ORTICOLTURA

5. gen, 2017
Il cece, il cui nome scientifico è "cicer arietinum", è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Fabaceae. I suoi semi sono i ceci, legumi ricchi di proteine largamente usati in cucina.

La pianta del cece è alta tra i 20 e 50 centimetri, il fusto è peloso, le foglie sono piccole e dentate, i fiori sono bianchi o, in alcuni casi, rossi o rosa. Le sue radici sono molto lunghe, possono raggiungere anche i 2 metri di profondità nel terreno, per questo il cece può sopravvivere anche con pochissima acqua.

Storia

pianta cece

Il cece ha origini millenarie, è tra i legumi più antichi conosciuti, infatti infatti ci sono prove della sua presenza trovate in Iraq che risalgono all'Età del Bronzo. Era inoltre sicuramente conosciuto dall'Impero Romano, dagli antichi Greci e dagli Egizi, considerando che in Egitto ci sono degli scritti che testimoniano l'esistenza del cece nella Valle del Nilo nel periodo tra il 1580 e il 1100 a.c..

Il cece coltivato deriva da due specie spontanee, il "cece echinospermum" ed il "cece reticulatum" ed ha le sue origini probabilmente in Turchia, da cui si è poi diffuso in India, in Europa ed in Africa.

Il nome "cicer" deriva dal latino, riferito a Marco Tullio Cicerone, il celebre oratore che sembra avesse sul naso una particolare verruca a forma di cece. Invece il nome "arietinum" è riferito al fatto che la forma del seme ricorda il profilo di una testa di ariete.

Fra le varie storie e leggende che gravitano intorno a questo legume, si racconta che nel 1284, durante la sanguinosa battaglia della Meloria, i Pisani furono catturati dai Genovesi e tenuti per lungo tempo prigionieri nelle stive delle navi. Sarebbero morti di fame se non fosse per il fatto che in quelle stive, proprio sotto di loro, erano stati ammucchiati molti sacchi di ceci che, pur essendo inzuppati di acqua di mare, costituirono il cibo per i prigionieri e salvarono loro la vita. Ecco perché il piatto tipico di Pisa a base di ceci, chiamato la "cecina", cucinato con acqua, sale, olio e farina di ceci nel forno a legna, viene chiamato anche "l'oro di Pisa", proprio in onore dell'antico salvataggio.

Il cece è la terza leguminosa più importante nel mondo dopo il pisello e il fagiolo, infatti la superficie mondiale coltivata a cece è di 11 milioni di ettari.

La superficie coltivata a cece in Italia è di circa 4.000 ettari, localizzati soprattutto nelle regioni del Centro-Sud (Toscana, Abruzzo, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia) ed anche in Liguria.

Descrizione

cece

Il cece è una pianta annuale, con una radice molto profonda che la rende particolarmente resistente alla siccità. I semi sono tondeggianti, in alcuni casi lisci, in altri casi rugosi. Il colore generalmente è giallo, ma ci sono anche ceci rossi o marroni.

La dimensione dei semi varia a seconda del tipo di cece. Per esempio in Nord-Africa, in Spagna ed in Italia si trova nel mercato soprattutto la varietà di cece a seme grosso, mentre in altre zone, come il Medio Oriente, l'India e l'Iran, si trovano di più le varietà di cece a seme piccolo, che viene utilizzato principalmente macinato.

Fra i vari tipi di cece nostrano, ricordiamo il Cece nero della Murgia, il Cece della Merella, il Cece pizzuto, il Cece di Cicerale.

Nell'Italia settentrionale e centrale il cece si semina a primavera e la raccolta si svolge nei mesi di luglio ed agosto, mentre nelle zone meridionali e nelle isole la semina avviene in autunno per poter anticipare la raccolta.

Composizione

Il cece ha una notevole capacità nutrizionale ed è uno dei legumi più preziosi per il nostro organismo.

Principalmente ha un alto contenuto di proteine (19,3%), inoltre è ricco di fibre alimentari (17,5%), contiene il 10,6% di acqua. il 6% di carboidrati e grassi, il 2% di ceneri.

