14. lug, 2017

LA CECIDOMIA DELLE FOGLIE DI OLIVO O DASINEURA OLEAE

GROSSI PROBLEMI NELLA VALLE DEL LUCIDO NEL VERSANTE DI GRAGNOLA CODIPONTE CASOLA ALEBBIO SERCOGNANO CASCIANA COLOGNOLA 

PARTIRA' UN CAMPIONAMENTO DA PARTE DEL DOTTOR RUGGERO PETACCHI DELLA SCUOLA SUPERIORE SANT'ANNA DI PISA AFFIANCATO DAL DOTTOR BONFIGLI ANDREA DEL CONSORZIO DI GRAGNOLA

I CAMPIONI VERRANNO ANALIZZATI AL POLO UNIVERSITARIO PISANO

L'area sud-occidentale della Toscana che, in questi ultimi anni, è stata messa a dura prova da un forte attacco della mosca delle olive, diretta conseguenza di condizioni ottimali di sviluppo dell’insetto, si trova ora a dover fronteggiare un altro fitofago, solitamente definito «minore». Si tratta di DASINEURA OLEAE (Low, 1885), un piccolo dittero appartenente alla famiglia dei Cecidomyiidae che comprende un numero elevato di specie, in gran parte fitofaghe. L’infestazione, a ora, è stata osservata soprattutto a carico di impianti situati in aree costiere e a basse latitudini. DASINEURA OLEAE o cecidomia delle foglie dell'olivo scava dei piccoli tunnel e provoca la produzione di galle a ridosso di giovani getti fogliari. Da sempre presente là dove si coltiva l’olivo, viene considerato un fitofago secondario, in quanto, solitamente, mostra una bassa densità di popolazione e conseguenti bassi livelli d’infestazione

Angelini, nel 1831 fu il primo descrittore di questa specie osservando varie galle provenienti da olivi della zona di Verona, ma solo nel 1885 con Low si ebbe la descrizione completa del ciclo dell’insetto. La specie, eurosiberiana, è tipica dell’area mediterranea e, in alcune zone come Siria, Libano, Giordania, Turchia, Palestina e Israele, è considerato un importante fitofago con alti livelli di infestazione, mentre solo recentemente sono arrivate le prime segnalazioni di danno in Europa. Nel febbraio 2011 sono stati raccolti in Grecia campioni di vegetazione infestati dall’insetto. Le foglie presentavano il danno tipico dell’insetto quali deformazioni allungate e rigonfiamenti con una percentuale d’infestazione che aveva raggiunto il 90% di piante attaccate nell’area di Elounda (Creta). Il livello di danno variava notevolmente e, negli olivi più colpiti, sono stati osservati eventi importanti di defogliatura su rami o su tutta la chioma (Simoglou et al., 2012). Infatti, il pericolo maggiore associato a questo insetto riguarda l’impatto sull’attività vegetativa della pianta e, in caso di forti attacchi sulle foglie e sulle infiorescenze, a risentirne è quindi la produzione: la pianta infestata, impoverita di foglie, diminuisce la formazione di fiori e, quindi, di olive nella stagione successiva. In Italia, le segnalazioni più recenti di danno risalgono al 2012, nella zona del Garda e di Trieste e in seguito in Emilia-Romagna. In Toscana le prime segnalazioni di danno, nella zona di Grosseto, sono del 2014, ma il problema si è presentato severo durante l’estate del 2016.

Dalla letteratura scientifica disponibile (Doganlar et al., 2011; Tremblay, 1994) sappiamo che il ciclo biologico si sviluppa a carico del suo unico ospite, l’olivo, per tempi variabili a seconda dell’organo vegetale attaccato. L’adulto compare generalmente a inizio primavera, dopo aver passato l’inverno in diapausa come secondo stadio larvale. Le femmine (2,5 mm) sono generalmente più grandi dei maschi e con un addome rossiccio e riescono a deporre fino a 100 uova nel corso della loro vita. Le uova (0,3 mm circa; allungato, prima giallastro poi rossastro ai due poli) vengono deposte sulle foglie e sulle infiorescenze. La larva(gialla) di primo stadio penetra nel mesofillo fogliare, dove inizia a scavare una galleria e stimola la reazione galligena della pianta. Solitamente le galle si formano sulla venatura principale e su quelle laterali della foglia, ma in condizioni di alta infestazione si possono estendere anche alle infi orescenze ed ai rami.. Le piccole galle (3-5 mm) che si sviluppano sulla foglia la induriscono e la possono far seccare e cadere, in quanto l’attività fotosintetica è ridotta e i rigonfi amenti che si creano non permettono la regolare traslocazione degli elaborati dalla foglia al resto della piantaLa galla è necessaria per il completamento del ciclo della cecidomia in quanto ha funzione di protezione dai nemici naturali esterni e dal disseccamento. Le larve si sviluppano completamente all’interno della galla accrescendosi. Durante il terzo e ultimo stadio, la larva cresce notevolmente fino a raggiungere circa 1 mm di lunghezza; caratteristica peculiare di questo stadio è la presenza di una struttura chitinosa detta spatola sternale in posizione frontale. Anche la fase di pupa avviene all’interno della cella, mentre un piccolo opercolo permette, a sviluppo completato, di far uscire l’adulto. La specie viene descritta come univoltina, in quanto, solitamente, compie una sola generazione all’anno e sverna come larva di secondo stadio diapausante. La generazione primaverile, a ridosso delle foglie, entra in diapausa alla fine del secondo stadio larvale mentre la generazione che cresce sulle infiorescenze non entra in diapausa, per cui i nuovi adulti, che troviamo da maggio a giugno, possono ovideporre nuovamente sulle foglie dove le larve di seconda età entreranno in diapausa per passare l’inverno al riparo dalle basse temperature.  Alcuni studi suggeriscono (Skuhravy et al., 1996) che in condizioni climatiche favorevoli, l’insetto cosi come altri cecidomidi possa compiere due generazioni complete. I dati ottenuti dal lavoro svolto a Grosseto e presentati in questo elaborato sembrano testimoniare una dinamica e una complessità del ciclo biologico maggiore rispetto alle conoscenze attuali, soprattutto in riferimento al periodo autunno-invernale.  La presenza di larve di prima età in novembre mostra che l’insetto, se le condizioni climatiche sono favorevoli, ha la possibilità di continuare a riprodursi anche a ridosso dell’inverno, attaccando soprattutto i nuovi getti dell’olivo. 

