LE PIANTE DA TERRAZZO

9. gen, 2017
Al genere Impatiens appartengono circa cinquecento specie di piante annuali e perenni, originarie dell'Africa e dell'Asia; I. walleriana è una specie africana, perenne, ma coltivata come annuale a causa della forte sensibilità alle gelate. Produce piccoli arbusti molto ramificati, costituiti da fusti sottili, carnosi, quasi trasparenti, di colore verde chiaro, che portano numerose piccole foglie quasi cuoriformi, appuntite, con margine dentellato, di colore verde scuro o verde chiaro. Da marzo-aprile, fino ai primi freddi autunnali, producono numerosissimi fiori di colore vario, dal bianco al rosa, dal rosso al viola; esistono numerose varietà, ibride e non, con fiori striati, bicolori, ed anche doppi. Le piante di Impatiens walleriana raggiungono in genere i 30-40 cm di altezza; I. hawkererii "Nuova Guinea" è una varietà molto vigorosa, con grandi foglie allungate, di colore verde scuro, e fiori di dimensioni medie, nelle tonalità del bianco, del rosso e del rosa, in genere sopportano meglio il sole rispetto agli I. walleriana. Queste piante in natura nei luoghi d'origine sono perenni, e fioriscono praticamente tutto l'anno, producendo arbusti tondeggianti, sempreverdi. Nei giardini uropei vengono coltivate come annuali, nelle aiole del giardino, o anche in vaso.
Famiglia e genere   Balsaminaceae, dalle 400 alle 500 specie, ma se ne coltivano solo circa 15
Tipo di pianta e portamento  Erbacee annuali (nel nostro clima).
Esposizione  Mezz’ombra-ombra
Rusticità  no
Terreno  Ricco e umido
Colori  Rosa, rosso, bianco, lilla
Fioritura  Dai 20 cm a 1,5 m
Coltura  Facile
Propagazione  Seme, talea
Usi  Coprisuolo, aiuole fiorite.
CAroline

Esposizione

Impatienspreferiscono posizioni semiombreggiate o anche all'ombra completa, poichè il sole diretto ne causa un rapido appassimento; la coltivazione in zone molto soleggiate da origine a piante poco sviluppate, che necessitnao in estate di annaffiature molto frequenti. Temono le temperature inferiori ai 5-10°C, quindi si coltivano come annuali, oppure si possono coltivare come piante da appartamento durante i misei freddi; in effetti in genere non si conservano da un anno all'altro, visto che la rapida produzione da seme le rende piante poco costose. 

Annaffiature

Impatiensannaffiare con regolarità, evitando di lasciare il terreno asciutto per periodi prolungati di tempo, temono la siccità. Per una fioritura abbondante e costante si consiglia di aggiungere ogni 7-10 giorni una piccola dose di concime per piante da fiore all'acqua delle annaffiature, oppure è possibile mescolare al terreno del concime granulare a lenta cessione; se si decide di coltivare gli Impatiens in casa annaffiare un po' meno durante le corte giornate invernali.

Terreno 

preferiscono terreni freschi e leggeri, ricchi di materia organica e soffici. Si pongono a dimora in giardino in marzo-aprile, quando ogni rischio di gelata è passato, mescolando al terreno del giardino del terriccio bilanciato, ricco di tor

Moltiplicazione

avviene per talea, in autunno o in priamvera, oppure per seme, in semenzaio, in autunno o a fine inverno, in modo da avere delle piccole painte già pronte all'arrivo della priamvera. 

Parassiti e malattie

in genere non vengono colpite con facilità da parassiti e malattie, anche se può capitare che l'oidio si sviluppi sulle foglie delle piante coltivate in luogo poco ventilato; gli afidi poccono annidarsi sui nuovi germogli. Le piante coltivate in giardino possono venire mangiucchiate dalle lumache.

Origini e descrizione generale

impatiens Le impatiens fanno di parte di una famiglia molto grande che annovera almeno 400 specie. La maggior parte di queste non ha applicazioni orticole e solo una quindicina è in coltivazione a scopo ornamentale. Quasi tutte le piante che troviamo in commercio sono originarie delle zone tropicali dell’Asia e dell’Africa e, in linea generale, il loro habitat sono le zone montane. L’unico rappresentante di questa grande famiglia che cresce in Europa è l’Impatiens noli-me-tangere che cresce spontaneamente dai 500 ai 1000 metri di altitudine in esposizioni ombrose. Da noi non è in coltivazione, ma viene molto utilizzata nel Nord Europa. Il nome impatiens fa riferimento all’impazienza di queste piante nello spargere i semi. Possiamo infatti vedere che, a stagione avanzata, è sufficiente toccare i fiori perché vengano scagliati lontano i semi con una certa violenza. Essendo le specie molte e con portamento, usi ed esigenze diverse le analizziamo e le descriviamo una per volta.

Impatiens noli-me-tangere

È, come abbiamo detto, l’unico esponente della famiglia che possiamo trovare spontaneo in Italia. Vive di solito nei boschi o sulle montagne in un ambiente tendenzialmente umido e ombroso. Porta su di un fusto centrale delle foglie verde chiaro lanceolate e dentate. I fiori, che nascono dall’ascella fogliare, sono giallo chiaro. Da noi non è molto apprezzata, ma può trovare una sua collocazione negli angoli meno illuminati del giardino e ci darà soddisfazioni (soprattutto se piantata in gruppo) dato che ha una fioritura piuttosto lunga che va da giugno a settembre. Si moltiplica per seme e comunque è molto facile che si autodissemini (e va monitorata attentamente se vogliamo mantenerla in un determinato confine).

Impatiens balsamina

Impatiens balsaminaDetta anche semplicemente balsamina o begliuomini è una pianta di origine orientale giunta in Europa nel XVI secolo. Le prime varietà avevano colori e forme poco entusiasmanti, ma col tempo vi furono svariati ibridatori che si dedicarono alla creazione di nuove varietà e cultivar. Si introdussero forme più ricche (come quella a camelia) e colori più vivaci (rosa intenso, screziature e puntinature). La pianta si sviluppa intorno ad uno stelo centrale spesso da cui si dipartono le foglie, alterne, lanceolate e dentate. Anche in questo caso i fiori si dipartono dalle ascelle fogliari. Le dimensioni sono varie: la ricerca ne ha sviluppate varietà nane e varietà più slanciate e fiorifere. Purtroppo le cultivar raramente mantengono le proprie caratteristiche generazione dopo generazione. È quindi consigliabile comprare sempre i semi per poter avere piante rispondenti alle nostre aspettative in dimensione e abbondanza delle fioriture. 

