MIELE

16. feb, 2017

La specializzazione del miele in Lunigiana non ha eguali in tutta Italia ed è utilizzato abitualmente nelle attività di tutti i giorni come ingrendiente nelle ricette, materiale per fabbricare le candele e alternativa ai medicinali. Il territorio è vocato per l' apicoltura per l'assenza quasi assoluta di sostanze inquinanti, per la favorevole successione di fioriture e per la presenza di essenze vegetali pregiate. Tutto ciò porta che il prodotto abbia caratteristiche qualitative superiori a quelle medie nazionali.

Il prodotto
La denominazione di origine protetta "Miele della Lunigiana" è riservata a due tipologie: miele di acacia e miele di castagno.

Il miele di acacia della Lunigiana si mantiene a lungo liquido e limpido, può tuttavia presentarsi torbido per non aver raggiunto una cristallizzazione completa. Il colore è molto chiaro, da pressoché incolore a giallo paglierino. L'odore è leggero, poco persistente, fruttato, confettato, simile a quello dei fiori. Il sapore è decisamente dolce, con leggerissima acidità e privo di amarezza. L'aroma è molto delicato, tipicamente vanigliato, poco persistente e privo di retrogusto. La consistenza è sempre viscosa, in funzione del contenuto d'acqua.

Il miele della Lunigiana di castagno si mantiene per lungo tempo allo stato liquido, può tuttavia presentare una cristallizzazione molto ritardata e incompleta. Il colore è ambra scuro, spesso con tonalità rossastra. L'odore è forte e penetrante; il sapore persistente con componente amara più o meno accentuata e retrogusto dai caratteri simili a quelli dell'odore.

Gastronomia
Il prodotto va conservato in luoghi riparati dalla luce e dal calore. Può essere consumato: al naturale, spalmato su una fetta di pane toscano e come ingrediente nella preparazione di dolci.
E' considerato il miglior miele per i bambini e consigliato per le persone anemiche e per gli sportivi.

Il territorio interessato alla produzione, trasformazione, elaborazione e condizionamento del "Miele della Lunigiana" si estende per circa 97.000 ha. della provincia di Massa-Carrara, comprendendo per intero i seguenti Comuni: Aulla, Bagnone, Casola in Lunigiana, Comano, Filattiera, Fivizzano, Fosdinovo, Licciana Nardi, Mulazzo, Podenzana, Pontremoli, Tresana, Villafranca in Lunigiana, Zeri.

L' areale della zona di produzione è costituito da un unico corpo e corrisponde interamente al territorio dell'attuale Comunità Montana della Lunigiana i cui confini geografici coincidono quasi interamente con quelli costituiti dagli spartiacque montani che delimitano la Lunigiana dalle altre valli limitrofe.
Caratteristiche fisiche e climatiche della Lunigiana
Il paesaggio della Lunigiana è tipicamente montano ed assai articolato.
Gli elementi strutturali dominanti sono rappresentati:
-a Nord ed Est dalla dorsale dell'Appennino tosco-emiliano, che separa la Lunigiana dalla regione padana con rilievi abbastanza alti (quasi 2000 m) e ripidi sul versante lunigianese;
-verso Sud dalla catena delle Alpi Apuane, con montagne abbastanza alte (quasi 2000 m) di natura calcarea;
-ad Ovest dal lembo estremo dell'Appennino ligure, caratterizzato da rilievi dolci e di altezza poco superiore ai 1000 m;
-nella parte centrale della Lunigiana da un ampio bacino intermontano di natura alluvionale con una complicata rete idrografica, di cui il fiume Magra rappresenta l'elemento principale, in cui vanno a confluire tutti i corsi d'acqua del territorio.
La vicinanza della Lunigiana al mare e la complessità del paesaggio montano creano gradienti microclimatici diversificati, con le parti più basse del territorio che risentono, in condizioni di calma di vento e di assenza di copertura nuvolosa, dell'effetto delle inversioni termiche con frequenza di nebbie notturne e spesso persistenti fino alla tarda mattinata, mentre un'ampia fascia collinare, fra i 200 ed i 700 m. gode di un clima assai più mite.
La distribuzione della pioggia è molto irregolare, il periodo più piovoso ricade tra ottobre e maggio, mentre nei mesi estivi gli eventi piovosi sono molto rari.
Nella parte del territorio interessata dai rilievi montuosi si hanno inverni freddi con frequenti precipitazioni nevose e piovose.

