OLIVICOLTURA E FRANTOIO

12. giu, 2018

L’attività svolta dall’Istituto Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna per trovare le cause della pullulazione di Cecidomia delle foglie dell’olivo. 

PISA – Gli entomologi dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna hanno illustrato le ricerche che stanno svolgendo per dare risposte e trovare soluzioni sulle infestazioni di Cecidomia delle foglie dell’olivo (Dasinuera oleae) presenti sul territorio della Toscana.

In occasione di un recente convegno promosso dalla Regione Elena Tondini, PhD Student in Agrobioscienze, ha presentato il programma di lavoro che sarà svolto nel prossimo biennio per chiarire le cause dell’outbreak del fitofago. Ruggero Petacchi, ricercatore in Entomologia Generale e Applicata all’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna ha illustrato l’impegno già svolto, in campo e in laboratorio, per fotografare la situazione attuale sui focolai di infestazione in provincia di Grosseto e in un’area ristretta della provincia di Massa Carrara.

L’attività svolta dall’Istituto Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna rientra in un accordo di collaborazione scientifica con la Regione Toscana-Servizio Fitosanitario, per trovare le cause della pullulazione dell’insetto e fornire agli olivicoltori le informazioni su eventuali pratiche da adottare

5. giu, 2018

Nel Sud è la prima causa di deperimento e morte degli olivi. Gli impianti intensivi e quelli irrigati sono i più soggetti all’attacco che avviene attraverso le radici. Il fungo, che si sviluppa anche a spese di alcune colture erbacee, può vivere nel terreno anche per 10-15 anni

La verticilliosi dell’olivo, malattia il cui responsabile è un fungo deuteronicete, il Verticillium dhaliae Cleb., è diventata una delle malattie più temute per i nuovi impianti di olivo e può interessare anche le colture erbacee come il pomodoro, la patata, il peperone, la melanzana.
Quello che rende temibile il verticillio sono gli organi di propagazione i quali si possono conservare per molto tempo (anche 10-15 anni) in terreni che hanno ospitato precedentemente piante erbacee orticole infette. 

La penetrazione del fungo all’interno delle piante di olivo avviene in genere attraverso le radici, a partire da lesioni causate da insetti, nematodi oppure attrezzi meccanici. Si può dire che più rara, ma sempre possibile, è la penetrazione attraverso rami tagliati con le operazioni di potatura. 
La sintomatologia in seguito all’attacco della tracheoverticilliosi si manifesta con due tipi di 
decorsi: acuto o cronico. 
Nella sindrome acuta le foglie, all’inizio, appassiscono leggermente per poi disseccare e piegarsi a doccia nell’arco di pochi giorni assieme ai rami dove a volte restano attaccate; questo dipende dalla rapidità con cui si verifica la malattia. Le piante colpite, a volte secondo quanto riportato dalla letteratura scientifica, tendono a reagire mediante l’emissione di nuovi polloni nella parte inferiore del tronco. 
La sindrome cronica si manifesta in maniera molto più lenta rispetto al caso precedente; le foglie ingialliscono, disseccano progressivamente, infine cadono. 
In tutte e due i casi i sintomi compaiono prima sulla parte aerea per poi diffondersi verso il basso. 

In ambo i casi, facendo una sezione di un rametto, questo presenta un’anormale colorazione marrone o bruno-nerastra, dei vasi di trasporto situati subito al di sotto della corteccia. I sintomi solitamente compaiono alla ripresa vegetativa (primavera) e vanno man mano aumentando col decorso stagionale. Alla fine dell’estate, i sintomi possono regredire, per poi in genere ripresentarsi con maggiore intensità l’anno successivo. 

La lotta contro la verticilliosi è estremamente difficile sia per la sua capacità di conservarsi a lungo nel terreno, sia per la facilità di trovarsi ospite nelle diverse piante anche erbacee. 
Gli accorgimenti che si suggeriscono per contenere questa malattia sono essenzialmente 
di tipo preventivo. 
Innanzitutto è buona norma procurarsi le giovani piante da un vivaista affidabile, in quanto è risaputo che una delle prima cause d’infezione è impiantare materiale già infetto.
Nel caso poi si voglia impiantare un oliveto su terreno che ha ospitato una delle colture erbacee a rischio di infezione si può procedere alla solarizzazione del suolo, ovvero alla copertura dello stesso con teli che facciano aumentare considerevolmente la temperatura del terreno al fine di “sterilizzarlo”. Tale tecnica risulta tuttavia efficace tanto più è abbondante la sostanza organica del suolo, quando quest’ultima fosse sotto all’1% gli effetti del trattamento risulterebbero molto modesti.