Coltivazione Impatiens

Sono di coltura estremamente semplice. Si possono ottenere sia tramite semina sia acquistandole direttamente dai rivenditori di piante annuali. Essendo piante che germinano con grande facilità chiunque può dilettarsi nella loro coltura. Vanno seminate alla fine dell’inverno (a seconda delle regioni da febbraio ad aprile). Se si vuole essere sicuri di avere fioriture fino all’autunno inoltrato possiamo tornare a farlo a metà maggio. I semi vanno mescolati a sabbia fine visto che sono molto piccoli e rischiamo di far crescere troppo vicine le piantine. Vanno sparsi su un composto molto leggero di torba e mantenute umide ed esposte a Sud. Di solito le vedremo spuntare nel giro di 10 giorni: aspettiamo che abbiano emesso la seconda coppia di foglie e potremo spostarle direttamente a dimora. Il trapianto di solito è molto semplice e assolutamente non traumatico. Questo perché la balsamina sviluppa moltissime e fini radici che inglobano un buon pane di terra. Questo favorisce il trasferimento e permette alla pianta di riprendersi in tempi molto brevi se non nell’immediato. Per il resto è molto semplice farle rimanere belle: necessitano di annaffiature regolari e abbondanti e altrettanto importanti e regolari concimazioni con un prodotto adatto a piante fiorite, quindi con un alto tenore di potassio e fosforo. L’esposizione ideale è mezz’ombra-ombra. Possono sopportare anche il sole mattutino, l’importante è che il substrato risulti sempre ben umido. Le piante possono essere cresciute in varie maniere: stimolando o meno i getti laterali. Nel secondo caso otterremo un solo grande stelo centrale e fiori molto più grandi. Si può anche intervenire togliendo i primi boccioli e permettendo così alla pianta di concentrarsi maggiormente sulla crescita vegetativa e dare in seguito migliori risultati.

Impatiens sultanii e i. hostii

Impatiens sultaniiSono specie simili e nel tempo non hanno fatto che avvicinarsi sempre più nelle caratteristiche.

Viene anche chiamata pianta di vetro ed è originaria dell’Africa centrale. È molto apprezzata in ambito orticolo per la sua capacità di essere in fiore dalla primavera al tardo autunno e anche in inverno (se coltivata come pianta d’appartamento). A seconda della cultivar può andare dai 30 ai 60 cm di altezza ed è formata da un fusto centrale molto vigoroso e, nel tempo, di altri laterali. Le foglie sono alterne e lanceolate, verde medio con nervature rossastre. I fiori nella specie sono rosso intenso, ma sono disponibili in coltivazione dal bianco al cremisi. Vanno seminate alla fine dell’inverno mescolando i semi a sabbia fine ed utilizzando un substrato molto leggero composto da sabbia e torba, possibilmente in lettorino, senza coprirli. Bisogna sempre tenere il substrato umido utilizzando un vaporizzatore, ma senza esagerare perché le piantine sono facilmente vittima di marciumi. Appena spuntate vanno esposte alla luce (non diretta) e dopo poco tempo trasferite a dimora. Possono anche essere moltiplicate tramite talea erbacea da effettuarsi in perlite mantenuta costantemente umida o in acqua. Le piante adulte necessitano di un’esposizione ombreggiata e soprattutto di evitare assolutamente la luce diretta. Il substrato deve essere ricco per l’aggiunta di stallatico maturo e magari un concime granulare a lenta cessione per piante fiorite.

Le annaffiare dovranno essere costanti e il suolo deve essere sempre mantenuto umido.

Ibridi di Impatiens

Sono le piante che si trovano più comunemente in commercio presso i vivaisti. Di solito vengono vendute in vasetti da circa 8 cm di diametro in svariati colori. Vengono utilizzati comunemente per la realizzazione di bordure e aiuole fiorite perché sbocciano dalla primavera all’autunno con continuità e necessitano (a parte l’irrigazione che, oggi, è spesso automatizzata) di pochissime cure. Questi ibridi sono di origine olandese e derivano dall’incrocio tra l’impatiens sultanii e l’i. hostii. Già dalla loro comparsa sul mercato si è visto che avevano caratteristiche eccezionali che le avrebbero portate a soppiantare altre piante di uso comune quali il geranio e le surfinie.

Sono di estrema semplicità colturale e hanno una maggiore tolleranza del sole rispetto agli altri esponenti della famiglia. Questo le ha rese piante amate da tutti e utilizzatissime in svariate situazioni. Di solito hanno un portamento compatto che va dai 15 ad al massimo 40 cm di altezza. Le foglie, alterne e dentate, ovali, hanno colori molto vari che possono andare dal verde molto chiaro al bruno rossiccio ed essere anche variegate. I fiori hanno un’enorme variabilità di colore: dal bianco al rosso, all’arancione al salmone al lilla. 

lisetta biancaAi fiori seguono piccole capsule semilegnose, colme di semi; per chi desidera sperimentarsi con la semina, è possibile conservare di anno in anno i piccoli semi, per seminarli già in febbraio in semenzaio protetto, oppure in maggio direttamente a dimora.

Ricordiamo che queste piante sono frutto di numerose ibridazioni, quindi le piante che otterremo da seme potrebbero essere molto diverse dalle piante da cui abbiamo prelevato le sementi: non stupiamoci se dai semi delle nostre piante di lisetta vengono prodotte piantine con fiori viola o rosso fuoco.