Caratteristiche vegetazionali della Lunigiana, con particolare riferimento alle specie di interesse apistico.

In Lunigiana la complessità morfologica e la varietà dei microclimi hanno determinato la presenza di formazioni vegetali molto diverse, che vanno dalla macchia mediterranea xerofila, dove troviamo il Leccio e l'Erica scoparia delle basse colline, alla vegetazione alpina delle vette più elevate dell’Appennino, passando attraverso stadi vegetali intermedi (Roverella, Carpino nero e Cerro) di tipo mesofilo.
L'azione dell'uomo ha accentuato la varietà floristica con interruzioni della copertura boschiva (recupero di spazi per le coltivazioni nei versanti meno ripidi e più soleggiati) e con effettuazione di ripetuti tagli dei boschi, dai quali hanno avuto origine le praterie secondarie oggi presenti.
Attualmente le superfici boschive della Lunigiana ammontano a circa 65.000 ha e costituiscono il 67% del territorio. 
Considerando le componenti ambientali importanti per la distribuzione della vegetazione, è possibile distinguere nel territorio lunigianese tre aree principali:

· i fondovalle della conca intermontana;
· le aree collinari dell'Appennino;
· le aree montane dell'Appennino.
In queste aree le specie con importanza apistica risultano diffuse.

Di queste specie soprattutto l'Acacia ed il Castagno hanno assunto una elevata importanza per l'apicoltura.

L'acacia, introdotta in Europa dal Nord America nel XVII secolo, compare in Italia circa 200 anni fa, dove si è diffusa non solo a scopi ornamentali, ma anche forestali divenendo spontanea in tutto il territorio e tendendo a comportarsi come infestante.
In Lunigiana la diffusione dell'acacia si è certamente consolidata sia con la costruzione, negli ultimi anni dell'800, della ferrovia Parma-Pontremoli-Aulla-La Spezia dove era utilizzata come essenza per il consolidamento delle scarpate della sede ferroviaria, sia negli anni '50, utilizzata come pianta di sostituzione nei boschi di castagno devastati dai primi attacchi di cancro corticale.
Attualmente la provincia di Massa-Carrara è fra quelle della Toscana a più alta concentrazione di boschi di acacia.
La superficie ad acacia in Lunigiana ammonta a circa 2.800 ha ed è diffusa nelle zone abbandonate ed ai margini delle aree coltivate. Le api vi bottinano grandi quantità di nettare durante la fioritura, breve ma molto intensa, che avviene in aprile-maggio.

Il Castagno è stato coltivato dal tempo dei Romani fino ai giorni nostri nelle due forme: castagneto da frutto e ceduo; ha rappresentato da sempre un'importante risorsa per le famiglie contadine della Lunigiana: una fonte basilare per l'alimentazione insieme alla possibilità di ricavarne altri prodotti come legname, carbone e tannino. Ed oggi in Lunigiana, anche dopo la notevole contrazione della specie a castagneto da frutto, degli ultimi decenni, che si sono trasformati in bosco, è possibile trovare i segni di questa antica coltura, nelle molte preparazioni tipiche e tradizionali a base di farina di castagne: le lasagne bastarde, la pattona, i bollenti, le frittelle, l' armogliolo e tante altre.
Attualmente, secondo l'inventario forestale della Regione Toscana, la superficie in Lunigiana interessata dal castagno come bosco, governato sia a ceduo che a fustaia, e come castagneto da frutto, in produzione o abbandonato, rimane notevole ed è stimata intorno ai 20.000 ha.
Il Castagno in Lunigiana, diffuso a tutte le quote proprio perché intensamente coltivato in passato e favorito inoltre da una presenza di suoli silicatici, ha assunto così una grande importanza apistica. Le api frequentano il castagno durante il periodo di fioritura che avviene nei mesi di giugno-luglio. Una fioritura, breve ma intensa, che frutta alle api grandi quantità di nettare.
La frequenza di queste due specie in Lunigiana ha quindi orientato nel tempo gli apicoltori soprattutto verso la produzione di mieli di Acacia e di Castagno e di questi due prodotti riportiamo le caratteristiche essenziali e i parametri più importanti risultato degli studi effettuati dall'Università degli Studi di Perugia.
Nel quadriennio 1990-93 sono stati studiati campioni di Miele di Castagno e di Acacia della Lunigiana attraverso analisi fisiche chimiche, organolettiche e melissopalinologiche; per entrambi i due tipi di Miele lo studio conclude:
· la composizione pollinica è molto caratteristica e differenziabile da quella di mieli di acacia e di castagno, già noti, di altre regioni italiane;
· possono essere considerati di ottima qualità e prodotti in un territorio praticamente non inquinato.

