5. apr, 2018

Biostimolanti, corroboranti e induttori di resistenza. Combattere il gelo si può

Si può intervenire con fonti energetiche adeguate per recuperare piante colpite da stress da freddo e con zinco, precursore del triptofano, amminoacido essenziale nella biosintesi delle auxine. Interventi al suolo e fogliari possono consentire il recupero celere le olivete che hanno subito, purtroppo , in molte zone di Italia un forte arresto vegetativo

Le temperature registrate nella quarta settimana del mese di febbraio 2018 ,in buona parte delle aree olivicole italiane del centro nord Italia, sono state al di sotto dei -6C° per una durata in molti casi , maggiore di 8 ore.

Il danno subito alle foglie dalle olivete situate entro i 10 chilometri dal mare tirrenico, soprattutto in giovani impianti, non deve essere confuso con quello già subito dal forte vento di libeccio, che nell’ultima settimana di gennaio aveva portato un grande aerosol marino ricco di cloruro di sodio a contatto della vegetazione, ragion per cui era stato suggerito di effettuare abbondanti lavaggi della vegetazione soprattutto nei nuovi impianti, con aggiunta di prodotti amminoacidici e biostimolanti contenenti alghe ad azione auxinica.

Nelle zone dell’entroterra il danno da freddo si è manifestato più intensamente, associato a fenomeni nevosi e su gli olivi i sintomi che ad oggi destano maggiore preoccupazione sono screpolature e fessurazioni della corteccia, associata a cascole fogliari consequenziali all’imbrunimento delle foglie, che probabilmente influiranno negativamente sulla differenziazione a fiore delle gemme.

Le osservazioni fatte negli ultimi giorni denotano che, anche la dove non siano presenti vere e proprie crepacciature e rotture della corteccia della pianta, esistono delle microlesioni della corteccia, possibili vie di ingresso per il batterio della rogna dell’olivo (Pseudomonas savastanoi), soprattutto favorito dalle abbondanti precipitazioni e dalle bagnature fogliari che stanno caratterizzando il periodo seguente la gelata.

A tal proposito si raccomandano trattamenti fogliari con forme rameiche quali idrossidi associati a pinolene, ossidi rameosi (facendo attenzione di non applicarle con temperature inferiori a 10 C°) e posticipate e separate , rispetto ad un altro intervento fogliare con formulati contenenti rame veicolato da peracidi, acido gluconico, unitamente a prodotti biostimolanti contenenti alghe e amminoacidi di origine vegetale (glicina, betaina) di più rapido assorbimento.

Esistono in commercio prodotti aventi come base l’acido folico (fosforo di origine vegetale) che sono un importante fonte energetica per recuperare piante colpite da stress da freddo.

Interessante in questa fase anche il ruolo dello zinco precursore del triptofano, amminoacido essenziale nella biosintesi delle auxine, che è suggerito includere nella miscela estemporanea.

L’apparato fogliare in alcuni casi tuttavia potrebbe essere compromesso, con cascola più o meno intensa delle foglie rendendo vano l’intervento fogliare, ecco allora alcuni suggerimenti oltre ai già citati interventi di potatura ricordati nell’articolo di un precedente numero di Teatro Naturale se dovessero presentarsi i seguenti casi :

1) Piante con foglie imbrunite o clorotiche e contemporanea presenza di impianto di irrigazione a goccia su terreno inerbito.In questo caso è utile intervenire dal mese di aprile con fertirrigazioni utilizzando prodotti a base amminoacidica , associati a prodotti a base dell’alga Eklonia maxima che ha un importante azione di stimolo sulla radicazione e sullo stimolo nell’assorbimento di sostanze minerali da somministrare per almeno 3 volte ogni 10/12 gg utilizzando in abbinamento un formulato quale 20/20/20 per fertirrigazione.

2) Sempre in presenza di un apparato fogliare ritenuto danneggiato e con possibili notevoli difficoltà di assimilazione di elementi nutritivi per via fogliare, in assenza di irrigazione e se dovesse essere ancora fatta la fertilizzazione al suolo,sarà utile dove possibile, effettuare una lavorazione del suolo,per favorire l’interramento del concime, l’arieggiamento e l’ingresso di aria calda , di stimolo ad una più rapida ripartenza all’attività radicale stessa. Per olivicoltura biologica, l’applicazione al suolo di fertilizzanti organici con buon contenuto amminoacidico, provenienti da matrici quali cuoi, pelli, pennone, potrà essere un interessante stimolo alla ripresa dell’attività radicale e consentirà una più rapida ricostituzione della chioma della pianta.

3) Dove si rendessero necessarie invece potature più drastiche, lo stimolo vegetativo dato dalla potatura dovrà essere equilibrato con concimi con azoto a medio lento rilascio limitando gli apporti iniziali, per non accentuare la fase giovanile del germoglio ma caratterizzato da un buon contenuto in fosforo e potassio per riequilibrare l’eccessiva spinta vegetativa che potrebbe aversi, se associata ad una primavera piovosa.

4) Infine si è osservato negli ultimi giorni come in olivete trattate nella scorsa estate (giugno) con prodotti corroboranti a base di calce/caolino e rame al 5% , utilizzato all’epoca con funzione anticascola e repellente per la mosca alla dose di (40/50 kg/ha), abbiano evidenziato una praticamente assenza di sintomi di danni da freddo in zone dove si sono registrate le temperature molto basse, oltre che un apparato fogliare esente da malattie fungine. Ciò dovuto probabilmente all’elevata adesività del rame associato a questo importante quantitativo di calce, che ha svolto la propria funzione antimicotica e antibatterica e che in combinazione con la calce stessa, ha aumentato anche lo spessore delle pareti cellulari e la concentrazione dei soluti all’interno della cellula, abbassando il punto crioscopico dell’acqua presente all’interno della cellula vegetale.

Un integrazione degli interventi fogliari con gli interventi suggeriti al suolo potrà consentire il recupero celere le olivete che hanno subito, purtroppo , in molte zone di Italia un forte arresto vegetativo.

In Toscana, nei nuovi impianti il danno maggiore lo hanno subito le varietà Pendolino e Maurino,se la sono cavata meglio, Frantoio, Leccino e Leccio del Corno.

Tuttavia, la bassa temperatura, se da una parte può essere causa di riduzione o danno allo sviluppo vegetativo dell’olivo, dall’altra, consente all’olivo una maggiore differenziazione dei boccioli fiorali, per cui le annate seguenti ad inverni freddi ( es. inverno 2012) sono normalmente annate ( es. 2013) caratterizzate da maggiori allegagioni.

di Paolo Granchi