Le piante di impatiens, chiamate anche carolina, lisetta o fiori di vetro, sono molto comuni nei giardini; nel corso degli anni si sono prodotti ibridi di vario tipo: dai fiori particolarmente colorati, di dimensioni contenute, con fiore doppio o striato. Tutte queste piante producono piccoli arbusti molto ramificati, con fusti carnosi, succulenti; nonostante la loro ricchezza in acqua questi fusti non si comportano come le più comuni piante succulente, ovvero temono la siccità; per avere piante sempre in fiore e rigogliose è necessario posizionarle in luogo ombreggiato o semiombreggiato, ma abbastanza luminoso; prediligono terreni freschi e umidi, quindi necessitano di annaffiature frequenti e regolari, anche quotidiane durante le settimane più torride e siccitose di luglio e agosto. Ogni 10-12 giorni ricordiamo di aggiungere all'acqua delle annaffiature del concime per piante da fiore, in modo da stimolare una fioritura costante.

 Delle caroline per il sole

ImpatiensNei vivai troviamo sempre più spesso degli impatiens con fiore identico agli I. walleriana, ma con foglie più grandi e scure, solcate da vistose venature; si tratta dell'I. hawkeri "nuova guinea", un ibrido molto vigoroso di una specie di origine africana; queste piante sono decisamente più vigorose delle classiche carolina, e sviluppano arbusti più grandi e fioriferi; oltre a queste caratteristiche, tendono a sopportare meglio il caldo, il sole diretto e la siccità, pur producendo fiori praticamente identici a quelli della specie più coltivata. Queste piante in genere sono anche leggermente più costose, ma la differenza di prezzo viene rapidamente ripagata dalla maggiore resistenza e vigoria delle piante. In effetti se volessimo cimentarci con la coltivazione invernale delle piante di carolina, forse sarebbe meglio pensare a una pianta di questa specie.

Semina

Bisogna procedere alla fine dell’inverno in serra riscaldata almeno a 20°C in un composto molto leggero di torba e sabbia. I semi, essendo piccolissimi, vanno mescolati a sabbia fine e poi sparsi sul terreno. Non devono essere coperti e vanno mantenuti alla luce, ma non diretta. Bisogna inoltre umidificare costantemente il substrato. Di solito le vedremo germinare nel giro di dieci giorni. Possono poi essere mantenute ad una temperatura dai 15 ai 20 gradi fino a crescita completata (ci vogliono circa 2 mesi). È molto importante in questo frangente dare loro un suolo sempre più ricco e che possa facilmente essere mantenuto umido. È quindi consigliabile aggiungere argilla e stallatico maturo, oltre a dei granuli di fertilizzante per piante fiorite. Al termine dei due mesi possono essere messe a dimora. L’operazione è semplice e raramente comporta problemi perché creano un ammasso molto compatto di radici. L’esposizione ideale è la mezz’ombra, anche se molte cultivar sopportano bene anche il pieno sole a patto che il substrato sia sempre umido. Si possono avere problemi solo se le esponiamo a violenti sbalzi di temperatura o di umidità. Quindi se le teniamo in serra (o ve le abbiamo acquistate), teniamole in casa per vari giorni per farle acclimatare prima di porle definitivamente a dimora in giardino.

 

Talea

Talea impatiensSe ci piace particolarmente una pianta per il suo colore possiamo provare a talearla alla fine dell’estate e mantenerla poi in serra fredda o in casa durante l’inverno (temperatura minima 10° C).

È sufficiente prelevarne uno stelo spesso almeno 3 mm e porlo a radicare in un composto molto leggero di sabbia e perlite mantenuto costantemente umido o in acqua, in una bottiglia di vetro scuro. Nel giro di due settimane dovrebbe essersi formato un quantitativo di radici sufficiente a permettere l’impianto in un terriccio più ricco.

Usi

Come abbiamo detto si tratta di piante poliedriche. Possiamo usarle nelle aiuole (specie in quelle più basse), come coprisuolo o, le varietà più alte, anche nelle bordure miste. Si possono abbinare ottimamente a tutte le piante da ombra: begonie, alla base delle ortensie, alle hosta, all’alchemilla, all’astilbe, agli anemoni autunnali. Belle anche come base schermante per rampicanti come le clematis.

9. gen, 2017
Pianta succulenta annuale originaria dell'America meridionale, diffusa allo stato selvatico anche in alcune zone dell'America settentrionale e dell'Australia. Ha fusti rossastri, carnosi, molto ramificati, e portamento prostrato, che la rende un'ottima pianta tappezzante; le foglie sono verde chiaro, cilindriche, succulente, con un ciuffetto ascellare di sottili peli bianchi. Da giugno fino primi freddi autunnali sull'apice dei rami sbocciano numerosi fiori a rosellina, con i petali dall'aspetto stropicciato, che si chiudono con il buio; i fiori della portulaca si possono trovare di tutti i colori, tranne il blu. I fusti, i fiori e i semi di portulaca sono commestibili e vengono spesso consumati in insalata.
Famiglia e genere  Fam. Portulacaceae gen. Portulaca, circa 40 specie
Origine  Paesi tropicali o subtropicali, oleacea spontanea in Europa, ma invasiva
Tipo di pianta  Annuali (perenne nei luoghi di origine o al Sud) erbacee, succulente
Esposizione  Sole o al massimo mezz’ombra
Rustico  NO
Terreno  Aridi e sabbiosi
Colori  Bianco, rosa, rosso, giallo
Fioritura  Dalla primavera all’autunno
Altezza  Al massimo 20 cm, spesso usata come coprisuolo
Propagazione  Seme, talea
Coltura  Facile
Portulaca
 

Esposizione

PortulacaLa portulaca necessita di essere posta in pieno sole per crescere bene e per produrre numerosi fiori. Teme molto il freddo, e solitamente con l'arrivo dei primi freddi autunnali deperisce rapidamente fino a seccare completamente; nei climi temperati le portulache si autoseminano con facilità. È una pianta che necessita di caldo e luce. Dà il meglio di sé quindi in pieno sole. Di solito non ha problemi con il caldo estivo. Tollera anche piuttosto bene la mezz’ombra sempre che il suolo dove è inserita non risulti troppo umido.

Annaffiature

Questa pianta necessita di annaffiature scarse ma regolari per fiorire copiosamente; quindi annaffiare ogni qual volta il terreno sia ben asciutto, evitando di inzuppare troppo il substrato, infatti le portulache sopportano senza problemi la siccità, ma temono gli eccessi d'acqua. Da aprile a settembre fornire del concime per piante da fiore ogni 15-20 giorni, sciolto nell'acqua delle annaffiature.

