1. ott, 2018

Serve coraggio, il sapere dei frantoiani non può andare perso

Depressione e sconforto non fanno parte del DNA del Mastro di frantoio ….ma questa volta è dura, davvero molto dura! L'analisi della situazione pugliese e il ruolo dei frantoiani, visti da Elia Pellegrino, vice presidente Aifo

Il Frantoio Oleario per sua connotazione tipica, si pone al centro della filiera olivicolo/olearia. Il frantoio oleario e le professionalità che lo gestiscono dipendono direttamente dalle sorti ed andamenti produttivi delle aziende agricole produttrici di olive.

Il ruolo del frantoio oleario, fino ad oggi sottovalutato in senso pratico ed economico, non consiste infatti nella solo produzione industriale/artigianale a mezzo di tecnologia più o meno innovativa. I frantoi infatti, oltre ad essere i veri centri produttivi dell’olio di oliva, rappresentano strutture in grado di far coesistere diverse situazioni ambientali e influiscono in maniera diretta, assieme alla salubrità ed alla qualità della materia prima, nello sviluppo di prodotti di alta qualità di cui il made in Italy, ad oggi ha fatto poco tesoro. Il frantoio, e ancor più spesso il suo Mastro di frantoio definitivamente previsto dall’Ordinamento Giuridico dello Stato Italiano, intrattiene rapporti intrinsechi con i produttori, tali da divenirne per gli stessi il riferimento non solo mercuriale ma spesso anche agronomico e fiduciario. E’ un rapporto stretto e spesso indissolubile quello tra produttore e frantoiano che identifica la storica relazione tra chi produce le olive seguendo i dettami di chi poi, da quelle olive deve estrarre il miglior olio possibile. Il frantoio spesso supplisce e sopperisce alle esigenze finanziarie del produttore olivicolo, anticipando risorse e acquistandone le olive in fase di raccolta; di fatto si sostituisce al Sistema creditizio catalizzando come spesso accade la maggior parte di produzione disponibile sui territori.

Sono diversi gli eventi calamitosi che si sono ripetuti nell’ultimo quinquennio in Puglia dove sono circa 1.300 le aziende registrate al SIAN che dichiarano attività molitoria. I frantoi che sono concentrati prevalentemente nelle Provincie di Lecce e di Bari, rappresentano insieme circa il 50% dei frantoi su base Regionale. Notevole naturalmente anche la presenza delle aziende interessate dall’indotto. La Puglia infatti detiene il primato di presenza di commercianti di olive (circa il 40% su base nazionale) e sono presenti numerosi sansifici, concentrati soprattutto nella Provincia di Bari, e commercianti di sansa. La filiera si chiude con le diversissime realtà che confezionano gli olii. Un valore numerico occupazionale che, come ho esposto nella mia audizione alla Commissione Agricoltura della camera dei deputati il 19 us. vale diverse decine di ILVA ma che raccoglie molta meno attenzione mediatica.
Andando a guardare cosa successo in Puglia negli ultimi anni, non possiamo dimenticare:

Xilella fastidiosa

Dai primi rilevamenti del 2013 ad oggi, in 5 anni, la Xilella ha percorso oltre 150 Km. a salire dal suo ceppo iniziale manifestatosi nel Salento, praticamente a Gallipoli. La fascia cuscinetto da qualche mese è stata estesa sino alle porte della provincia di Bari. Le produzioni altamente ridotte per il batterio oltre ai regolari adempimenti di abbattimento nei 100 metri a raggio della pianta ritenuta “infetta”, andranno a limitare ulteriormente le produzioni olivicole nazionali. Si stima che per una pianta infetta se ne debbano svellere una media di oltre 400 a seconda dei sesti di impianto. Da non sottovalutare che si rilevano nuovi focolai sebbene di ceppi meno invasivi, nella Riviera di Ponente a confine con il Principato di Monaco ed in Corsica e che, per sua natura, il vettore “la sputacchina” si sposta in maniera assolutamente imprevedibile non lasciando oramai al sicuro nessuna delle regioni italiane.

Siccità 2017

L’eccezionalità del clima perpetratosi nell’estate 2017 con punte ben oltre i 40° e precipitazioni minime molto al di sotto delle medie degli ultimi 30 anni, hanno causato ingenti danni ed aggravio enorme di costi alle aziende agricole produttrici di olive da olio. Le piante sono andate in grave crisi idrica penalizzando la produzione pendente con conseguente danneggiamento o perdita totale per cascola naturale delle drupe. Questa situazione ha caratterizzato gran parte dei territori vocati alla produzione olivicola specialmente insediati nell’Italia meridionale dove, le correnti afose africane trovano immediato contatto con la Penisola. Si sono gravemente danneggiate le gemme fruttifere per la campagna olearia a venire 2018/2019.

