoli, e altri tralci improduttivi, detti anche tralci o capi a legno.

Per la doppia presenza di un nuovo capo a frutto e di tralci a legno, la potatura con tralci di rinnovo viene anche chiamata potatura mista. Le potature a cordone permanente riguardano le forme di allevamento della vite a cordone speronato, doppia cortina e cordone libero, mentre la potatura mista, o con tralcio di rinnovo, viene praticata per le forme di allevamento a Guyot, a pergola e a doppio capovolto. Le forme di allevamento della vite più conosciute e praticate in Europa sono il cordone speronato e il Guyot. Nel cordone speronato, il ceppo della vite, legato in orizzontale a un fil di ferro e a un’altezza di circa un metro dal suolo, consentirà lo sviluppo in orizzontale della pianta , mentre nel Guyot, sempre con ceppo orizzontale legato a un fil di ferro, a 80 centimetri di altezza da terra, la pianta si svilupperà con rami verso l’alto.

Tagli potatura

I tagli, nella potatura della vite, in base alla lunghezza dei tralci e al numero di gemme da lasciare su di essi, danno vita anche alla potatura corta e lunga. Nella potatura corta i tralci si accorciano a due o massimo tre gemme, formando gli speroni, mentre in quella lunga i tralci si accorciano con lunghezza variabile, lasciando un numero di gemme superiore a tre.

La potatura corta si esegue su viti con elevata fertilità delle gemme basali, mentre quella lunga, su piante con elevata produzione delle gemme apicali. Nella potatura a cordone permanente si lasciano diversi speroni con due, tre gemme, realizzando la potatura corta, mentre in quella con tralcio di rinnovo si lasciano uno o più tralci con circa otto, quindici gemme, effettuando, così, la potatura lunga.

Nella forma di allevamento a Guyot solitamente si procede a lasciare un tralcio con circa dieci gemme e uno sperone con due, tre gemme. Per la contemporanea presenza del tralcio e dello sperone si parla anche di potatura mista. Il tralcio sarà il nuovo capo a frutto, mentre lo sperone, per l’anno di produzione in corso, sarà il capo a legno. Nella potatura con tralcio di rinnovo si distinguono anche i tagli presente, passato e futuro, che consentono di scegliere il nuovo capo a frutto e di programmare il periodo di produzione della vite.

Nel taglio del passato si elimina il capo a frutto che ha fornito la produzione dell’anno precedente, nel taglio presente si sceglie il capo a frutto della produzione dell’anno in corso, accorciandolo con il numero di gemme scelto, nel taglio futuro si accorcia a due gemme, il tralcio dell’anno precedente, trasformandolo in uno sperone, per favorirne il rinnovo. Questo pilotaggio della produzione, tramite i suddetti tagli, è possibile perché la vite produce dai tralci dell’anno che, a loro volta, si sono sviluppati sulle gemme del legno dell’anno precedente. 

Quando potare

La potatura della vite si effettua prevalentemente in inverno, quando la pianta ha perso completamente le foglie. Il periodo ideale è gennaio o febbraio. Per le viti giovani, cioè con meno di tre anni, è consigliabile potare alla fine dell’inverno, in modo da intervenire sulle parti della pianta che hanno subito i maggiori danni delle avversità climatiche. Le diverse forme di allevamento della vite condizionano anche la periodicità della potatura. In genere si pota all’inizio del secondo anno, durante il corso dello stesso anno e all’inizio del terzo. I vari tagli dipenderanno dalla forma di allevamento adottata e dalla vigoria della pianta. Il terzo anno, per le forme a cordone speronato, non è dedicato ai tagli, ma al posizionamento del tralcio sul filo orizzontale.

Nelle altre forme di allevamento, invece, il terzo anno sarà dedicato all’eliminazione dei germogli apicali troppo vigorosi e alla disposizione dei capi a frutto nati dalle gemme al di sotto del filo. Per le viti con uva bianca si può intervenire anche con la potatura estiva, che serve a eliminare foglie secche danneggiate dal calore solare o rami che infastidiscono quelli produttivi.

Potatura estiva della vite

Potatura estiva della viteCome detto la potatura della vite si divide in invernale o secca e estiva o verde. Se per la potatura invernale o potatura secca, le metodologie e le tempistiche sono ampiamente conosciute, per la potatura verde c'è meno materiale per chi vuole approfondire questo argomento. In realtà entrambi gli interventi sono piuttosto importanti e quindi se siamo interessati a conoscere tutto sulla potatura della vite, è bene approfondire entrambe le tipologie di intervento.