Evitiamo terreni troppo pesanti, cercando di favorire terricci con buona tessitura in grado di traspirare meglio. Una portulaca esposta correttamente ed innaffiata nel modo giusto darà sempre dei bellissimi fiori.

Terreno

Cresce senza problemi in qualsiasi terreno, preferendo i terreni sabbiosi e molto ben drenati; utilizzare un substrato composto da terriccio bilanciato alleggerito con pietra pomice o perlite. Evitiamo nella maniera più assoluta terreni asfittici e argillosi per queste piante che, in combinazione ad irrigazioni frequenti, sono una delle principali cause di deperimento.

Moltiplicazione

portulacaLe piante di portulaca tendono ad allargarsi molto, i rami più lunghi radicano a contatto con il terreno; volendo questi rami si possono staccare dalla pianta madre e possono essere posti a dimora singolarmente; all'inizio della primavera si procede alla propagazione per seme, ricordando di non interrare troppo i piccoli semi di portulaca, in quanto necessitano della luce per germinare, il semenzaio va tenuto in luogo temperato fino a germinazione; le nuove piantine vanno rinvasate singolarmente e poste a dimora in aprile-maggio. In maggio si possono seminare direttamente a dimora.

Origini e descrizione

descrizione portulacaSi tratta, nelle varietà orticole (grandiflora), di una pianta di origine tropicale, in particolare del Brasile e dell’Argentina. Nei posti in cui è nativa è considerata una perenne, ma in Italia è per lo più utilizzata come annuale perché difficilmente riesce a superare indenne l’inverno, specie al Nord. Si tratta di una pianta dal portamento strisciante che si può allargare fino a 30-40 cm di larghezza. Le foglie e i fusti sono succulenti. I fiori possono essere anche molto grandi e vi sono anche varietà doppie e stradoppie. All’origine erano rossi e arancioni, ma oggi sono disponibili anche nel giallo, rosa e bianco o con colori variegati. Purtroppo è difficile trovare buste di semi con colori singoli e bisogna quasi sempre accontentarsi di seminarle in mistura.

Semina, riproduzione e messa a dimora

Queste piante si possono ottenere in diverse maniere. Sicuramente nei vivai più forniti in primavera si riescono a trovare piantine già pronte per il trapianto o magari già disposte in balconette.

È però certamente un peccato acquistarle in questa maniera perché ottenerle da seme è sicuramente molto semplice e ci dà la possibilità di averne in quantità maggiore. Sono disponibili i semi in bustine e come abbiamo detto si può in genere scegliere tra portulache di diverse dimensioni e soprattutto con fiori più o meno pieni. È indispensabile procedere alla semina quando le giornate comincino già ad essere piuttosto calde e di notte non si scenda sotto ai 10°C.

I semi sono molto piccoli: è quindi importante mescolarli bene a della sabbia fine di fiume. In questa maniera riusciremo a distribuirli più uniformemente evitando dannosi affollamenti e dannosi diradamenti. Si può seminare in semenzaio o direttamente a dimora.

Nel primo caso si consiglia spassionatamente di utilizzare dei vassoi alveolari in quanto la portulaca non ama assolutamente i trapianti. È quindi meglio evitare di ripicchettarle ed è invece consigliabile lo spostamento con tutto il pane di terra. Il substrato deve essere composto da sabbia e torba in egual misura su cui vanno distribuiti i semi. L’ideale è coprire con pochissima e finissima sabbia o al massimo lasciare scoperto. Mettere il tutto in una zona luminosa ma ombreggiata e vaporizzare costantemente. Di solito si vedono comparire le prime foglioline nel giro di 15 giorni. Appena saranno un po’ più grandi si possono diradare (se eventualmente ve ne fosse più di una nello stesso alveolo) e trasferire a dimora con tutto il pane di terra. Per seminare a dimora invece è consigliabile aspettare almeno maggio e scegliere una zona in cui il terreno risponda alle esigenze della pianta, sia quindi piuttosto leggero. Si dovrà, in mancanza di piogge, intervenire più volte per umidificare tramite un vaporizzatore (per non spostare troppo i semi).

Talea

portulacaSe disponiamo di una pianta che ci piace particolarmente per il suo colore possiamo anche provare a moltiplicarla tramite talea. È una pianta che si presta bene a questa tecnica e difficilmente saremo delusi. Bisogna prelevare una porzione di fusto, tagliandola con una lama affilata possibilmente in corrispondenza di un nodo, e inserirla in un composto molto leggero di sabbia o magari sabbia e agriperlite. Va tenuta con temperature piuttosto alte (almeno 20°) e si consiglia di mantenere l’umidità elevata coprendo il tutto con un film plastico (da aerare periodicamente). Nel giro di qualche settimana vedremo spuntare delle radichette e la porzione di fusto comincerà nuovamente a vegetare. Dopo aver aspettato ancora qualche settimana per permettere un buon assestamento possiamo spostare l’individuo in un vasetto più grande procedendo con periodiche cimature per incentivarne la ramificazione.

Substrato

Sia che vogliamo coltivare la portulaca in piena terra sia che vogliamo coltivarla in contenitore dobbiamo tenere presente che è una pianta che ama i terreni poveri e aridi. Dobbiamo quindi assolutamente evitare i suoli argillosi e con ristagni idrici. Sono invece adattissimi i terreni sabbiosi o sassosi, anche in prossimità delle coste. Infatti è una pianta che tollera piuttosto bene la salsedine. In vaso è anche consigliato approntare sul fondo un buon strato drenante composto da ghiaia e cocci o eventualmente argilla espansa.

Rusticità

Nella maggior parte d’Italia è considerata una pianta annuale. Sicuramente può durare più di un anno in quelle zone (per esempio le isole) dove anche in inverno non si hanno gelate. Se si vogliono conservare le piante da un anno all’altro nel resto della penisola si consiglia di ritirarle in una serra calda ben luminosa o, piuttosto, procedere con delle talee a fine estate per avere in primavera piante totalmente rinnovate.