Oggi tuttavia sono state messe a punto profilassi che, pur dispendiose, consentono di curare, con ragionevole grado di sicurezza, gli alberi infetti.
Ovviamente, considerando che il fungo è presente nel terreno olivetato, il trattamento potrebbe non risultare definitivo e la malattia ripresentarsi dopo qualche anno a seguito di una nuova penetrazione del patogeno attraverso le radici dell’albero.

Su piante adulte trattamenti a base di Fosetyl-alumininium (1 Kg/100 litri) possono dare qualche risultato, anche se l’intervento,di seguito descritto, su giovani piante, offre certamente più probabilità di successo, anche se si tratta di interventi dispendiosi nel caso di necessità di intervento su un gran numero di piante.
Il trattamento, da effettuarsi a giugno e solo sulle piante infette, deve essere preceduto dalla potatura e dall'eliminazione dei rami e/o delle branche infette.

Preparazione della soluzione 
Dose : 25 g/L di Dodine
oppure 12 g/L di Benomyl
Sciogliere il prodotto in acqua distillata e lasciarlo decantare per 10 giorni in comuni bottiglie di plastica. A sedimentazione avvenuta forare la bottiglia, con una punta metallica arroventata, al di sopra del materiale inerte depositato sul fondo e spillare il liquido limpido. Fare decantare per un’altra settimana e ripetere l’operazione di spillatura. Tale operazione è molto importante poiché le eventuali particelle in sospensione andrebbero ad ostruire inevitabilmente il foro praticato nel tronco.

Modalità di somministrazione
Dotazione: Trapano a batteria con punta da 5/6 mm - Siringhe da 60 ml per uso veterinario dotate di catetere centrale tronco conico. 
Effettuare un foro profondo circa 5 cm nel tronco delle piante, a 20-30 cm dal piano di campagna, con una inclinazione il più possibile vicino alla verticale. Inserire con forza la siringa e riempirla parzialmente con la soluzione. Inserire una astina (fil di ferro) nella siringa sino ad arrivare all’interno del foro ed agitare ripetutamente. Tale operazione favorirà la fuoriuscita dell’aria presente nel foro stesso e consentirà un più efficace assorbimento della soluzione. Rabboccare la siringa e incappucciarla con piccoli sacchetti di plastica legati non troppo strettamente per mantenere inalterata la pressione atmosferica. Per piccole piante bastano generalmente due siringhe (120 ml di soluzione) anche in contemporanea; per casi gravi e/o piante più grandi la somministrazione può/deve essere ripetuta. 

L’esito della cura si vedrà alla ripresa vegetativa dell’anno successivo. 

Bibliografia

- Fodale e Mulè, Prove di lotta chimica al deperimento da Verticillium dahliae in olivo con diversi fungicidi somministrati per via xilematica, Informatore Fitopatologico,1999, n° 11, pp. 19-24
- Fodale et al, Chemical control of olive verticillium wilt by "dodine" trunk injection, Atti "Olivebioteq 2006", Vol II, Marsala 5-10 novembre 2006

 

di Alberto Grimelli

1. giu, 2018

In alta collina o in montagna produrre olio extra vergine d'oliva è un'impresa che va oltre l'economia, oltre il paesaggio, oltre la preservazione del territorio dal dissesto idrogeologico. E' storia d'Italia, presente e passata. Ma può vivere nel futuro? Forse sì, ma oggi manca qualcosa

I costi di produzione di un litro d'olio extra vergine d'oliva in alta collina o montagna sono esorbitanti, portando il prezzo dell'olio fuori mercato, come dicono gli esperti.

Se la vediamo da un punto di vista prettamente economico, quindi, l'azienda olivicola di collina o montagna dovrebbe chiudere all'istante.

Una sorta di eutanasia di massa, poiché solo in Toscana questa olivicoltura vale quasi il 60% del totale, che costerebbe molto, moltissimo in termini di paesaggio e di dissesto idrogeologico, poiché, come dice il detto: “se il contadino lascia la montagna, la montagna dopo poco lo segue”.

Il rischio sociale di un abbandono diffuso, e oggi siamo sulla buona strada, sarebbe altissimo ma, ovviamente, la collettività preferisce ignorare i costi impliciti di un abbandono, salvo poi recriminare sulle spese per l'assistenza in caso di calamità.

L'olivicoltura eroica si trova, quindi, apparentemente in un vicolo cieco, come fosse un malato a cui hanno diagnosticato una fine infausta ma che ancora non crede nella prognosi, lottando disperatamente per non morire.