Dasineura oleaeè un dittero galligeno, che si protegge dagli attacchi dei nemici naturali completando il suo sviluppo all’interno della galla. Alcuni insetti, prevalentemente imenotteri, riescono a sfruttarla come substrato alimentare per la propria prole. Una femmina di parassitoide, in procinto di ovideporre, riesce a individuare una galla e a deporre al suo interno un uovo, da cui si schiuderà una larva apoda. La larva attacca l’ospite e se ne ciba per completare il proprio sviluppo. Favorire la presenza dei parassitoidi nell’oliveto può portare alla diminuzione delle popolazioni di cecidomia. Occorre però tenere presente che questi antagonisti non sono in relazione strettamente specie-specifi ca con D. oleae e che la loro distribuzione è spesso infl uenzata anche dalle caratteristiche del paesaggio, cioè dal numero e dalla disposizione delle specie vegetali che possono ospitare prede. In elenco alcune specie e generi di parassitoidi segnalati in area mediterranea che possono attaccare Dasineura oleae:

Mesopolobus sp. (Chalcidoidea, Pteromalidae);

Torymus sp. (Chalcidoidea, Torymidae);

Tetrastichus sp. (Chalcidoidea, Eulophidae);

Quadrastichus dasineura (Chalcidoidea, Eulophidae);

Eupelmus urozonus (Chalcidoidae, Eupelmidae);

Platygaster oleae (Platygastroidea, Platygastridae);

Platygaster apicalis (Platygastroidea, Platygastridae);

Platygaster demades (Platygastroidea, Platygastridae);

Synopeas fi gitiformis (Platygastroidea, Platygastridae);

Platygaster mayetiolae (Platygastroidea, Platygastridae

Come nel caso di altri fitofagi risulta innanzitutto fondamentale adottare un piano di monitoraggio a scala territoriale vasta che consenta di avere dati sulla diffusione del fi tofago e sulla gravità dell’attacco. L’Istituto di scienze della vita della Scuola Sant’Anna, in accordo con il Servizio fi tosanitario della Regione Toscana, sta prendendo in considerazione l’eventualità di eseguire una valutazione, ad ampia scala e a maglia territoriale regolare, sulla gravità dell’attacco del fi tofago. Questo al fine di eseguire una stima attendibile sulla diffusione del fenomeno e di giungere alla definizione di un eventuale piano di controllo. A questo proposito va sottolineato come manchino esperienze sperimentali di abbattimento delle popolazioni di D. oleaebasate su strategie e metodi a basso impatto, a partire dalle tecniche agronomiche, come l’eliminazione, con la potatura, della maggior parte della vegetazione infetta. Uno studio spagnolo (Pascual et al., 2010) suggerisce l’utilizzo del caolino come repellente in quanto, creando un film protettivo sulla foglia, condiziona l’ovideposizione e il conseguente ingresso della larva di prima età nel mesofi llo fogliare e nei peduncoli fiorali. Si tratta di ipotesi di lavoro che hanno bisogno di conferme sperimentali nelle diverse condizioni di coltivazione dell’olivo e di gravità dell’attacco. Attualmente l’Istituto di scienze della vita della Scuola Sant’Anna sta continuando a eseguire attività di monitoraggio nel Grossetano e ha previsto la messa in atto di alcuni esperimenti di campo e di laboratorio per ottenere dati sulla biologia della specie e sulle tecniche di controllo.

Tra i limitatori naturali, giocano sicuramente un ruolo molto importante alcune specie di imenotteri ectoparassiti appartenenti alla superfamiglia Chalcidoidea e ai generi Eupelmus, Mesopobolus, Torymus e Tetrastichus. In Asia sono state confermate almeno 10 specie potenzialmente parassitoidi di D. oleae e, tra queste, Eupelmus urozonus è considerata la specie più importante rinvenuta in Italia, anche se poco si conosce sulla sua abbondanza ed efficacia nei confronti della cecidomia. Nei campionamenti eseguiti in provincia di Grosseto la percentuale di parassitizzazione rinvenuta è stata molto bassa (valore medio dei 2 campionamenti pari a 1,4%) se messa a confronto con valori ben più elevati osservati in Turchia (Doganlar, 2011) dove il livello di parassitizzazione rinvenuto è stato pari anche al 66,2%. Questo risultato può essere determinato dall’attività dei parassitoidi generalmente più bassa nelperiodo autunnale (Baidaq et al., 2015).