Irrigazioni

fiori di portulacaSono piante adatte a luoghi aridi e quindi non necessitano di interventi assidui. Sicuramente si deve intervenire più spesso se sono in vaso, ma solo se il terreno è davvero molto asciutto. In piena terra è invece quasi superfluo a meno che la siccità non perduri davvero da molto tempo. Per questa ragione sono piante da prendere seriamente in considerazione per rallegrare sia il giardino sia i balconi (in alternativa a gerani o surfinie). Danno luogo a lunghe e colorate fioriture senza necessitare delle stesse assidue cure. Inoltre possono essere anche quasi dimenticate per qualche settimana senza necessitare il nostro intervento. Consentono quindi di assentarsi abbastanza serenamente quando ci si vuole recare in vacanza durante l’estate.

Concimazioni

Come abbiamo detto richiedono di solito terreni piuttosto aridi e poveri. In questo senso non hanno neanche grandi esigenze. Se si vuole si può intervenire una volta al mese distribuendo un buon concime liquido per piante fiorite. Si raccomanda però di non esagerare perché queste piante non amano essere stimolate eccessivamente.

Uso in giardino

Possono essere utilizzate in giardino in svariati modi. Sono delle ottime coprisuolo, ma possono essere usate anche nelle bordure. Sicuramente possono essere inserite nel giardino roccioso per accompagnare per esempio dei sedum, dei sempervivum, dei phlox subulata, dei geranium o piante aromatiche basse come il timo. Come ho già accennato è una buona idea prenderle in considerazione come piante da balconette, accentuando la loro capacità di essere almeno parzialmente decombenti. Possono essere alternative meno impegnative ai gerani e alle surfinie e dalla fioritura altrettanto continua.

Varietà infestante

portulacaLa specie oleacea è originaria degli Stati Uniti, ma si è diffusa in tutta l’Europa allo stato spontaneo. Porta dei fiorellini gialli piuttosto insignificanti, mentre le foglie possono anche venir considerate graziose visto che sono grandi e di un bel verde opaco o rossastro. Può essere lasciata crescere nel caso si voglia per esempio coprire una scarpata assolata (anche se vi sono alternative più decorative). Diversamente, se compare nel nostro giardino, si consiglia di intervenire al più presto eliminandola perché si diffonde con estrema velocità. Infatti non si avvale solo del vento, ma viene diffusa anche dagli uccelli i quali se ne cibano, ma disperdendo poi i semi con le feci.

Portulaca: In cucina

La portulaca oleacea in alcuni paesi è anche apprezzata in gastronomia e viene utilizzata per la preparazione di insalate e decotti, ma anche in Italia meridionale la Portulaca è una pianta apprezzata e sfruttata in ambito culinario.

Da un punto di vista alimentare pare sia molto ricca di grassi Omega 3 ma anche di acido linoleico e vitamina C e numerose sono le sue proprietà. La portulaca in ambito fitoterapico viene infatti utilizzata contro lo scorbuto e contro piccole infezioni all'apparato urinario.

Sempre restando nel campo dell'omeopatia e della medicina popolare la portulaca viene utilizzata come depurante e come diuretico, principalmente attraverso infusi o come alimento. Nel campo della cosmetica invece la portulaca può essere utile contro irritazioni della pelle, piccoli inestetismi e punture di insetti.

3. gen, 2017
Si tratta di piante erbacee molto ramificate. Tutte le parti sono ricoperte da una folta e fitta peluria (che negli ultimi anni alcuni ibridatori hanno cercato di limitare perchè alcune persone trovano che sia fastidiosa al tatto). Le foglie corrono, alterne, lungo tutto il fusto. I fiori hanno forma di imbuto e ci sono in una vastissima gamma di colori e nella forma semplice o doppia. Possono inoltre essere venati, striati, con il margine di colore diverso e anche ondulato.Bisogna sottolineare che è una pianta che ha ricevuto molte attenzioni da parte degli ibridatori: potremo perciò trovarne di tutte le dimensioni, con fiori grandi e radi o piccoli e numerosi, compatte o ricadenti. C’è davvero l’imbarazzo della scelta.

Surfinia

Caratteristiche generali  

Famiglia e genere Fam. solanacee, gen. Jasminum (più di 200 specie)
Tipo di pianta Perenni ma da noi coltivate come annuali
Esposizione sole
Rusticità no
Terreno Sciolto, neutro, ben drenato
Colori Bianco, rosso, giallo, viola, rosa
Coltura Mediamente facile
Fioritura Da primavera a ottobre-novembre
Altezza Da 15 cm a oltre 2 metri di cascata
Propagazione Seme, talea

Le surfinie non sono altro che una varietà di petunie introdotta in commercio negli anni ’80.

Create in Giappone, sono un incrocio tra le specie rampicanti a fiore piccolo e le tradizionali petunie.

Possiamo dire che ciò che le caratterizzano è un particolare vigore che le porta a crescere molto di più: anche fino a 2 metri.

Pare, inoltre, che sopportino meglio la mezz’ombra e riescano quindi a fiorire copiosamente anche in assenza di condizioni per loro ottimali. Le loro infiorescenze resistono anche meglio alle piogge. In linea generale, però, le loro caratteristiche generali sono accomunabili a quelle delle petunie. 

Periodo di fioritura

Le petunie e le surfinie, se ben trattate, hanno un periodo di fioritura lunghissimo. Si possono trovare in commercio piccole piante già fiorite nel mese di marzo. Con i giusti accorgimenti potremo mantenerle belle e decorative (anche a seconda della zona in cui viviamo) fino a novembre.

Origine

Origine surfinie

Il genere è composto da circa 25-26 specie originarie dell’America Latina e in particolare delle foreste pluviali del Brasile. In Europa furono importate due specie: la P. phoenicea e la P. nyctaginiflora.

Le tipologie che oggi possiamo trovare in commercio sono tutte ibridi di queste due specie.

Il nome deriva dal brasiliano e significa tabacco. Infatti sia la nicotiana sia la petunia appartengono alla famiglia delle solanacee e hanno foglie molto simili.

 

Rusticità

Purtroppo sono piante davvero poco rustiche ed è per questo che alle nostre latitudini vengono considerate piante annuali. Generalmente non sopportano che le temperature vadano sotto zero e quindi, se si decide di provare a conservarle, è meglio ritirarle per tempo.