I minerali presenti sono il magnesio, il potassio, il fosforo, il ferro, lo zinco, il rame, il selenio ed il manganese. In quantità leggermente minore gli aminoaicidi, che sono lisina, leucina, arginina, fenilalanina, valina, serina ed isoleucina.

E' importante inoltre la presenza di diverse vitamine, fra cui la vitamina B9, molto utile al rinnovo delle cellule.

Proprietà e benefici

ceci

Da una recente ricerca sembra che le proprietà principali dei ceci siano quelle di abbassare il livello di colesterolo "cattivo" nel sangue e quindi di svolgere un'azione protettiva verso il cuore. Questo si può spiegare dalla presenza nei ceci di una notevole percentuale di magnesio e folato. Il folato ha la capacità di abbassare il livello di omocisteina, un aminoacido che, quando è presente nel sangue in quantità eccessiva, aumenta il rischio di infarto ed ictus.

Nei ceci c'è anche una grande quantità di magnesio, che svolge un'attività benefica nei confronti della circolazione sanguigna, essendo noto che la scarsa presenza di magnesio può contribuire invece all'aumento della possibilità di infarto.

Inoltre gli acidi grassi insaturi, chiamati comunemente Omega 3, contenuti in abbondanza nei ceci, possono prevenire gli stati depressivi, hanno la capacità di abbassare il livello dei trigliceridi ed aiutano il ritmo cardiaco, evitando quindi l'insorgenza di aritmie.

Un'altra importante proprietà dei ceci è quella di regolare le funzioni intestinali, essendo anche ricchi di fibre alimentari, e nello stesso tempo mantengono equilibrato il livello di glucosio presente nel sangue.

Infine il cece, che appartiene da sempre alla tradizione gastronomica italiana, è un legume buono e sano tutto l’anno: ottimo sia nei piatti caldi invernali, in brodo o zuppa, sia nelle insalate miste che si usa preparare in estate.

5. gen, 2017

Le diete povere di grassi, al contrario di quanto si pensa, non producono una diminuzione del peso e della circonferenza della vita. Limitare i grassi buoni, come l'olio extra vergine di oliva, è quindi controproducente per la salute e per la linea

Una ricerca internazionale, chiamata Predimed, coordinata dall'Ospedale clinico di Barcellona sfata uno dei miti più diffusi e resistenti, ovvero che siano i grassi a farci ingrassare.
Non è così, stando almeno alle conclusioni dell'articolo scientifico apparso su The Lancet Diabetes & Endocrinology.

Lo studio ha incluso più di 7.400 uomini e donne residenti in Spagna, di età compresa tra i 55 e gli 80 anni. Suddivisi a caso in tre gruppi, i partecipanti hanno assunto uno dei tre piani alimentari: una Dieta Mediterranea senza restrizione di calorie e ricca di olio d’oliva; una Dieta Mediterranea senza restrizioni di contenuto calorico e ricca di frutta secca e infine una dieta a basso contenuto di grassi con lo scopo di evitare ogni tipo di grassi alimentari. Tutti i partecipanti presentavano diabete di tipo 2 o un rischio cardiaco elevato. Più del 90% dei soggetti erano in sovrappeso o obesi. Tutti i partecipanti sono stati seguiti per cinque anni. 
Durante questo periodo, l’assunzione totale di grassi è scesa dal 40% al 37% nel gruppo dieta povera di grassi, mentre è aumentata in entrambi i gruppi Dieta Mediterranea da circa il 40% al 42%. La percentuale di proteine e carboidrati è diminuita in entrambi i gruppi dieta mediterranea. Tutti i soggetti hanno perso un po’ di peso: nello specifico, una media di circa 0,88 kg a persona nel gruppo olio di oliva; 0,60 kg nel gruppo dieta povera di grassi e 0,40 kg nel gruppo frutta secca. 
Per quanto riguarda la circonferenza vita il gruppo a basso contenuto di grassi ha registrato un aumento di circa 1,2 centimetri a persona. Il gruppo olio ha visto un aumento di circa 0,85 cm e il gruppo frutta secca un aumento di circa 0,37 cm.