MIELE DELLA LUNIGIANA
ACACIA
Caratteristiche organolettiche

Il miele di acacia della Lunigiana si mantiene a lungo liquido e limpido e si presenta quindi in questo stato durante tutto il periodo di commercializzazione.
Può eventualmente presentarsi torbido per la fondazione di cristalli senza tuttavia raggiungere una cristallizzazione completa.
Il colore è molto chiaro, da pressoché incolore a giallo paglierino. L'odore è leggero, poco persistente, fruttato, confettato, simile a quello dei fiori. Il sapore è decisamente dolce, con leggerissima acidità e privo di amarezza. L'aroma è molto delicato, tipicamente vanigliato, poco persistente e privo di retro gusto. La consistenza è sempre viscosa, in funzione del contenuto d'acqua.

Caratteristiche chimico - fisiche
e microscopiche

Le caratteristiche chimico-fisiche peculiari del miele di acacia sono riportate nella tabella n.1. I parametri più importanti sono indicati con un asterisco.
Oltre ai requisiti previsti dalla normativa vigente, il miele della Lunigiana di Acacia presenta le seguenti caratteristiche:
1) contenuto in acqua: non superiore a 18 %
2) contenuto in idrossimetilfurfurale (HMF): non superiore a lO mgi kg al momento delI' invasettamento;
3) contenuto massimo di sostanza insolubile non superiore a 0,1 %

Caratteristiche melissopalinologiche
Il sedimento del miele, si presenta in genere povero di polline sempre appartenente alla prima classe di rappresentatività (fino a 20.000 granuli di polline/IO g di miele), spesso con meno di 10.000 gp/IO g di miele.

Lo spettro pollinico del Miele della Lunigiana di Acacia è rappresentato in fig. 1; è formato dai cosiddetti pollini caratteristici o marcatori di questo tipo di miele uniflorale che sono; robinia pseudoacacia, castanea sativa, fraxinus omus, quercus, erica arborea, cistus, rhinanthus; mentre i pollini rari sono quelli indicati in tabella 2.

MIELE DELLA LUNIGIANA
CASTAGNO
Caratteristiche organolettiche

Il miele della Lunigiana di castagno si mantiene per lungo tempo allo stato liquido. Si presenta quindi in questo stato durante tutto il periodo della commercializzazione. Può tuttavia presentare una cristallizzazione molto ritardata e incompleta.
Il colore è ambra scuro, spesso con tonalità rossastra. L'odore è forte e penetrante; il sapore persistente con componente amara più o meno accentuata e retro gusto dai caratteri simili a quelli dell'odore.
Caratteristiche chimico - fisiche e microscopiche
Oltre ai requisiti previsti dalla nonnativa vigente, il miele di castagno presenta le seguenti caratteristiche:
1) contenuto in acqua: non superiore a 18%.
2) contenuto in idrossimetilfurfurale (HMF): non superiore a 10 mg/kg al momento dell'invasettamento;

Caratteristiche chimico - fisiche
Le caratteristiche chimico-fisiche peculiari del miele di castagno sono evidenziate nella tabella n. 3 di seguito riportata. I parametri più importanti sono indicati con un asterisco.

Caratteristiche melissopalinologiche
Il sedimento del miele, si presenta ricco di polline. Appartiene alla In -IV classe di rappresentatività, sempre con un numero di granuli pollinici superiore a 100.000/10 g di miele, con una media di 300.000 gp/10g.

Aspetti agronomici
con particolare riferimento alla influenza sulla produzione di miele in Lunigiana
Il territorio della Lunigiana, per le sue caratteristiche pedologiche ed oro grafiche è sempre stato utilizzato in modo poco intensivo, con conseguenti benefici per la conservazione dell'ambiente naturale.