 

Terreno

Terreno surfinieBisogna precisare che tendenzialmente le surfinie e le petunie vengono coltivate come piante da vaso, ma

possono anche essere collocate in piena terra: in quel caso è bene scegliere piante dallo sviluppo più contenuto o al massimo strisciante e che possano essere valorizzate nelle aiuole.

Per la messa a dimora in questo caso consigliamo di scavare una buca larga almeno il doppio del vaso di provenienza e porre sul fondo una buona manciata di concime a lenta cessione. Una volta prelevato il pane di terra bisogna notare se alla base si sia creato un reticolo troppo spesso di radici. In quel caso è bene cercare di aprirlo o, se impossibile, fare una incisione a croce con un taglierino.

Dopo aver posto la pianta nella buca bisogna ricoprire con la terra e compattare bene.

 

Se decidiamo di coltivarle in cassette è bene orientarci verso un terriccio leggero e possibilmente acido.

Bisogna evitare assolutamente che il substrato si compatti troppo: questo sarebbe causa di ristagno idrico e quindi marciume alla base della pianta.

Per ottenere ottimi risultati è bene invece includere nel terriccio delle perle di argilla espansa o della agriperlite oltre a creare un abbondante strato drenante sul fondo del contenitore.

Qualche settimana dopo la messa a dimora è bene controllare che il livello del terriccio non sia sceso troppo scoprendo di conseguenza il colletto e le radici: in caso di forte vento le piante in quelle condizioni potrebbero subire gravi danni. È necessario in quel caso aggiungere terriccio in maniera che la base delle piante sia ben coperta.

È ad ogni modo importantissima la scelta del vaso: non dobbiamo usare contenitori piccoli e soprattutto troppo bassi. Le surfinie necessitano di un terreno profondo sia perché mantiene maggiormente i nutrienti e l’umidità, sia perché aiuta le piante ad ancorarsi bene e questo le protegge dal loro maggiore nemico: il vento

 

Irrigazione

Bisogna prestare particolare attenzione all’irrigazione perché in questo caso è molto comune eccedere nell’uno o nell’altro senso.

È sconsigliato innaffiare ogni giorno abbondantemente le pianta e soprattutto lasciare molta acqua nel sottovaso. Questo comportamento può portare ad uno dei problemi più comuni nelle surfinie: il marciume del colletto.

È bene quindi limitarsi ad innaffiare le piante fino a quando il terriccio non risulti umido, ma non zuppo d’acqua. È inoltre importante ricordare che traggono particolare beneficio dalla regolarità nella somministrazione. Se sarà scarsa si vedranno presto comparire antiestetiche foglie gialle lungo tutto il fusto.

Concimazioni

Concimazioni
 surfinieLe concimazioni per le surfinie sono molto importanti in quanto si tratta di piante divoratrici di nutrimento.

Tuttavia è importante scegliere con attenzione il prodotto da somministrare. Sono assolutamente da evitare quelli che contengano troppo azoto. Questo stimolerebbe la crescita vegetativa della pianta, ma sarebbe da ostacolo ad una buona fioritura.

In linea generale è meglio al momento dell’impianto mescolare al terriccio un concime granulare a lenta cessione per piante fiorite o per ortaggi esigenti (come i prodotti per i pomodori).

È bene poi somministrare un prodotto in formulazione liquida (ad alto tenore di potassio) almeno ogni due settimane (o molto diluito, quotidianamente). L’ideale sarebbe imitare il più possibile la fertirrigazione.

 Potatura

Può capitare che a metà estate le piante risultino un po’ stanche e debilitate e magari i fusti comincino a virare al giallo.

In questo caso è bene intervenire sfoltendo gli individui e riducendo le dimensioni dei fusti di 1 o 2/3. Bisogna poi lasciare alla pianta il tempo di riprendersi riducendo le annaffiature e le concimazioni.

È oltremodo importante intervenire regolarmente per pulire i rami da foglie e fiori secchi. Solo in questa maniera eviteremo un aspetto antiestetico e stimoleremo la produzione di nuove infiorescenze.

Altri accorgimenti

I peggiori nemici delle surfinie sono il vento e la pioggia. Bisogna prestare particolare attenzione alla zona in cui decidiamo di coltivarle. È meglio scegliere un posto riparato dai venti più violenti. Questi possono scuotere con forza tutta la pianta e causare il distacco dei rami alla base danneggiandola seriamente. Sotto questo aspetto sono molto fragili e bisogna quindi prestare anche particolare cura durante il trasposto dal vivaio a casa nostra. È meglio scegliere gli esemplari protetti dalla retina verde e non rimuoverla fino al momento della messa a dimora. Altra importante avversità è la pioggia: può causare la marcescenza dei fiori e dei boccioli. È importante quindi pulire regolarmente le piante in maniera che abbiano sempre un aspetto ordinato e siano stimolate la produzione di nuove infiorescenze.

Parassiti

Le surfinie sono piante in genere molto sane e per questo negli ultimi anni hanno soppiantato il geranio, vittima della cycareus marshalli.

Possono però anche loro venir colpite da parassiti.

I più comuni sono

- Ragnetto rosso: è un acaro che si nutre della linfa della pianta. Si nota la sua presenza analizzando il retro delle foglie. Se notiamo la comparsa di minuscoli puntini rossi o bruni è meglio intervenire al più presto con un acaricida specifico. DI solito colpisce quando le temperature sono molto alte. Può anche essere utile vaporizzare le foglie per aumentare l’umidità presente.

- Afidi: sono animaletti verdi o marroncini. Di solito si attaccano al fusto della pianta e possono debilitarla molto. Vanno combattuti con insetticidi ad azione aficida.

- Oidio: lo notiamo quando le foglie, i fusti o i boccioli si coprono di una patina bianca. Compare in genere in primavera o in autunno dopo le piogge. Va combattuto con un anticrittogamico specifico.

 Riproduzione

Le surfinie si possono riprodurre principalmente per semina o per talea.

