FRUTTICOLTURA

18. mar, 2017

Il diabete mellito tipo 2 (DM2) sta diventando una seria minaccia per la salute umana. Il frutto del gelso bianco (Morus alba L.) è ampiamente usato nella medicina tradizionale cinese per il trattamento di diabete mellito, vertigini, tinnito, insonnia e ingrigimento precoce, così come agente protettivo di fegato e reni. Diversi studi hanno dimostrato che gli estratti acquosi di corteccia di radici, foglie e rami di gelso, che sono noti per contenere polifenoli e polisaccaridi, presentano attività ipoglicemizzante e antiiperlipidemiciRicercatori della Facoltà di Farmacia di Guangdong (Guangzhou, Cina) hanno studiato i polisaccaridi attivi delle more di gelso bianco per valutarne l'azione antidiabetica su ratti diabetici tipo 2 e chiarire il meccanismo alla base di tale azione.


"Ratti diabetici sono stati trattati con due frazioni di polisaccaridi estratti dalla mora (MFP50 e MFP90). I modelli di malattia sono stati indotti da una dieta ricca di grassi e iniezione a bassa dose di streptozotocina e sono stati confrontati con topi normali e topi diabetici trattati con metformina - spiega Chunyan Yan - Dopo sette settimane, la glicemia a digiuno (FBG), il test di tolleranza al glucosio orale (OGTT), i livelli di insulina a digiuno (FINS), il modello omeostasi di valutazione della resistenza all'insulina (HOMA-IR), emoglobina glicata (SPG), e alanina aminotransferasi (ALT), i profili lipidici e alterazioni istopatologiche del pancreas sono stati misurati. Successivamente, i livelli di espressione dell'insulina sono stati misurati con la tecnica Western Blot per chiarire il potenziale meccanismo alla base di queste attività antidiabetica".

Dopo sette settimane di trattamento, i valori dei diversi parametri misurati sono significativamente diminuiti soprattutto nei ratti del gruppo MFP90. Il livello di colesterolo legato alle lipoproteine ad alta densità (HDL-c) e la percentuale di HDL-c su colesterolo totale sono aumentati significativamente nel gruppo MFP50. Inoltre, MFP50 e MFP90 hanno indotto la riparazione dei tessuti pancreatici danneggiati nei topi diabetici. L'effetto ipoglicemizzante di MFP50 era più stabile di MFP90, con una diminuzione della glicemia dal 32 al 48%, rispettivamente; mentre l'effetto ipolipemizzante di MFP90 era leggermente migliore rispetto MFP50. 

"MFP50 e MFP90 hanno effetti marcatamente ipoglicemizzante e antiiperlipidemici e possono chiaramente alleviare i sintomi del diabete nei topi con diabete di tipo 2 - conclude Chunyan Yan - I polisaccaridi presenti nella mora di gelso bianco possono potenzialmente essere utilizzati come un trattamento efficace per il diabete di tipo 2. Ulteriori ricerche nelle strutture dei polisaccaridi attivi della mora di gelso e dei loro meccanismi per promuovere effetti antidiabetici sono in corso".

Fonte: Jiao Yukun, Wang Xueqian, Jiang Xiang, Kong Fansheng, Wang Shumei, Yan Chunyan, 'Antidiabetic effects of Morus alba fruit polysaccharides on high-fat diet- and streptozotocin-induced type 2 diabetes in rats', Marzo 2017, Journal of Ethnopharmacology, Vol. 199, pag. 119-127. 

18. mar, 2017

Esperidio (frutto) di 20-30 cm, di forma ovale, oblunga, a superficie liscia o rugosa, con o senza protuberanza al peduncolo e un po’ appuntito dalla parte opposta, di colore giallo; presenta un epicarpo non spugnoso, non troppo tenace, succoso, spesso, bianco, dolcigno e carnoso corrispondente a circa il 70% del peso e polpa dolcigno-amarognola divisa in 5-12 spicchi contenenti diversi semi. Alcune varietà di cedro sono acide, altre dolci. In Calabria si coltiva un cedro liscio, profumato, di grossa taglia, che viene prevalentemente candito, in Campania due varietà, una acida con albedo amarognolo e l’altra dolce e grossa, in Sicilia una varietà bitorzoluta a bassa acidità, destinata al consumo fresco.

Quando si coglie: sul finire dell’Estate per gli Ebrei e in Novembre per l’uso fresco e per l’industria.
Pregio: sembra utile per rafforzare il sistema immunitario e prevenire le malattie cronico-degenerative. I fitosteroli dell’albedo contrastano l’eccesso di colesterolo, mentre i flavonoidi, in sinergia con la vitamina C, svolgono un’azione antiossidante e antiaging.
Uso: a seconda della varietà più o meno dolce e dell’albedo più o meno amarognola, vengono aggiunti sia nelle macedonie di frutta mista sia nelle insalate di erbe o di pesce, tagliati a fette sottili. Il succo viene utilizzato per la preparazione di yogurt, bibite, granite e sorbetti, mentre dalla scorza si ricavano sciroppi, marmellate e canditi. L’industria dolciaria e liquoristica trasformano questi frutti in canditi, confetture, caramelle, gelati, sciroppi, bibite analcoliche naturali e gassate, liquori, grappe, ma soprattutto ne utilizzano l’olio essenziale.