Come la potatura secca, anche quella estiva serve per rimuovere dalla pianta materiale inutile dal punto di vista produttivo e quindi eliminare tutte quelle parti che "rubano" solamente energia alla pianta senza contribuire ad un miglioramento della produzione. Se nella potatura secca vengono eliminati i rami e si interviene in maniera decisa e netta per asportare una parte considerevole di massa legnosa e per dare una forma idonea all'allevamento, anche nella potatura verde si interviene in quest'ottica ma su materiale verde.

Con il taglio si cerca di concentrare nelle zone più produttive della pianta le energie, si cerca di massimizzare l'esposizione al sole e di ottimizzare la forma, sempre nei limiti del possibile. I principali interventi di potatura verde sono la degemmazione o scacchiatura, la spollonatura, la cimatura dei germogli, la defogliazione ed il diradamento dei grappoli. In alcune forme di allevamento viene effettuato anche il posizionamento dei germogli e la legatura.

Scacchiatura della vite

La scacchiatura è un'operazione culturale molto frequente ed effettuata in varie forme di allevamento. Si cerca di eliminare le parti della pianta che non sono utili ai fini produttivi, favorendo quelle parti strutturali e produttive. Siccome l'eliminazione di organi della pianta fa bene in termini di crescita e produzione ma genera anche un po' di stress nella pianta, è bene intervenire subito, quando la vegetazione è ancora fresca, in modo che l'impatto e lo stress della potatura siano sorpassati in poco tempo.

Un discorso a parte meritano invece i succhioni, che vanno mantenuti sulla pianta possibilmente. I succhioni sono dei germogli sterili e non richiamano sostanze nutritive necessarie alla pianta per la produzione e quindi eliminarli crea solo uno stress inutile alla pianta, in quanto non ricambiato da un maggior apporto di nutrienti alle parti "produttive" della vite.

Come realizzare una piantagione

Prima di effettuare la piantagione è indispensabile preparare con attenzione il terreno e predisporre un sistema di supporti.

Si inizia rimuovendo le infestanti dall’area e vangando in profondità, lavorando almeno tre settimane prima dell’impianto. Il suolo andrà mescolato con una buona quantità di stallatico sfarinato o pellettato maturo. Terminiamo distribuendo, in superficie, circa 50 g/mq di fertilizzante per piante da frutto. Nel corso della prima annata è bene scegliere un prodotto in cui il macroelemento preponderante sia il fosforo. Ciò favorirà una buona radicazione e una corretta lignificazione dell’apparato portante.

Supporti per la vite

La vite può essere impiegata non solo come fruttifero, ma semplicemente con funzione ornamentale. Non è raro quindi che, come supporti, vengano adoperati muri o staccionate. Per favorire la crescita è bene predisporre almeno tre cavi orizzontali a distanza di 25-30 cm uno dall’altro, bloccati fermamente con delle viti ad occhiello.

Se vogliamo invece una piccola vigna in campo aperto o predisporre un pergolato dovremo prevedere un sistema di supporto impiegando cavi tirati tra pali robusti, in legno o, meglio, cemento armato (ne esistono di appositi, già forati per il passaggio dei cavi).

Per avere un sostegno stabile è bene interrare i pali, alti complessivamente al minimo 2 metri, nel terreno per almeno 60 cm. I pali andranno distanziati al massimo di 3 metri.

Il primo cavo dovrà essere posizionato a 40 cm dal suolo, gli altri a 30 cm uno dall’altro.

Nel caso si voglia preparare un pergolato la parte bassa della pianta andrà lasciata per lo più libera da tralci e la ramificazione dovrà cominciare a circa 1,5 metri dal suolo. In questo caso in cima ai pali si dovrà bloccare un palco orizzontale leggermente inclinato o una volta con un ampio raggio di curvatura.

Il calendario della vite
Impianto  Da ottobre ad aprile
Fioritura  Da marzo a maggio
Raccolta  Da agosto ad ottobre
Potatura  Autunno (formazione) e in primavera
Concimazione  Fine autunno (stallatico), primavera (di sintesi)

 

Come mettere a dimora e impostare una vigna

Il periodo migliore per mettere a dimora le viti è senz’altro l’autunno o, in aree con inverni particolarmente freddi, l’inizio della primavera.

