13. set, 2017

L'ALTERNANZA DI PRODUZIONE DELL'OLIVO

Come è possibile prevedere o ridurre il fenomeno dell’alternanza di produzione? Il fenomeno comunemente descritto come alternanza, non è facilmente prevedibile; in olivo, più che di alternanza, si dovrebbe parlare di irregolarità di produzione, poiché il fenomeno non si manifesta necessariamente ad anni alterni; di solito, ad un anno di “scarica”, cioè di ridotta produzione, possono seguire due o tre anni di alta produzione (“carica”), o viceversa. Il fenomeno si verifica su piante adulte di età superiore a 15-20 anni, ed è legato alla cultivar ed alle tecniche colturali applicate per specifiche condizioni ambientali. La ridotta produttività è causata dalla concomitanza di due fenomeni negativi: 1) minore accrescimento della vegetazione dell’anno precedente, magari determinato da un numero eccessivo di frutti prodotti in relazione alle disponibilità della pianta; 2) ridotta percentuale di gemme della vegetazione dell’anno precedente in grado di schiudere e quindi di formare infiorescenze. Attualmente questo fenomeno sembra più facilmente controllabile, anche per cultivar “tradizionalmente” molto alternanti quali la cv Carolea, e, per ridurre l’incidenza di questo fenomeno, occorre agire sia attraverso la potatura, per garantire un periodico equilibrato rinnovo della vegetazione, sia con tecniche agronomiche (fertilizzazione, irrigazione) idonee a garantire un’adeguata crescita dei rami maturi. In che percentuale ed in che posizione devono essere disposti gli impollinatori nell’oliveto? Il problema degli impollinatori nasce con la intensificazione della coltivazione dell’olivo; tradizionalmente, in molte zone d’Italia venivano poste a dimora varietà differenti ed, in ogni zona, si erano creati dei gruppi di cultivar che rappresentavano il pool produttivo, ma che erano anche autosufficienti per le esigenze della impollinazione ed allegagione. Ne è il classico esempio la combinazione “Frantoio”, “Moraiolo”, “Pendolino”, tipica di molte zone dell’Italia centrale. Nelle nuove piantagioni, spesso monovarietali, con distanze di piantagione molto ridotte che bloccano il passaggio del vento, la necessità di un’adeguata impollinazione torna in primo piano, soprattutto in base alle più recenti informazioni della ricerca, come strumento indispensabile per una buona produttività delle piantagioni. Per garantire un’adeguata impollinazione, si può procedere solo per stime approssimative; si può stimare che di massima sia necessario il 5-10% di piante donatrici di polline rispetto alla cultivar principale. Anche la disposizione degli impollinatori deve essere meglio definita; in impianti con distanze di piantagione elevate, si possono porre le piante donatrici di polline in blocchi o file posti sopravento; nelle piantagioni intensive, compatibilmente con le tecniche di raccolta meccanica da utilizzare, gli impollinatori vanno inseriti direttamente tra le piante della cultivar principale, avendo cura di operare il massimo frazionamento possibile, poiché la densità di piantagione, la densità della chioma, le distanze molto ridotte e l’elevata umidità che si determina all’interno di questi oliveti, sono di ostacolo alla diffusione del polline, che in questo modo deve percorrere solo pochi metri. Quali sono i maggiori pericoli ambientali che possono ridurre l’allegagione? La fioritura in olivo è un fenomeno lungo e complesso che può essere collocato tra l’inizio della differenziazione (febbraio) e l’allegagione (maggio-giugno); in questo intervallo possono verificarsi eventi climatici in grado di ridurre la produzione, agendo attraverso meccanismi diversi; nelle zone interne dell’Italia nelle vallate sono temibili i freddi tardivi (fino a -2, -3 °C, in genere nel mese di aprile), che possono danneggiare direttamente i tessuti della mignola; ma sono temibili anche gli abbassamenti termici sopra lo zero (aprile-maggio), che possono danneggiare nell’ordine lo sviluppo dell’ovario, dello stilo, ed infine ridurre lo sviluppo delle cellule madri del polline, con gravi conseguenze sulla struttura del fiore e sulla capacità fecondante del polline stesso. Infine, quando un fiore è aperto, sono particolarmente temibili i venti secchi, caldi o freddi che siano, poiché riducono la recettività dello stigma prosciugandolo, le alte temperature, che determinano il veloce disseccamento dello stilo e dello stigma e rallentano la crescita del tubo pollinico, l’elevata umidità dell’aria, che ostacola la diffusione del polline, ed infine, le piogge prolungate, che non solo influenzano la disponibilità stessa di polline, anche attraverso una irregolare schiusura delle antere, ma dilavano rapidamente i tessuti stilari, anche dopo l’impollinazione. L’insieme di questi fattori concomitanti ha determinato gli areali di distribuzione dell’olivo, sia a livello di territorio, sia a livello di zone geografiche, sia a livello di distribuzione nel mondo. Quali elementi nutritivi o quali trattamenti con fertilizzanti possono influenzare la fioritura e l’allegagione? Fermo restando l’esigenza di una equilibrata situazione nutritiva degli elementi minerali attraverso le pratiche colturali ordinarie, esistono degli interventi che possono migliorare l’allegagione, operando su meccanismi diversi; è confermato che trattamenti a base di boro, effettuati tra novembre ed aprile, possono influenzare la percentuale di schiusura delle gemme, e quindi aumentare la fioritura, prolungando l’azione anche a livello di diminuzione dell’incidenza dell’aborto dell’ovario e, probabilmente, migliorando la germinabilità del polline; è noto, infatti, che il polline dell’olivo germina meglio su un substrato artificiale, contenente anche sali di calcio e di boro. Troppo spesso è sottovalutato il ruolo dell’azoto, nonché lo sforzo metabolico necessario alla pianta per iniziare e completare la fioritura; una buona nutrizione azotata, magari con interventi fogliari o fertirrigazione, riduce l’aborto dell’ovario, e garantisce una più elevata percentuale di allegagione. E' possibile aumentare la produttività migliorando l'impollinazione, l'allegagione o scegliendo cultivar con frutti più grandi? Se è vero che la produzione risulta dalla moltiplicazione tra numero dei fiori, percentuale di allegagione e peso dei frutti, è altrettanto vero che nell’olivo esistono sistemi che equilibrano la produzione in relazione alla presenza di adeguate quantità di sostanze di riserva. Ad una fioritura più abbondante, per esempio, di solito segue un’allegagione percentualmente inferiore; in annate di carica, i frutti tendono ad essere più piccoli. Quindi, in situazione di normalità, il sistema più idoneo per incrementare le produzioni, o mantenerle costantemente elevate, consiste nel garantire alla pianta le migliori condizioni agronomiche (nutrizione, irrigazione, stato sanitario, potatura equilibrata). In situazioni anomale, come per esempio in caso di insufficiente presenza di impollinatori efficaci o inidoneo posizionamento di questi, o in caso di temperature o condizioni atmosferiche sfavorevoli ai normali processi di fruttificazione, intervenire per rimuovere il fattore limitante (impollinazione, fecondazione, allegagione) può portare ad un aumento produttivo. Ciò non significa che, anche in condizioni di buona impollinazione, non si possano verificare altre condizioni limitanti.