18. mar, 2017

L’arancia rossa viene coltivata nella Sicilia orientale. Il Tarocco presenta frutti di buona pezzatura, di forma obovata o globosa con base più o meno prominente (“muso” lungo o corto); la buccia, dalla superficie liscia, è di colore arancione con aree rosso granato, mentre la polpa è di colore ambrato con screziature rosse più o meno intense. Il Moro presenta frutti di pezzatura media, di forma globosa o ovoide, con buccia color arancione dalle sfumature rosso vinose più intense su un lato del frutto e polpa di colore rosso scuro vinoso, priva di semi. Il Sanguinello è caratterizzato da frutti di pezzatura media, di forma globosa o obovata; ha buccia color rosso granato più o meno intenso e superficie leggermente rugosa, mentre la polpa è di colore ambrato con screziature rosse.
Quando si coglie: il Tarocco va da Dicembre ad Aprile, il Moro è precoce (inizia a Dicembre), mentre il Sanguinello è medio-tardivo (da Gennaio a Marzo).
Pregio: al pool antiossidante e radical-scavenging partecipano, oltre alle antocianine, i flavoni come esperidina e narirutina, la vitamina C e gli acidi idrossicinnamici tra cui il ferulico, il caffeico, il cumarico e il sinapico. Tutte queste sostanze in sinergia presentano[…]”

Passi di: Lazzarini, Ennio. “I frutti coltivati (Piante, fiori e micologia) (Italian Edition)”. iBooks.

18. mar, 2017

Nella concimazione della vite da vino, assume particolare importanza il ruolo del Fosforo e del Potassio, che favoriscono l’accumulo degli zuccheri e la maturazione, mentre si deve porre molta attenzione alla somministrazione dell’Azoto, che è certamente l’elemento di più difficile gestione in quanto ha una forte influenza sulla quantità e qualità della produzione.
Infatti, l’insufficiente disponibilità di Azoto incide negativamente sulla quantità e qualità della produzione:
- con un lento accrescimento dei germogli,
- una situazione generale di sviluppo stentato della pianta e una colorazione verde pallido delle foglie (clorosi)
- produzione di bacche piccole e con aromi e sapore insoddisfacenti,
- minore accumulo di sostanze di riserva, necessarie alla fioritura e fruttificazione degli anni a seguire.
Gli eccessi di Azoto invece:
- prolungano la fase vegetativa ritardando la maturazione dei grappoli,
- riducono la colorazione delle bacche,
- aumentano l’acidità dei frutti e la diminuzione del contenuto zuccherino, (su vitigni Glera e Verdisio, utilizzati per la produzione del prosecco, invece questo è auspicabile)
- provocano un eccessivo ingentilimento della vegetazione aumentando così la suscettibilità ai parassiti e patogeni, con conseguente aumento dei trattamenti fitosanitari.
- apporti di Azoto effettuati in epoche tardive possono provocare squilibri della nutrizione e gravi alterazione come il disseccamento del rachide, in molti casi dovuto ad un eccesso di evapotraspirazione acquea, di solito in piena estate (Luglio) non compensata da adeguati apporti idrici.
Di conseguenza anche la fertilizzazione organica deve essere condotta con estrema attenzione, per evitare che essa liberi Azoto in momenti inopportuni, come per esempio durante la maturazione. Malgrado questa possibilità, è comunque opportuno prevedere periodicamente, ogni 4-5 anni, un consistente apporto di sostanza organica con una fertilizzazione invernale alla dose di 10-30 tons. per ettaro di compost ACM “Bioblend” o letame di stalla, al fine di mantenere un adeguato contenuto di S.O. nel terreno.
Eventuali correzioni di Ph e microcarenze, nello specifico Ferro, possono essere effettuate in concomitanza delle concimazioni di fondo, apportando significative quantità di Zolfo correttivo o Ferro solfato (Mono o Eptaidrato)
Momenti di intervento
La distribuzione di Fosforo e Potassio nei vigneti in produzione può essere effettuata sia in autunno, dopo la caduta delle foglie, che a fine inverno, prima della ripresa vegetativa, con concimi semplici come: Perfosfato 19% o Triplo 46%, Solfato di Potassio 50%, Potassio Magnesiaco 30-10, o miscele degli stessi privi di Azoto. La distribuzione autunnale è da preferirsi senz’altro nel caso si effettui anche una lavorazione al terreno, che ne permette un migliore miscelazione con il terreno, in generale anche per favorire l’approfondimento degli elementi nutritivi attraverso le piogge autunnali.
Nei terreni non lavorati o inerbiti e, in generale nei terreni leggeri o ricchi di scheletro, è preferibile distribuire Fosforo e Potassio verso la fine dell’inverno inverno, insieme ad una prima dose di Azoto, in questo caso si potranno impiegare anche concimi composti contenenti tutti e tre i macro elementi nei rapporti più adatti alle caratteristiche pedoclimatiche dell’azienda, magari anche valutando l’opportunità di effettuare un’analisi del terreno oggetto di concimazione.
Se si utilizzano pesanti mezzi meccanici per la distribuzione dei fertilizzanti, sui terreni NON inerbiti è preferibile concimare con terreno asciutto, gelato o non arato, per evitare danni da calpestamento con tali mezzi.
Per quanto riguarda l’Azoto (Solfato Ammonico, Nitrato Ammonico, Urea) il frazionamento delle dosi è d’obbligo, per dosare adeguatamente l’elemento. E’ infatti opportuno applicare prima del risveglio vegetativo un po’ meno di metà della dose di azoto, completando la concimazione con una applicazione durante la primavera.
Le dosi di questo elemento vanno valutate sullo base dello sviluppo intrinseco della varietà di vitigno e del suo portainnesto, quindi: se tendenzialmente vigoroso è necessario ridurne le dosi, che vanno invece aumentate nel caso di scarso sviluppo vegetativo.
La distribuzione di fertilizzanti dopo la raccolta, suggerita da più parti per favorire l’accumulo di sostanze di riserva nelle gemme, va guardata con molta prudenza, soprattutto per quanto riguarda l’azoto nelle colture a raccolta tardiva. Infatti, distribuzioni di azotate dopo la metà di Settembre possono favorire una ripresa della vegetazione e un ritardo della senescenza naturale delle foglie. Queste ultime, non appena sopraggiunge una gelata, cadono e tutti gli elaborati in esse contenuti vanno persi, impoverendo invece di arricchire le riserve delle gemme.
Modalità di distribuzione
Dopo i primi 3-4 anni dall’impianto, l’apparto radicale della vite si è esteso ovunque, superando anche il centro del filare, di conseguenza la concimazione deve interessare tutto ’appezzamento, non avendo senso localizzarlo lungo la fila.
Nelle zone più aride del centro e sud Italia, in presenza di irrigazione localizzata, sopratutto se a goccia, le radici tendono a concentrarsi nella zona di terreno bagnato, pertanto potrebbe essere opportuno valutare una concimazione localizzata o meglio preferire delle fertirrigazioni di elementi nutritivi N, P, K, da effettuarsi in primavera-estate, a concimazioni invernali. Nelle regioni del nord Italia le piante sono indipendenti dall’irrigazione per molti mesi dell’anno, di conseguenza le radici sono attive su tutta la superficie, pertanto i concimi vanno preferibilmente distribuiti a spaglio su tutta la superficie, indipendentemente dalle pratiche colturali adottate.
Nel caso di vigneti inerbiti, o comunque non lavorati, i concimi potranno essere distribuiti senza approfondirli, grazie al fatto che, in tali terreni, le radici risalgono fino in superficie.
Nei terreni lavorati è invece opportuno distribuire il Fosforo ed il Potassio prima della lavorazione, in maniera da portare tali elementi nutritivi più vicini alle radici.