E' quello che è sostanzialmente emerso durante il convegno "L'olivicoltura eroica" alla Certosa di Calci (PI), organizzato dall'IGP Toscano. Con l'aggravante che tra i relatori, che parlavano di futuro, e gli uditori, che vedevano solo il presente, sembrava si fosse innescato un cortocircuito.

Mentre i relatori, come Giovanni Caruso dell'Università di Pisa, cercava di delineare un futuro in cui l'agricoltura di precisione, con tutti i suoi strumenti (droni compresi), poteva servire alla razionalizzazione dei costi e a una migliore produttività dell'oliveto, gli olivicoltori si preoccupassero, giustamente, dei danni provocati da cinghiali e ungulati nei loro oliveti.

La battaglia quotidiana per sopravvivere è troppo ardua anche forse per vedere che le prospettive per valorizzare il proprio prodotto ci sono, grazie all'innovazione e alle nuove tecnologie olearie, unitamente alle varietà locali, come spiegato da Maurizio Servili dell'Università di Perugia, ma anche grazie a una storia e tradizione a cui ci si può appoggiare, almeno per la comunicazione, e che vuole che l'olio di Buti fosse celebrato persino durante l'Esposizione universale di Parigi del 1867, come ricordato da Rossano Pazzagli dell'Università del Molise. Dal passato si può persino imparare. La formula della “multiproprietà” dei frantoi di qualche secolo fa, illustrata da Giuliana Biagioli dell'Università di Pisa, basata sui “carati”, ovvero sui giorni d'uso del frantoio, non è più attuale oggi, ma vi sono altre formule, come le reti d'impresa che possono permettere economie di scala e sinergie simili. Certo, oggi ci sono nuove sfide, come il contenimento della mosca olearia che i cambiamenti climatici rendono più complicato, come ricordato da Ruggero Petacchi della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, ma la ricerca prosegue e chi ne può beneficiare sono anche i territori marginali.

La vera sfida, oggi, è far comprendere che chi parla di futuro e chi parla di attualità sono alleati e che la risoluzione delle criticità dell'oggi, dagli ungulati alle carenze logistiche e infrastrutturali, non può essere slegata da una visione del futuro che cerca di capire come e con quali modalità l'olivicoltura eroica può proiettarsi nei prossimi decenni.

L'olivicoltura eroica deve superare le criticità odierne sapendo che non potrà contare su aiuti diretti ma, eventualmente, solo su azioni mirate le cui strategie e linee guida, però, vanno decise ogg

1. giu, 2018

La perdita di suolo agricolo fertile, dovuta all'erosione, porta a bassi indici di infiltrazione superficiale e alti indici di deflusso negli strati profondi. L'acqua, bene primario per un'olivicoltura da reddito, scorre sul terreno e quel poco che infiltra viene rapidamente persa in profondità. L'inerbimento è l'unica soluzione

Cosa accade a un terreno olivetato dopo anni di lavorazioni e di pratiche agronomiche standard?

Una ricerca iberica ha quantificato l'infiltrazione, la permeabilità, le perdite di suolo e i volumi di deflusso in una piccola area della Spagna meridionale coltivato ad oliveto.

Per valutare quale fattore abbia contribuito maggiormente ad accelerare l'erosione del suolo, sono stati analizzati il coefficiente di classificazione e le principali componenti di Spearman.

I risultati hanno confermato bassi valori di infiltrazione (11,8 mm/h) negli strati superficiali del suolo e alti valori di permeabilità (24,6 mm/h) negli strati sotterranei del suolo, producendo una perdita media di terreno di 19,7 g/m2 e coefficienti medi di deflusso del 26,1%.

Insomma è più l'acqua che si perde negli strati profondi di quella che riesce a passare dallo strato superficiale, con l'ovvia conseguenza di avere scarsa ritenzione idrica, ovvero un basso “serbatoio” idrico naturale a beneficio dell'olivo.

Tutto questo è dovuto soprattutto all'erosione e l'unico fattore che riesce a controllare questo fenomeno, a parità di condizioni pedoclimatiche, è l'inerbimento.

Non basta però dire inerbimento, bisogna capire infatti quale tipo di inerbimento, in quale periodo dell'anno e rispetto a quali condizioni climatiche.

Nelle aziende olivicole marginali, le coperture erbose spontanee sono preferibili per il loro basso costo, nonostante la loro elevata eterogeneità spaziale e temporale che ne limita l'efficienza.

Infatti, in ragione delle condizioni meteorologiche, occorrerà stabilire modalità di gestione dell'inerbimento, ovvero decidere se optare per un inerbimento permanente.