Negli ultimi trenta anni l'agricoltura è divenuta sempre più estensiva e marginale nell'ambito delle attività produttive, con svantaggi dal punto di vista economico (emigrazione e pendolarità per motivi occupazionali) ma con indubbi benefici per l'integrità dell'ambiente, preservata anche dalla mancanza di uno sviluppo industriale compensativo.
Attualmente solo i territori del fondovalle sono utilizzati per circa un terzo per la presenza di terreni fertili con foraggere, cereali, vigneti ed oliveti.
Le aree collinari e montane sono coltivati solo per il 5-10% con foraggere, cereali, oliveti e vigneti.
Va comunque ribadito che il tipo di agricoltura presente in Lunigiana è a basso consumo di risorse, sostenibile con l'ambiente. L'utilizzo di presidi sanitari e di concimi chimici è assai limitato, come dimostra la forte adesione ai programmi comunitari che prevedono la riduzione degli inputs chimici in agricoltura (Reg. CEE 2078/92).
L'interesse apistico delle piante coltivate, in Lunigiana, è scarsQ sia per la limitata parte di territorio utilizzato, complessivamente poco più di un quinto fra colture agrarie e pascoli, sia, soprattutto, per gli indirizzi colturali prevalenti, che si riducono ad oliveti, foraggere, vigneti e cereali.

Caratteristiche
dell'apicoltura lunigianese

La Lunigiana è un ambiente vocato per l'apicoltura perchè il basso grado di antropizzazione ed il limitatissimo sviluppo industriale hanno preservato le componenti naturali.
L'apicoltura è quindi capillarmente diffusa nel territorio come risulta dalle denunce obbligatorie degli apiari, previste dalle L. R. n° 69/95, con 225 apiari e 4324 arnie per una produzione che supera le 100 tonnellate annue.
Il territorio lunigianese pennette, per l'assenza quasi assoluta di sostanze inquinanti, per la favorevole successione di fioriture e per la presenza di essenze vegetali pregiate, la produzione di miele con caratteristiche qualitative superiori a quelle medie nazionali.
La notevole frequenza di Acacia e Castagno permette la produzione dei mieli corrispondenti con caratteristiche di purezza particolarmente accentuate, che vengono inoltre esaltate da procedimenti di estrazione, lavorazione e confezionamento tradizionali.
La purezza degli aromi e la conformità agli standard di assaggio sono caratteristiche costanti da lungo tempo, come testimoniano i numerosi premi e riconoscimenti ottenuti con regolarità nelle manifestazioni più prestigiose a carattere nazionale.
Nel più importante concorso a carattere nazionale, il "Premio Piana" di Caste l San Pietro Terme (BO), i produttori locali hanno avuto ben 18 attestati di qualità; nella "Rassegna Nazionale del miele" di Montalcino (SI), che si svolge da pochi anni, è stato premiato un miele di Acacia della Lunigiana, che è stato selezionato, in rappresentanza dell'Italia, per la partecipazione ad un concorso internazionale di mieli mediterranei.

In conclusione il miele della Lunigiana merita di essere valorizzato a livello istituzionale per i seguenti aspetti dell'apicoltura:
l) omogeneità del territorio, che pennette una produzione costante con importanti caratteristiche di
unifonnità;
2) ambiente naturale intatto, non compromesso da industrializzazione e da inquinamenti forzati, che
garantisce un prodotto finale completamente sano;
3) presenza di colture spontanee e coltivate (Castagno ed Acacia) ad ampia diffusione, che garantiscono produzioni competitive per le caratteristiche organolettiche e con fioriture tali da consentire sicure produzioni monoflorali;
4) potenzialità di sviluppo del settore, testimoniata dalla diffusa pratica del nomadismo dall'esterno di aziende leader del settore, attirate dalla garanzia di produzioni con caratteristiche superiori per qualità e quantità;
5) indicatori sicuri di tipicizzazione, evidenziati dall'Istituto di Entomologia Agraria di Perugia, che autorizzano a considerare il miele della Lunigiana un "unicum" a livello nazionale.

16. feb, 2017

Un marzo caldo ed un aprile freddo fanno crollare la produzione di miele in Lunigiana: il Dop frena dopo anni di crescita. Dimezzato il fatturato.