18. mar, 2017

Durante la concimazione al suolo, le dosi consigliate per pianta variano in funzione di molti fattori, tra cui i principali sono: la dimensione e la condizione delle piante. Quindi le dosi minori sono rivolte alle piante più piccole o più fresche, le maggiori alle più grandi e/o alle più stanche.

Sia la concimazione che i trattamenti protettivi sarebbe opportuno farli dopo la potatura, ma qualora questo non fosse possibile questo non rappresenta un problema.

In questo periodo le piante di olivo dovrebbe trovarsi a riposo anche se le temperature miti dei mesi scorsi non hanno forzato il riposo vegetativo delle piante, sopratutto in quelle arrivate scariche di produzione. Questo sicuramente non è un bene per le colture in quanto le temperature miti non hanno obbligato al riposo neanche i nemici fitofagi e patogeni di queste piante, per questo sicuramente sarà prevedibile una nuova stagione con forti pressioni su insetti (cocciniglie, lepidotteri e ditteri) e funghi (cicloconio e rogna).

Per la valutazione di una efficace concimazione, bisogna considerare alcuni importanti fattori, tra cui:

  • la carica produttiva della scorsa stagione, quindi le relative asportazioni
  • la produzione che si prevede per questa stagione
  • le eventuali potature che si andranno ad effettuare
  • la tipologia del terreno in questione
  • la possibilità di irrigare in soccorso.

Normalmente negli ultimi anni la concimazione invernale si è andata progressivamente riducendo in quantità per ettaro e di superfici a favore delle concimazioni fogliari e fertirrigazioni, ove possibile, questo perché i cambiamenti climatici non rendono certi i risultati che spesso ci aspettiamo, anzi in alcune annate siccitose essi sono alquanto negativi, pertanto il suggerimento che posso darvi è quello di una minima addizione di concimi N,NP, NPK al suolo come concimazione di base invernale per poi prestare molta attenzione e cura nella concimazione fogliare e fertirrigazione, in questo modo ne guadagnerà la salute del terreno che non sarà intossicato da eccessi di Sali minerali, quella della pianta e forse anche del portafoglio.