6. feb, 2017

Acclimatazione per prevenire i danni da freddo

Non è solo la temperatura a incidere negativamente sulla vitalità e produttività dell’olivo. Anche altri fattori hanno un’influenza diretta, da considerare

La temperatura è certo il fattore più critico per l’olivo, quello che condiziona maggiormente la scarsa diffusione della cultura.
E’ noto che a -12/-14 gradi viene pregiudicata la stessa sopravvivenza dell’albero ma anche a temperature maggiori, a -5/-6 gradi, la chioma può subire gravi danni e pregiudicare la produttività per alcuni anni.

Anche il processo di fotosintesi è fortemente influenzato dalla temperatura. L’ottimo termico si ha 25/28 gradi con drastiche diminuzioni al di sotto dei 5 gradi e al di sopra dei 35 gradi. 

Anche i parametri qualitativi dell’olio dipendono dalla temperatura. La composizione in acidi grassi, spostando la proporzione verso gli insaturi, e il contenuto di polifenoli sembrano essere positivamente influenzati dalla temperatura. La lipogenesi, viceversa, diminuisce al calare della temperatura.

Ciò che preoccupa maggiormente gli olivicoltori sono tuttavia le gelate intense, non solo quelle storiche del 1956 del 1982, ma anche alte che, comunque possono provocare danni sulla chioma.
Sono infatti i rami giovani i tessuti vegetali più sensibili al freddo, ovvero proprio laddove si concentrerà la produzione dell’anno successivo.

E’ noto che vi sono varietà più sensibili al freddo e altre meno. Tra le meno suscettibili certo l’Ascolana ma, per il resto, regna un po’ di confusione visto che tali definizioni si basano, molto spesso, unicamente su osservazioni in campo. Per esempio nel 1956 la Moraiolo veniva annoverata tra le cultivar resistenti mentre nel 1985 venne inserita tra le varietà sensibili.

Non è comunque unicamente la temperatura ad essere responsabile dei danni da freddo su olivo. Lo stato nutrizionale della pianta, l’umidità dell’aria e del suolo, lo stato vegetativo degli olivi, la lunghezza della notte e l’intensità luminosa giocano un ruolo nel complesso sistema di aggiustamenti metabolici che va sotto il nome di “acclimatazione”.

E’ infatti importante, affinché le piante risentano meno delle basse temperature, che la loro fisiologia si sia adattata all’inverno. 
Le piante, nel gergo comune, devono essersi indurite. Tale terminologia però ha fatto erroneamente ritenere che talune pratiche agronomiche abbiano un effetto diretto, di indurimento dei tessuti. 
Il trattamento con rame è, nell’immaginario collettivo, quello più efficace, come se il metallo, in qualche modo, si insinuasse nei tessuti vegetali indurendoli e rendendoli meno sensibili al freddo. Un mito che resiste tutt’oggi e che è bene sfatare. Anche se non mi risulta vi siano state esperienze scientifiche precise al riguardo l’effetto “indurente” di un trattamento rameico, di solito effettuato ad alte concentrazioni, è di provocare uno stress alla pianta con conseguente accumulo di soluti, in particolare zuccheri, nel citoplasma. Un processo fisiologico che abbassa sensibilmente il punto di congelamento.

Sebbene molti dei fattori elencati come corresponsabili dei danni da freddo non sono controllabili dall’intervento umano, altri ne sono invece direttamente influenzati riferendomi in particolare allo stato nutrizionale e quello vegetativo della pianta.
In aree fredde è quindi altamente sconsigliabile effettuare concimazioni azotate in prossimità dell’autunno inverno o comunque creare condizioni atte a prolungare la crescita vegetativa degli alberi.

Ricordiamo infine che una volta acquisita l’acclimatazione al freddo l’olivo può perdere tale favorevole condizione abbastanza facilmente. Da prove effettuate risulta che la perdita dell’acclimatazione si ha già dopo sei giorni con una temperatura al di sopra dei 16 gradi, affatto infrequente anche nelle zone meno temperate.

Se i danni alla chioma possono essere gravi già a temperature di poco al di sotto dello zero, per l’apparato radicale occorrono temperature decisamente più rigide anche perché il fattore prevalente di acclimatazione di questo tessuto parrebbe essere la temperatura del suolo, parametro poco variabile e suscettibile di grandi oscillazioni.

In conclusione, per prevenire danni da freddo occorre certamente affidarsi alla stagione ma si possono anche adottare buone pratiche agronomiche che non aumentano i rischi connessi al congelamento di parti o dell’intero albero.

di Alberto Grimelli