Una ricerca spagnola ha evidenziato che la percentuale media annua di copertura varia dal 23% al 36%, con un coefficiente di variazione rispettivamente del 57% e del 6%. Su base stagionale la copertura varia tra lo 0,2% e il 50%. Le precipitazioni accumulate nei 15 giorni precedenti, la media delle temperature minime dei 60 giorni precedenti e la potenziale evapotraspirazione cumulata dello stesso periodo hanno mostrato una correlazione significativa con la percentuale media di copertura.

I fattori che più possono incidere sulla copertura vegetale, rendendo inutile l'inerbimento temporaneo, sono il numero di mesi trascorsi dalla rimozione della vegetazione spontanea, le piogge dei 15 giorni precedenti il ripristino dell'inerbimento e le condizioni estive.

Ovvero, più interveniamo con erbicidi e più lasciamo il terreno nudo, specie durante l'estate, più saranno necessarie piogge abbondanti per ripristinare l'inerbimento. Le piogge abbondanti, però, sono la prima causa di erosione.

L'inerbimento, quindi, deve essere calibrato con cura, in ragione di molteplici fattori in particolare quando spontaneo.

Se l'eliminazione dell'inerbimento durante la stagione estiva, negli oliveti in asciutta, può portare a una limitazione della competizione idrica a beneficio degli olivi, è anche vero che si rischia di vanificare tutti i benifici dell'inerbimento qualora la copertura vegetale sia troppo limitata, in percentuale e spazialmente, quando sopraggiunga la stagione delle piogge.

Bibliografia

 

Jesús Rodrigo-Comino, Encarnación Taguas, Manuel Seeger, Johannes B. Ries, Quantification of soil and water losses in an extensive olive orchard catchment in Southern Spain, Journal of Hydrology, Volume 556, 2018, Pages 749-758, ISSN 0022-1694

Encarnación V. Taguas, Karl Vanderlinden, Aura Pedrera-Parrilla, Juan V. Giráldez, José A. Gómez, Spatial and temporal variability of spontaneous grass cover and its influence on sediment losses in an extensive olive orchard catchment, CATENA, Volume 157, 2017, Pages 58-66, ISSN 0341-8162

1. giu, 2018

L'utilizzo di fitofarmaci in maniera continuativa può stimolare l'induzione di fenomeni di resistenza e tolleranza. Una ricerca greca ha evidenziato che le popolazioni di Bactrocera oleae negli oliveti erano fino a 22 volte più resistenti dei ceppi sensibili

 Una riduzione dell'efficacia dei piretroidi, soprattutto la deltametrina, è stata recentemente registrata per Bactrocera oleae, l'insetto chiave dell'olivo.

I livelli di resistenza delle popolazioni della mosca dopo campionamento a Creta (Grecia) erano fino a 22 volte superiori a quelli dei ceppi sensibili utilizzati come riferimento dai laboratori.

Interessante notare come la ricerca abbia evidenziato che, da analisi genomica della regione IIS4-IIS6, tra gli insetti più sensibili e quelli più resistenti non vi siano mutazioni del sito bersaglio, in linea con gli studi precedenti in altre specie di Tephritidae.

I ricercatori hanno evidenziato però differenze trascritturali tra due popolazioni resistenti rispetto a una popolazione di campo quasi sensibile e due ceppi di laboratorio.

Un gran numero di geni è stato trovato per essere trascritto in modo significativamente differenziato attraverso i confronti a coppie.

L'analisi dei gruppi genetici ha rivelato che i geni del gruppo GO "attività portante degli elettroni" sono stati arricchiti in un confronto specifico, che potrebbe suggerire un meccanismo di resistenza mediato da P450.

La iper-regolazione di diverse trascrizioni che codificano enzimi di disintossicazione è stata convalidata qPCR, concentrandosi sulla codifica trascrizioni per P450s.

La ricerca quindi suggerisce che la mosca delle olive già possegga geni che possono esserle utili per depotenziare l'effetto di alcuni fitofarmaci, i piretroidi, ma che è l'ambiente, ovvero l'esposizione proprio a questi principi attivi, a poter differenziare la risposta, creando le condizioni per una over espressione genomica che porta a effetti di resistenza.

Bibliografia

Nena Pavlidi, Anastasia Kampouraki, Vasilis Tseliou, Nicky Wybouw, Wannes Dermauw, Emmanouil Roditakis, Ralf Nauen, Thomas Van Leeuwen, John Vontas, Molecular characterization of pyrethroid resistance in the olive fruit fly Bactrocera oleae, Pesticide Biochemistry and Physiology, 2018, ISSN 0048-3575

 

di R. T