Talea: vanno fatte verso settembre o in primavera su piante conservate dall’anno precedente.. Bisogna prelevare una sezione di ramo senza fiori lunga circa 8 centimetri, poi inserirla in una vaso con terriccio molto leggero (composto da torba, sabbia e perlite) e mantenerlo umido. È importante che sia posizionato all’ombra. Dovrebbero radicare nel giro di un mese.

Se fatte in autunno bisogna poi conservarle per tutta la stagione fredda in un locale tiepido e abbastanza luminoso.

Semina: si procede all’inizio della primavera.

I semi sono molto piccoli e per evitare di spargerli non uniformemente è bene mescolarli prima a della sabbia fine.

Il composto va poi distribuito in maniera uniforme su di una cassetta riempita di terriccio leggerissimo o meglio vermiculite. È necessario vaporizzare con acqua (operazione che va ripetuta spesso, anche due volte al giorno) e conservarla ad una temperatura almeno di 16°C, possibilmente coperta da un film plastico trasparente per mantenere l’umidità. Appena compaiono le piantine si spostano in un locale luminoso.Vanno trapiantate in vasetti singoli circa un mese dopo.

 Consigli sulla surfinia

surfinia

Vorrei avere dei consigli su come curare la surfinia: quando annaffiarla, quando e come concimarla, se è male che si bagnino le foglie, se è una pianta che va esposta in pieno sole e da cosa dipendono le foglie gialle e come si riproduce?

 

Surfinia: Risposta: Consigli sulla surfinia

Si tratta di una pianta che può essere coltivata in pieno sole, ma si adatta bene anche a posizioni semi-ombreggiate (in questo caso le annaffiature dovranno essere diminuite). Da qualche anno, in considerazione del successo che sta riscuotendo questa nuova essenza, esistono in commercio concimi sepicifici per la surfinia. Ina lternativa può utilizzarsi un

concime liquido per gerani. E' bene evitare ristagni d'acqua (trattandosi di pianta che è facilmente aggredibile da parassiti fungini). Per quanto riguarda la riproduzione, la surfinia è una pianta che è facilmente riproducibile per talea. Puoi ottenere altre piante tagliando parti di ramo semilegnoso (di lunghezza pari a circa 5 cm) piantandoli all'aperto in un composto di torba e sabbia in parti uguali. Il composto deve essere bagnato tutti i giorni e le foglie devono essere spruzzate anche più volte al giorno.

 

 
3. gen, 2017
l Pelargonium, più noto come Geranio, appartiene alla famiglia delle Geraniaceae, ordine Geraniales. E' di origini sudafricane. Molto usato a scopi ornamentali, è tra le piante da balcone più apprezzate.

Il nome geranio deriva dalla parola greca geranos, che vuol dire gru e fa quindi riferimento alla particolare conformazione della testa di tale uccello.

I fiori del geranio sono formati da cinque sepali e da cinque petali di forma ovale.

La pianta fiorisce nel periodo che va dalla primavera all'autunno.

Tra le specie più diffuse devono essere ricordate il Crassicaule, l'Angulosum, l'Echinatum, il Fulgidum, il Peltatum (o Geranio Edera), lo Zonale, il Grandiflorum.

Può raggiungere una lunghezza di un metro e mezzo.

potare gerani Potatura gerani

potare geraniE' bene procedere alla potatura gerani nella stagione primaverile.

Per la potature gerani, i rami del geranio devono essere tagliati fino a 1/3 rispetto alla loro lunghezza.

Questa operazione è indispensabile per rinvigorire la pianta e conservarla in buono stato di pulizia, che ne permette uno sviluppo equilibrato.

Per ottenere la riproduzione dei gerani è necessario fare ricorso alla classica tecnica della taleazione. Bisogna cioè mettere a radicare delle talee apicali di circa 10 cm di lunghezza all'interno di contenitori riempiti di sabbia e torba, sistemati in luoghi con una temperatura sui 18 gradi e non esposti alla luce diretta dei raggi solari.

In parole semplici si tratta di piantare un rametto nel terriccio, facendo pressione sulla terra intorno alla zona basale, per farlo radicare.

Il periodo più idoneo per piantare le talee di geranio è il mese di marzo, ma è possibile procedere anche durante i mesi estivi. Dopo un periodo di sei settimane le piantine vanno trapiantate in vasi più spaziosi e successivamente devono essere cimate, per permettere la formazione di nuovi rami. La possibilità di fare ricorso alla talea per far riprodurre queste piante le rende un buon affare dal punto di vista economico, il che, in tempi di crisi, è un aspetto che non deve essere sottovalutato. 

Esigenze ambientali e periodo di concimazione

geranioNei mesi più freddi le piante di geranio devono essere collocate in ambienti con temperatura non inferiore ai 10 gradi. Il vantaggio offerto da tale pianta è che d'estate è capace di sopportare bene delle temperature piuttosto alte. Ed è proprio questo uno dei segreti della sua ampia diffusione come pianta scelta per decorare i balconi. La pianta ha inoltre necessità di ricevere molta luce, quale fondamentale valore nutritivo.

La concimazione deve essere eseguita nel periodo dell'anno che va da aprile a settembre, con cadenza quindicinale. Il rinvaso va eseguito in primavera.

Siccome il pelargone non riesce a sopravvivere a temperature sotto i 5 gradi, finita la bella stagione va potato e sistemato in un luogo più idoneo, cioè che abbia una temperatura più alta rispetto a questa soglia limite.

Parassiti e malattie

geraniSe si evidenziano escrescenze di colore marrone, la pianta è stata colpita dalle cocciniglie brune. A questo punto il geranio va trattato con un prodotto anticoccidico o, in alternativa, bisogna rimuovere le cocciniglie manualmente, cioè passando delicatamente un batuffolo con alcol ed acqua sopra la parte interessata, fino a pulirla completamente.

Se scuotendo le foglie si osserva la formazione di una specie di nuvoletta biancastra di piccoli insetti significa che sulla pianta sono insediati gli aleurotidi. Si tratta di insetti volanti che devono essere combattuti tempestivamente, mediante uso di prodotti specifici di facile reperimento.

Se la parte più bassa del fusto annerisce significa che il geranio è stato annaffiato con quantità d'acqua eccessive, che vanno quindi ridotte.