La conclusione principale dello studio è che la Dieta Mediterranea, ricca di olio extra vergine di oliva, produce una perdita di peso maggiore e una riduzione più significativa della circonferenza vita rispetto a una dieta povera di grassi. 
Ricordiamo che la circonferenza vita è considerato un indicatore, ancorchè approssimativo, del rischio cardiovascolare di ogni individuo.
La ricerca internazionale sfata quindi i miti di approcci basati esclusivamente sulla riduzione dei grassi consumati per prevenire obesità e diabete. 
I ricercatori, nell'articolo, evidenziano chiaramente che “le attuali linee guida per l'alimentazione e la salute raccomandano una dieta povera di grassi e calorie, creando così inutili paure nei grassi sani, come quelli della Dieta Mediterranea, che hanno noti benefici effetti per la salute.”
Secondo gli studiosi, inoltre, “è da abbandonare il mito che un basso contenuto di grassi porti a una diminuzione del peso. Questa illusione porta a politiche paradossali che eliminano grassi sani a vantaggio di prodotti a basso contenuto di grassi che hanno un dubbio valore sulla salute umana.”
A chiarire quali sono i grassi sani ci ha pensato Ramon Estruch dell'Ospedale clinico di Barcellona, nonché autore principale dello studio: “i grassi vegetali, come l'olio extra vergine di oliva e quelli che si trovano nella frutta secca sono molto più sani di quelli animali o di quelli che troviamo nei prodotti di carne.”

31. dic, 2016

Una ricerca inglese ha scoiperto che l'aroma di rosmarino migliora significativamente la memoria prospettica, specie tra gli anziani, e aumenta anche in maniera sensibile sia la vigilanza sia l'umore

I ricercatori inglesi della Northumbria University hanno scoperto che trovarsi semplicemente in una stanza dove c’è diffuso il profumo di rosmarino migliora la memoria del 15% degli anziani.

I ricercatori hanno deciso di testare gli effetti del rosmarino utilizzando gli anziani che vivono in case di riposo e hanno selezionato 150 camere in cui hanno diffuso aroma di rosmarino, aroma di lavanda e nessun aroma.

I partecipanti hanno poi dovuto eseguire una piccola sfida di memoria e il risultato del test ha dimostrato che gli anziani che avevano un aroma di rosmarino in camera hanno ottenuto dei punteggi migliori al test di memoria rispetto a tutti gli altri partecipanti.

L'analisi dei risultati ha mostrato che l'aroma di rosmarino aveva significativamente migliorato la memoria prospettica ma anche aumentato in modo sensibile e positivo anche la vigilanza e l'umore.

Lo stesso gruppo di ricercatori ha proseguito la ricerca testando anche gli effetti del tè alla menta e camomilla sulla memoria.

Il risultato di questo studio ulteriore ha rilevato come il thè alla menta contribuisca a migliorare la memoria a lungo termine, la memoria di lavoro e la vigilanza. Al contrario, la camomilla rallenta significativamente la memoria e l’attenzione.

Secondo Mark Moss, capo del dipartimento di psicologia alla Northumbria University: "quando si inala il rosmarino i suoi composti sono assorbiti nel sangue attraverso i polmoni e vengono inviati al cervello, dove a quel punto intervengono sulla chimica sul cervello."

 

31. dic, 2016

Assumendo un estratto di pomodori della varietà Ciliegino, in quantità pari al 10% della dieta giornaliera, si può migliorare sensibilmente non la percentuale di sopravvivenza, anche perchè il cancro alla prostata evolve molto più lentamente. Tutto merito dell'attività antiossidante del licopene

Da tempo il pomodoro è studiato per le sue proprietà terapeutiche, soprattutto per uno dei suoi componenti, il licopene.

Ora però, uno studio britannico sostiene che, il problema sofferto dagli uomini più grandi di dover fare i loro bisogni più volte specialmente di notte, potrebbe essere trattato mangiando più pomodori.

I ricercatori hanno scoperto che il licopene, una sostanza nutritiva, che dà ai pomodori il loro colore rosso, potrebbe potenzialmente ridurre la sofferenza subita da milioni di persone.