Danni da gelo fine febbraio 2018

Una perturbazione di origine siberiana definita tristemente Burian si è abbattuta su tutta la Penisola italiana a cavallo della fine del mese di febbraio u.s. ed i primi giorni di marzo. Sebbene le precipitazioni di carattere nevoso non siano state di particolare entità, la rigidità delle temperature notturne di quei giorni attestatesi tra i -5° ed i -8° hanno prodotto danni enormi alle produzioni olivicole. Il susseguente caldo torrido oltre +20° nei primi giorni di marzo, ha prodotto il cosiddetto colpo di grazia. La produzione è gravemente compromessa nelle maggiori regioni produttive italiane. Per le prossime campagne olearie si rileverà questo grave danno. Per esempio, la Puglia, Regione produttrice di oltre il 50% dell’olio nazionale, paga il tributo più grande vedendo in alcuni areali a destinazione prevalentemente olivicola, una stima produttiva potenziale (a realizzarsi salvo nuove calamità) di non oltre il 20% delle campagne medie dell’ultimo quadriennio. Perdere il 60% di produzione in Italia è un evento eccezionale di portata “storica”; i danni socio-economici-occupazionali che si stanno verificando in tutte le Regioni d’Italia sono sotto la lente e lo studio in innumerevoli simposi, conferenze e tavole rotonde con le associazioni di categoria e con gli Assessorati preposti molto attivi a redigere le relazioni ispettive che si stanno concludendo in questi giorni. Ma il decreto quando arriva? Cosa verrà riconosciuto all’Agricoltore? Ed al frantoiano?

Per tutto quanto sopra esposto, risulta semplice porsi il quesito: se mancano le olive cosa farà il frantoiano? Il frantoiano negli ultimi anni ha investito (spesso di tasca propria visti i ritardi dei vari PSR) ingenti risorse finanziarie per adeguamenti strutturali e tecnologici intervenuti per normale operatività e vetustà o per mutate esigenze di messa a norma; ha ottimizzato i flussi finanziari dei produttori, garantendo a tanti agricoltori un reddito assolutamente soddisfacente con prezzi medi alla produzione più alti del 30-40% rispetto al passato quadriennio, pagando spesso entro pochi giorni dalla consegna della materia prima. Ha garantito personalmente col proprio patrimonio personale l’accesso indispensabile al credito a breve e medio termine, avallando i debiti aziendali ad un Sistema Creditizio sempre più restio ad aprire a finanziamenti nel settore agricolo. Ha garantito ritorni allo Stato in termini di fiscalizzazione non creando problemi relativi a sicurezza (INAIL) negli ambienti di lavoro dove non si riscontrano incidenti di rilievo da diversi decenni.

In una attività periodica come quella del frantoiano (non più di 100 giorni all’anno ma talvolta anche 30 in alcune annate), un abbattimento produttivo di tale entità sconforta gli Attori del comparto. Danni che quindi cominciano a esser non quantificabili se accostati alla perdita della storia e delle tradizioni di un intero territorio. Senza nulla togliere alle altre apprezzatissime produzioni di qualità regionali, sapreste immaginare una Puglia senza oliveti? Avvicinandoci alla zona di più alta produzione della Puglia, quella della provincia Bat e di Bari possiamo ascrivere ben oltre il 50% del PIL di alcuni grossi comuni a redditi di origine olivicolo/oleario. Il solo pensiero dovrebbe farci comprendere quanto questa emergenza sia già ora di natura SOCIALE; se una persona su due perde la fonte di sostentamento primaria, l’equilibrio economico /sociale salta con conseguenze gravissime anche di ordine pubblico. Da dati regionali dell’Associazione dei Frantoiani di Puglia rileviamo che probabilmente la metà dei frantoi delle zone maggiormente colpite non apriranno affatto questa campagna olearia; il frantoiano, dopo aver passato nella sua vita tutti i Natale e Capodanno vicino alle sue macchine, si prende un anno sabbatico, delle ferie forzate che non ha minimamente chiesto a nessuno. Per rendere ancora più amaro il tutto, incombono sui frantoi oleari gli adeguamenti alle normative antincendio che, di fatto, creeranno un'altra selezione naturale al comparto.

Cosa chiediamo quindi? Sicuramente una forte attenzione della Politica per chiudere una legge ad hoc sui danni in Puglia con estrema urgenza, verificare l’opportunità di Rottamazione per i frantoi oleari così come successo nella pesca con i pescherecci, defiscalizzazione per le zone colpite/sgravi contributivi, sospensione/congelamento dei mutui per 24 mesi e rivedere con il Ministero dell’Interno le linee guida da poco approvate per l’antincendio nelle nostre aziende.

Depressione e sconforto non fanno parte del DNA del Mastro di frantoio ….ma questa volta è dura, davvero molto dura! Forza e coraggio ragazzi, passerà anche questa malasorte, speriamo!
Buona campagna olearia a tutti

di Elia Pellegrino