Se il coltivatore nota che il fusto delle piante ingiallisce oppure che le foglie appassiscono vuol dire che i gerani sono stati collocati in una zona troppo all'ombra.

Se sopra alcune parti del pelargone compare della polverina di colore grigio, vuol dire che la pianta è stata colpita dalla micidiale Muffa grigia. In questo caso, le parti devono essere trattate con anticrittogamici ad hoc.

Se invece si rileva la presenza di macchie chiare sulla superficie delle foglie, purtroppo l'intera pianta deve esere eliminata. Ha infatti contratto la Virosi ed è destinata a raggrinzire rapidamente.

Se le foglie basali ingialliscono bisogna aumentare la quantità d'acqua somministrata poiché evidentemente la pianta non ne riceve abbastanza.

Virtù terapeutiche attualmente riconosciute

geraniAlcune qualità del geranio, per la verità non molto conosciute dai non addetti ai lavori, sono da tempo utilizzate in Aromaterapia al fine di dare equilibrio al sistema nervoso, ma anche a fini anti-infiammatori, astringenti e antisettici.

Il geranio ha un inoltre un uso riconosciuto di stimolante del sistema linfatico e delle funzioni renali. E' altresì indicato per la cura di vesciche, acne e bruciature in generale.

Come si può vedere, le sue virtù terapeutiche sono davvero molte.

3. gen, 2017
Il geranio, che viene così comunemente chiamato altro non è che il Pelargonium, un genere appartenente alla famiglia delle Geraniacee, la stessa di cui fa parte l'altro genere consimile del Geranium. Il nome Pelargonium fu dato al gruppo botanico che gli è proprio solo due secoli fa, quando la pianta era già nota e diffusa con l'altro nome più comune di geranio, nome derivante dal greco che significa "becco di gru", a designare la forma particolare del frutto.

Originario del Sudafrica, questo genere di pianta venne importato in Europa da mercanti olandesi che commerciavano con le Indie Orientali e che si fermavano al Capo di Buona Speranza per approvvigionarsi. La sua introduzione in Italia si deve invece a un nobile veneziano. Per le sue caratteristiche di resistenza alla siccità e facilità di propagazione questo tipo di pianta attirò fin dal 1700 l'attenzione di molti appassionati botanici, che negli anni diedero vita a tante nuove varietà, cosicchè oggi se ne contano migliaia.

 

geranio pelargonium
 

Varietà botaniche

geranio pelargoniumIl genere dei gerani Pelargoni comprende un gran numero di piante suffruttescenti perenni che possono essere classificate in quattro specie principali:

I Pelargonium zonale o gerani comuni, con andamento cespuglioso e con foglie corrugate e verdi, pelose e cuoriformi caratterizzate da un anello scuro. La varietà zonale comprende numerosi ibridi che producono quasi tutto l'anno fiori variamente colorati in tonalità che variano dal bianco al rosso al rosa e che spuntano riuniti in ombrelle su lunghi steli;

I Pelargonium peltatum o gerani edera, con foglie peltate lucide e carnose e fusti ricadenti, la cui caratteristica è quella di avere uno stelo erbaceo con internodi molto lunghi e sottili ed un portamento che ricorda l'edera (da cui il nome). Una varietà molto particolare appartenente a questa specie è costituita dai gerani "mini edera", noti come "gerani parigini", caratterizzati da foglie provviste di screziature bianco-gialline;

i Pelargonium odoroso o gerani profumati, con piccole foglie frastagliate che hanno la particolarità di emanare, a seconda delle varietà, profumi particolari di rosa, mela o limone, usati per l'estrazioni di terpeni molto utilizzati nell'industria cosmetica e farmaceutica per realizzare i ben noti oli essenziali;

il Pelargonium grandiflorum o geranio imperiale, con fusti meno grossi ed eretti rispetto ai gerani zonali. Le foglie sono lobate ed incise mentre I fiori, colorati di lilla, rosso, rosa o bianco, sono molto caratteristici, in quanto presentano delle macchie di colore sempre più scuro, in genere rosso porpora, rispetto a quello generale del fiore. 

Tecnica colturale

geranio pelargoniumEssendo una pianta abbastanza resistente alle alte temperature, essa vegeta in modo ottimale in posizione soleggiata e in ambienti ben aerati, anche se vive abbastanza bene anche in mezz'ombra.

Nonostante la sua facile adattabilità è tuttavia necessario dedicare alla pianta le cure proprie in modo che essa ci delizi con le sue fioriture per gran parte dell'anno.

Innanzitutto è doveroso non farle mai mancare regolari innaffiature, senza bagnare le foglie, per tutta la stagione riproduttiva, sia in primavera per tre giorni alla settimana a seconda delle condizioni climatiche locali, sia in estate anche tutti i giorni. Tuttavia è consigliabile non eccedere, dato che troppa acqua potrebbe apportare marciumi alla pianta. Nel periodo autunnale e invernale invece è indispensabile ridurre le innaffiature al minimo indispensabile per evitare che il terriccio si asciughi completamente.

geranio pelargonium: Rinvaso e concimazione

geraniLa rinvasatura dei gerani va effettuata ogni anno in primavera con un terriccio composto costituito da torba e terra argillosa, avendo cura di non usare vasi di dimensioni troppo grandi per impedire all'apparato radicale della pianta di svilupparsi troppo a scapito della parte aerea e di tagliare le radici più lunghe e spesse con forbici ben pulite e disinfettate. Necessaria per ottenere una splendida fioritura è invece la concimazione, da effettuare a partire dal mese di aprile fino a settembre ogni due settimane circa con fertilizzanti liquidi somministrati nell'acqua di irrigazione. In questo arco di tempo per favorire una fioritura più rigogliosa è indispensabile che le dosi più elevate di concime siano date dal potassio, in associazione ad altri elementi come il ferro, il manganese e lo zinco. Nel restante periodo dell'anno è sufficiente concimare una volta al mese.

Infine, non dovete tralasciare di rimuovere i fiori man mano che appassiscono e le foglie secche e scolorite tagliandole con le forbici a circa un cm dal fusto in modo da non lasciare ferite aperte nello stesso ed evitare così possibili attacchi parassitari.