700 mila euro di fatturato, 46 iscritti, 5000 arnie, 50 milioni di api i numeri del primo miele italiano Dop riconosciuto nel 2004 dalla Ue.

C’è la causa di forza maggiore, quella non imputabile alla volontà dell’uomo, ne tanto meno alle sue capacità, nel forte ridimensionamento di produzione del più pregiato dei mieli italiani, il primo riconosciuto in Italia dalla Ue, costretto a fare i conti – come tutta l’agricoltura – con le follie del clima. Il marzo caldissimo, seguito da un aprile freddo, temperature estreme ed imprevedibili cambi di stagione, non hanno favorito la millenaria “sintonia” tra le api e la fioritura tanto da far crollare la produzione di acacia, e compromettere quella di castagno. E pensare che il Consorzio di Tutela del Miele Dop della Lunigiana, 46 apicoltori iscritti (il doppio rispetto all’esordio nel 2004), quasi 5000 arnie (erano 1900 circa) e 50 milioni di api aveva archiviato nel 2011 la migliore performance economica di sempre con un fatturato (in crescita costante) poco inferiore ai 700 mila euro. Record anche per la produzione (acacia e castagno) passata dai 507 mila quintali del 2004 ai 1300 del 2011. L’imprevedibilità del clima costerà però in termini economici, oltre 350 mila euro alle imprese, la metà del fatturato generato dalla vendita su scala nazionale del pregiato Dop lunigianese; in termini di produzione il pazzo clima ha generato un crollo dell’80% di produzione di acacia (già conclamato), e un 30%-40% in meno di castagno. La stima arriva dallo stesso Consorzio di Tutela alla vigilia della terza edizione della Festa dell’Api-Cultura, la dolcissima due giorni dedicata al miele e ai suoi derivati (pappa reale, propoli, cera, polline) in agenda nel borgo di Mulazzo, in Lunigiana – uno dei comuni che rientra nella zona a denominazione – tra sabato 11 e domenica 12 agosto. In programma aree tematiche, mostre, dimostrazioni, una mostra mercato e dibattiti durante il quale saranno affrontati molti dei temi cari agli apicoltori come la varroasi e la lotta al cinipide (ingresso gratuito. Apertura dalle 10,30 alle 22. Info su www.mieledellalunigiana.it). “La fioritura precoce dovuta al marzo molto caldo con temperature al di sopra della media che hanno praticamente anticipato di fatto la primavera, e poi un aprile quasi invernale, hanno mandato in tilt le api e sconvolto i cicli riproduttivi: ci troviamo di fronte ad un quadro anomalo, personalmente mai affrontato – analizza l’annata 2012 Andrea Guidarelli, Presidente del Consorzio di Tutela – che ridimensiona l’ottimo andamento del consorzio. Per l’acacia in particolare marzo ed aprile sono mesi determinanti. Un po’ meglio il castagno: la lotta al cinipide sta funzionando”.

Miele Dop battuto dal clima, ma non dalla crisi – e già questa è una notizia - a conferma che la qualità di uno dei prodotti simbolo del Made in Italy agroalimentare, sul mercato paga sempre. “La richiesta – commenta Guidarelli – è sempre stata in forte crescita e riusciremo ad affrontare la crisi di produzione del 2012 con una politica di scorte. Una soluzione anche per calmierare i prezzi che non dovrebbero subire nessun ritocco”.

La produzione di miele Dop rappresenta, nello scacchiere nazionale, una nicchia assoluta se rapportata al panorama generale (50 mila apicoltori, 60 milioni di fatturato secondo Unione Nazionale Apicoltori Italiani) ma a portata di tutti. Il miele Dop è, infatti, uno dei prodotti lunigianesi più “esportati”: il 70% finisce fuori regione attraverso la media e grande distribuzione organizzata, e solo il 5% nel mercato locale. “La presenza importante negli scaffali della distribuzione organizzata – evidenzia Guidarelli – ha permesso al nostro miele di arrivare nelle case degli italiani e di esportare così anche la Lunigiana ed i territorio di produzione. Portiamo avanti una tradizione che in Lunigiana è secolare. Gli apicoltori mantengono intatta la biodiversità e tutelano il suo equilibrio”. Il legame con il territorio ed il suo tessuto sociale è l’altro elemento centrale che rende il miele della Lunigiana “speciale”, prima ancora che Dop. Il miele è lavorato e confezionato dalla Cooperativa Sociale “Il Pungiglione” di Mulazzo. Sono persone con difficoltà, svantaggiate e poco fortunate, a rendere ancora più prezioso l’oro delle api. “Un percorso – commenta ancora – condiviso con tutti i nostri associati che rende ancora più unico il miele Dop della Lunigiana”.

di C. S.