Se la pianta è a radice nuda scaviamo una buca abbastanza ampia da permettere alle radici di allargarsi agevolmente. In caso di piante innestate assicuriamoci che il punto di innesto sia sopraelevato rispetto al livello del suolo.

Se poniamo gli esemplari nei pressi di un muro o una staccionata preoccupiamoci che vi sia una distanza di almeno 30 cm e tra un esemplare e l’altro lasciamo almeno 1,2 m.

Una volta inserita la pianta compattiamo il terreno alla base e leghiamo il fusto.

 Vigna in campo aperto (metodo Guyot)

metodo Guyot1. durante la prima stagione lasciamo sviluppare un ramo solo per ogni pianta, indirizzandolo verticalmente lungo il supporto. Gli altri tralci dovranno essere ridotti ad una sola foglia.

2. Alla fine dell’inverno potiamo il fusto principale a circa 40 cm dal suolo, assicurandoci che vi siano almeno tre gemme attive.

3. Durante il secondo anno dall’impianto indirizziamo 3 nuovi rami verticalmente, lasciando gli altri ad una foglia

4. Due di questi tre rami andranno legati orizzontalmente, in direzioni opposte, al cavo più basso, tagliandoli alla lunghezza di circa 70 cm. Il terzo ramo (verticale) andrà nuovamente tagliato lasciando nello spazio rimanente tre nuove gemme

5. Dal terzo anno si procederà indirizzando i tre nuovi rami che crescono lungo il supporto verticale. Dai due rami verticali lasceremo sviluppare tralci secondari. Eliminiamo da questi i primi getti (a foglia) a circa 2,5 cm. Quelli fruttiferi vanno accorciati lasciando tre foglie in cima al supporto.

6. Ad ogni fine autunno si procederà accorciando i rami orizzontali. I tre nuovi rami andranno legati orizzontalmente e tagliati a circa 70 cm.

La pergola

La pergola è un sistema di allevamento che consente di ottenere risultati equilibrati per quanto riguarda la quantità e la qualità dei frutti. È inoltre un impiego molto comune negli orti e nei giardini grazie anche al suo gradevole aspetto estetico e alla funzione di riparo che può offrire.

Per ottenere frutti di giusta pezzatura e sapore è però importante intervenire per ridurre il numero di gemme e quindi il raccolto finale.

I rami (orizzontali rispetto al terreno) che hanno prodotto l’anno precedente vanno eliminati e sostituiti sistematicamente con altri (fino a 4) nati e sviluppatisi nella stessa annata. che non hanno ancora portato infruttescenze. Le prime gemme laterali possono essere lasciate libere di crescere, le altre vanno accorciate. È consigliato cimare il tralcio dove termina la volta (o anche prima). Più gemme a frutto si svilupperanno e più avremo grappoli piccoli.

In Italia le conformazioni più diffuse sono: la pergola romagnola, quella trentina, bresciana e veronese che nella realtà differiscono pochissimo nella tecnica di formazione e mantenimento. Nelle regioni meridionali è anche molto diffusa la forma a tendone.

 

 

potatura vite: Varietà adatte ad un pergolato famigliare

Per un pergolato famigliare l’ideale è avvalersi di uve da tavola. Il prodotto sarà sufficiente per soddisfare le necessità del nucleo e la manutenzione non diventerà troppo impegnativa. Molte inoltre hanno l’indiscusso pregio di essere esteticamente apprezzabili e (alcune) di non necessitare trattamenti fitosanitari frequenti.

Tra quelle bianche sono da tenere in considerazione Italia, Matilde e Victoria. Tra quelle ad acini neri segnaliamo “Alphonse Lavallée Moscato blu, Moscato d’Amburgo.

Tra le più amate però, per il loro gusto e la grande resistenza alle malattie, vi è l’uva fragola. È particolarmente apprezzata per il suo sapore dolce, ma ha il difetto di lasciar cadere gli acidi e quindi può macchiare, anche indelebilmente, le pavimentazioni. Vi sono varietà più o meno precoci. Le prime sono preferibili al Nord, poichè le altre potrebbero non riuscire a giungere a maturazione.

Queste varietà possono essere riprodotte semplicemente per talea, visto che non temono la filossera. Il loro apparato radicale però cresce stentatamente nei terreni argillosi e calcarei.