Una revisione di 67 studi di ricerca, pubblicata sulla rivista Oncology and Cancer Case Reports, suggerisce che la sostanza nutritiva può essere usata per rallentare l'allargamento della prostata, che causa questa imbarazzante condizione. Con l'età la maggior parte degli uomini soffrono di un'espansione inspiegabile della prostata , che è avvolta intorno al tratto urinario. La prostata restringe il tubo e può bloccarla del tutto, causando una condizione chiamata iperplasia prostatica benigna (BPH).

A guidare il team di ricercatori che ha esaminato lo studio è il Professor Hiten Patel, da Bart's in collaborazione con il Royal London Hospital. "Sapevamo che il licopene sembra rallentare lo sviluppo del cancro alla prostata, ma ora sembra che può rallentare l'allargamento della prostata come pure lo sviluppo del BPH - ha spiegato - Abbiamo bisogno di fare ulteriori ricerche prima di poter dire con certezza che dovrebbe essere raccomandato come profilassi di routine per tutti, ma il risultato di questa revisione è molto promettente."

Altre ricerche degli scienziati della Bristol University, hanno appurato che una dieta arricchita con pomodoro intero, specie se cotto e con la buccia, come accade nelle più tipiche preparazioni della cucina mediterranea, riduce lo sviluppo dei tumori della prostata e i fattori infiammatori coinvolti nel processo tumorale. Molto più di quanto può accadere assumendo un solo componente, come il licopene.

Lo studio ha simulato su topi da laboratorio, manipolati geneticamente, gli stadi di un tumore della prostata umano. Una parte degli animali è stata nutrita con estratto di pomodori cotti della varietà "ciliegino", in quantità pari al 10 per cento della dieta giornaliera. In questo gruppo di soggetti la sopravvivenza è aumentata (dall'11 al 67%), il tumore è evoluto più lentamente, c'è stata una maggiore attività antiossidante.

Il Dr Athene Lane, autore principale dello studio di Bristol, ha dichiarato: "C'è sicuramente qualcosa nel licopene da indagare ulteriormente in modo che possiamo capire come funziona il meccanismo."

Nonostante la scoperta del licopene come un fattore potenzialmente utile per controllare l'espansione della prostata, il trattamento può essere più complicato di una semplice mangiare più pomodori, perché il licopene non è facilmente assorbibile nel sangue.

 

31. dic, 2016

Il segreto delle due spezie sarebbe nella capsicina e nell'aldeide cinnamica che riescono ad aumentare i livelli di dispendio energetico e di ossidazione del grasso. Sapori diversi che combinati possono dare un vantaggio terapeutico importante

Nella cannella e nel peperoncino sono contenuti i segreti di una linea perfetta.

Lo spiegano, in uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports, i ricercatori del Nestlé Research Center di Losanna (Svizzera) e dell'Università di Tokyo (Giappone).

Il segreto sarebbe per la cannella l'aldeide ciannimica e per il peperoncino la capsicina. Entrambe queste molecole riescono ad aumentare i livelli di dispendio energetico e di ossidazione del grasso. Questo accade grazie alla stimolazione della “termogenesi”, cioè la produzione di calore da parte dell’organismo, soprattutto nei tessuti adiposi, favorendo l’eliminazione del grasso. Attraverso questo processo metabolico il corpo trasforma l’adipe in energia, portando l’individuo al dimagrimento.

La ricerca è stata condotta su 15 uomini in buona salute, di età compresa tra i 20 e i 50 anni. Prima dell’esperimento, ai partecipanti è stato chiesto di ridurre al minimo l’attività fisica. Anche per recarsi in laboratorio, sono stati invitati a usare la propria auto o i mezzi pubblici. Inoltre, nel corso dei due giorni precedenti non hanno potuto assumere caffeina, né cibi piccanti.

Il principio attivo del peperoncino, la capsaicina, esercita un’attività anti-fame, aiuta ad accrescere il calore del corpo e il consumo di ossigeno fino a 20 minuti dopo il pasto: per essere efficace, però, questa sostanza dovrebbe essere assunta in grosse quantità e ciò risulta quasi impossibile a causa del sapore piccante. La cannella, quindi, è una valida alternativa, sia per insaporire zuppe e dessert, sia per giovare alla nostra salute.