16. feb, 2017

E' stata accolta con qualche perplessità una direttiva comunitaria che nelle intenzioni doveva essere a favore del miele di qualità, invece come al solito ha lasciato spazio a denominazioni piuttosto equivoche. Il mercato resta intanto deludente e l'Ismea segnala un calo generale dei listini

Dal 21 luglio è entrata dunque in vigore la direttiva comunitaria 110/2001. Molte novità sulle confezioni, tra cui la rintracciabilità, a garanzia della provenienza; ma sorgono alcune perplessità. Vediamo.

Una nuova etichetta
La direttiva comunitaria parla chiaro: il miele è alimento puro, privo perciò di additivi o di altre aggiunte. Per questo la normativa europea impone che in etichetta sia tra l’altro indicata la provenienza o comunque la specifica che riferisce intorno alla miscela di mieli. 
Inoltre, sempre nella stessa direttiva, vengono fissate sia le denominazioni, sia le caratteristiche dei vari tipi di miele in commercio, con la formulazione dei parametri chimico-fisici di riferimento.

In etichetta si deve leggere anche l'origine regionale, territoriale o topografica, come pure l'origine floreale o vegetale, e i criteri di qualità. Viene poi riportata la data di consumo preferenziale, smentendo così il radicato pregiudizio di chi vuole il miele sempre buono da utilizzare, quando invece, proprio come accade con ogni altro prodotto naturale, con il passare del tempo si va per forza di cose degradandosi.


Il miele spesso lo si gusta volentieri, in più contesti d’impiego, ma si ignorano purtroppo gli aspetti più elementari. Sono da fare perciò le dovute precisazioni, rispetto al modo con cui può essere estratto dagli alveari, per esempio: miele di favo; miele con pezzi di favo o sezioni di favo nel miele; miele scolato; miele centrifugato; miele torchiato.

Tra tutti il miele migliore è quello centrifugato e decantato a basse temperature, in quanto conserva al meglio le proprietà nutrizionali che lo caratterizzano, senza che possano essere degradate per via dell'eccessivo calore. 
Purtroppo, come spesso accade con le normative, sono permesse anche due dizioni sulle quali c’è molto da discutere. Per esempio, la denominazione di "miele filtrato", con cui si definisce il miele prodotto in virtù di una tecnica, la microfiltrazione, che lo impoverisce rendendolo una banalissima miscela di zuccheri spoglia dagli apporti pollinici e dalle sensazioni organolettiche che configurano il miele nella categoria di un alimento sano e salubre. Oppure, altra dizione permessa, e quanto mai discutibile, è quella di "miele per uso industriale - unicamente a uso culinario": si tratta di un prodotto di qualità piuttosto discutibile che si può utilizzare solo come ingrediente per altri prodotti alimentari, anche se nell’elenco degli ingredienti si deve quanto meno riportare l'intera definizione prevista dal legislatore.
Insomma, cosa concludere? Che le normative sono fatte per ingarbugliare la realtà in quanto espressione di interessi particolari. Chi potrà difendere a questo punto il consumatore, oltre che il produttore? Gran bel dilemma.

Intorno alla provenienza
Non tutto il miele è uguale, la provenienza gioca un ruolo fondamentale. Le caratteristiche mutano in base alla zona di produzione e al tipo di fiori “bottinaio” dalle api. Per questo, almeno in questo caso, l’Unione europea ha ritenuto necessario far riportare in etichetta la zona d'origine, là dove il miele è stato raccolto. 
Ecco le nuove dizioni:
- "miele italiano", per quello raccolto in alveari collocati nel nostro Paese;
- "miscela di mieli originari della CE", o: "miscela di mieli non originari della CE", o in alternativa: "miscela di mieli originari e non originari della CE". 

Il mercato
Secondo quanto riferisce l’Ismea, purtroppo, nonostante le novità introdotte dal legislatore, l’avvio del mercato mielicolo nazionale si presenta in modo incerto e deludente. Contro ogni aspettativa gli scambi a settembre sono stati piuttosto contenuti, con un’eccessiva disponibilità di prodotto che ha fatto registrare diminuzioni sensibili dei prezzi, disincentivando di conseguenza gli apicoltori a vendere. 
Sempre da fonti Ismea si segnala in particolare un calo generale dei listini compreso tra il 10 e il 20 per cento rispetto allo scorso anno, con quotazioni che oscillano tra 3,70 e 3,75 euro il chilo per il miele di acacia e che si attestano su 2,80 euro il chilo per il prodotto di castagno e poco più di 2,50 euro per melata di metcalfa e millefiori scuro. Prezzi nella norma si segnalano solo per il miele di agrumi e l’eucalipto (tra 3 euro e 3,20 il chilo). 
Riguardo ai paesi produttori dell’Est europeo, secondo l’ismea la raccolta non è stata abbondante, specie per il miele di acacia e il millefiori. In particolare, in Ungheria la produzione risulta piuttosto contenuta, con rese medie per alveare comprese tra i 10 e i 15 chilogrammi. Scarso il raccolto in Romania dove le condizioni climatiche avverse hanno penalizzato le rese. Fuori dall’Europa si segnalano, al contrario, ampie disponibilità in Argentina, Brasile e Cina.
In Italia, comunque, gli esiti produttivi confermano i buoni risultati di acacia, agrumi, tiglio e cardo, con raccolti nella media per castagno, millefiori, melata di metcalfa e sulla. Piuttosto scarsa al contrario la produzione di eucalipto, girasole, rododendro e tarassaco con rese, in molti casi, inferiori a cinque chilogrammi per alveare. 

di Francesca Racalmuto

16. feb, 2017

La risonanza magnetica nucleare riesce ad analizzare proprio la composizione del miele che risulta fortemente influenzata dalla flora bottinata e quindi dal territorio di produzione

La Risonanza Magnetica Nucleare (NMR) è una tecnica spettroscopica con un vastissimo campo di applicazioni e viene spesso affiancata ad altre tecniche analitiche nello studio delle problematiche che richiedono un approccio multidisciplinare come lo studio della qualità e della genuinità dei prodotti alimentari. Negli ultimi anni molti studi si sono concentrati sull’analisi NMR di matrici alimentari quali succo di frutta, vino, birra, caffè ed olio d’oliva. Questi sono ottimi esempi di miscele complesse i cui componenti sono normalmente studiati e controllati con altre tecniche analitiche previa estrazione, concentrazione e derivatizzazione. Con l’impiego dell’NMR si ha il vantaggio di poter procedere direttamente all’analisi di tutti i componenti contemporaneamente, inoltre le analisi sono altamente riproducibili, la preparazione del campione è pressoché nulla (bastano pochi mL per campione), i tempi di misura sono rapidi (pochi minuti) ed è possibile effettuare analisi sia quantitative che qualitative. 
Nel laboratorio NMR dell’ISMAC del CNR di Milano, l’impiego combinato di NMR e protocolli di analisi statistica multivariata, è stato utilizzato in diversi lavori per la caratterizzazione di prodotti alimentari, tra questi anche il miele. 

Il miele è un alimento largamente diffuso in tutto il mondo e apprezzato come rapida fonte di energia, ma anche per la sua attività antibatterica e antiossidante. Sul mercato sono presenti sia i mieli monofloreali (ottenuti principalmente da una specie botanica) sia i millefiori (ottenuti da più specie botaniche), ciascuno con proprie caratteristiche organolettiche e di composizione che derivano principalmente dal tipo di flora bottinata dalle api e che rendono il miele indubbiamente un prodotto molto legato al territorio di produzione.
Il miele è un alimento sul quale le adulterazioni sono largamente diffuse, inoltre differenze in prezzo e in qualità sono presenti tra mieli di paesi europei, mieli cinesi o del sud America ma ci sono differenze anche tra mieli dei paesi europei e tra regioni dello stesso paese. E’ sempre più crescente quindi la richiesta da parte sia dei produttori sia dei consumatori di garanzie a riguardo dell’origine del miele e la stessa Commissione dell’Unione Europea sta incoraggiando a sviluppare nuovi metodi analitici per controllare e verificare la qualità dei diversi mieli e individuare la loro origine geografica, oggi valutata mediante analisi melissopalinologica. Sull’etichetta del prodotto deve essere riportato il paese o i paesi d’origine in cui il miele è stato raccolto. Quando il miele è originario di più Stati membri o paesi terzi l’indicazione può essere sostituita da una delle seguenti diciture: “miscela di mieli originari della CE”, “miscela di mieli non originari della CE” o “miscela di mieli originari e non originari della CE”. Nel nostro laboratorio sono state condotte analisi 1H NMR su campioni di miele millefiori e d’acacia. L’ elaborazione statistica dei dati NMR relativi al contenuto metabolico di tutti i campioni analizzati, ha portato a distinguere chiaramente i mieli in relazione all’origine botanica. Successivamente all’interno della stessa varietà è stato possibile osservare una distinzione dei campioni di miele in relazione all’origine geografica. Per il miele d’acacia sono stati distinti i campioni italiani da quelli ungheresi mentre per il miele millefiori è stata ottenuta una differenziazione tra campioni italiani, argentini ed ungheresi (training set) ottenendo un modello statistico con buone capacità predittive, ossia in grado di valutare l’origine geografica di campioni test (test set) per i quali questa non veniva indicata anche se nota. 

L’NMR, combinato a protocolli di analisi statistica multivariata, si è quindi dimostrato un valido strumento per la caratterizzazione botanica e geografica di campioni di miele andando ad analizzare proprio la composizione del miele che come già detto risulta fortemente influenzata dalla flora bottinata e quindi dal territorio di produzione. Quindi anche mieli appartenenti alla stessa specie botanica prodotti in regioni geografiche diverse presentano differenze a livello di composizione che li rendono differenti gli uni dagli altri. Il contenuto metabolico rappresenta quindi una specie di mappa di riconoscimento della storia dell’alimento in esame, portando con sé anche la traccia della sua origine geografica.

di R. T.

16. feb, 2017

Annus horribilis per il miele italiano: crolla la produzione

Il miele italiano rischia di scomparire.

Quest'anno, secondo il Consorzio Nazionale degli Apicoltori, la produzione sarà di sole 1000 tonnellate complessive, in calo del 70% rispetto all'anno passato.

Il 2016 verrà ricordato come l'annus horribilis dell'apicoltura italiana e il peggior raccolto degli ultimi 35 anni.

In crisi un settore che conta 1,5 milioni di alveari, 20 mila aziende e 23 mila produttori per autoconsumo.

La raccolta di miele di acacia bio è passata dalle 437 tonnellate del 2015 alle 184 del 2016, il miele di acacia convenzinale da 266 ad appena 91 tonnellate, il miele di agrumi è sceso da 54 a 35 tonnellate per la produzione bio e da 174 a 148 per quella convenzionale.

Per la raccolta decimata dai cambiamenti climatici e dai pesticidi, con punte di zero produzione per quello d'acacia in Piemonte e Triveneto e per quello di agrumi in Sicilia.

Il rischio più paventato dagli apicoltori è quello che il crollo della produzione da un lato causi un inevitabile innalzamento dei prezzi, con conseguenti problemi di commercializzazione e dall'altro apra la strada a nuove sofisticazioni alimentari con una materia prima proveniente da paesi extra europei e di scarsa qualità.

Alle istanze degli apicoltori, il ministro Olivero ha risposto garantendo che il governo ha intenzione di mettere in atto "una strategia complessiva ragionando con tutto il comparto e mettendo sia a sistema strumenti esistenti, sia con un migliore coordinamento". Immediato l'impegno a "mantenere alti i livelli di vigilanza e controllo, come accade sempre in annate con forti cali produttivi, dove il rischio sofisticazioni aumenta esponenzialmente". Ancora, il viceministro ha assicurato l'impegno del Governo per "migliorare la conoscenza e la commercializzazione dei prodotti, favorire le aggregazioni e riattivare al più presto il sistema Beenet. Agiremo al più presto - ha concluso Olivero - per partire con un programma nazionale strategico".

 

di C. S.