IL MASSIMO ESPERTO SULLA CECIDOMIA FOGLIARE E DELLA MOSCA DELLE OLIVE IN ITALIA E' RUGGERO PETACCHI DELL'ISTITUTO SCIENZE DELLA VITA DELLA SCUOLA SANT'ANNA DI PISA

Adulto di Cecidomia fogliare

Pontedera, 7 maggio 2018

Oggetto: Cecidomia delle foglie dell’olivo - Situazione attuale e ipotesi di interventi di controllo

In accordo con Regione Toscana ho predisposto questo report di sintesi in merito alla Cecidomia delle foglie dell’olivo (Dasineura oleae) nel quale vi sintetizzo

 alcuni dati legati a quanto emerge dai campionamenti che ho eseguito in data 5 maggio 2018

 ipotesi di controllo del fitofago per la stagione in corso

1. Stadio di sviluppo del fitofago

Il campionamento eseguito oggi, 5 maggio a Gragnola, in 2 aziende caratterizzate da medio-alta infestazione, ha evidenziato volo degli adulti e ovideposizioni. In base ai dati 2017 e 2018 sulla biologia del fitofago possiamo dire, senza commettere un grosso errore, che l’attività di volo e ovideposizione del fitofago si protrarrà almeno per circa 10 giorni.

2. Presenza antagonisti indigeni

Durante il campionamento del 5 maggio è stata rilevata presenza di adulti di Imenotteri parassitoidi che si muovevano all’interno della vegetazione. Questo dato è molto importante sia dal punto di vista biologico come pure dal punto di vista dell’esecuzione di eventuali interventi insetticidi

3. Strategie per il controllo del fitofago

Occorre innanzitutto premettere che ad oggi non esistono prodotti (principi attivi) registrati su Cecidomia delle foglie dell’olivo Comunque per rispondere all’esigenza di fornire consigli operativi agli olivicoltori viene prevista, nel 2018, una prova di controllo del fitofago che la Scuola S.Anna eseguirà a scopo sperimentale in un oliveto di Gavorrano caratterizzato da alta infestazione. I principi attivi che verranno messi a confronto sono:

- Acetamiprid

- Azadiractina

- Olio essenziale di arancio dolce

tenendo conto delle esigenze di dare risposte, in futuro, agli olivicoltori biologici (Azadiractina e Olio di arancio amaro) come pure a quelli che sono in regime di difesa integrata (Acetamiprid). La prova verrà condotta eseguendo un trattamento ai primi di maggio con l’obiettivo di uccidere le giovani larve (di prima età) in fase di penetrazione nelle giovani foglie. In merito agli altri prodotti consentiti su olivo, non su Cecidomia, mi preme rammentare l’Imidacloprid e Spinetoram. Per il primo le prove preliminari condotte nel 2017 hanno evidenziato una buona azione larvicida, mentre per il secondo non abbiamo dati sulla mortalità nei confronti di Cecidomia.

4. Epoca di esecuzione dell’intervento di controllo del fitofago

a) Nel caso l’olivicoltore decida per un intervento larvicida, contro le larve giovani (Iª

età) di Cecidomia l’epoca ottimale di intervento è stimata nella settimana in corso

(7-13 maggio)

5. Consigli per i tecnici ed operatori

Preso atto della presenza di parassitizzazione rilevata nel 2018 e quindi del rischio a cui si va incontro eseguendo interventi insetticidi indiscriminati, si consiglia di FAR ESEGUIRE TRATTAMENTI, soprattutto con prodotti ad alto impatto ambientale,

SOLO nel caso di ALTA INFESTAZIONE.

Inoltre soprattutto nel caso di intervento con Imidacloprid si consiglia di eseguire uno sfalcio della flora spontanea prima dell’esecuzione del trattamento stesso

PROSPETTIVE DI STUDIO FUTURE : LE DOMANDE SPERIMENTALI E L'APPROCCIO

GALLA DI CECIDOMIA DELLE FOGLIE DI OLIVO AL CUI INTERNO E' STATO RINVENUTO UN PARASSITOIDE INDIGENO CHE STA PER COMPLETARE IL SUO SVILUPPO

- LA DINAMICA DI POPOLAZIONE DI DASINEURA OLEAE E' INFLUENZATA DA PARAMETRI AMBIENTALI (TEMPERATURA, PRECIPITAZIONI)?

- IL BASSO LIVELLO DI PARASSITIZZAZIONE RILEVATO E' DOVUTO ALL'ASSENZA DI COMUNITA' DI PARASSITOIDI NELL'AGROECOSISTEMA OLIVETO?

. LA SCUOLA SANT'ANNA DI PISA FARA' UNO STUDIO DEL CICLO DI DASINEURA OLEAE IN RELAZIONE ALLE TEMPERATURE E ALLE PRECIPITAZIONI E ALLA FENOLOGIA DELLA PIANTA OSPITE NEL TEMPO E NELLO SPAZIO (DA GROSSETO A GRAGNOLA)

- APRILE - MAGGIO : VOLI E DEPOSIZIONI (AMBIETE) 

- GIUGNO - SETTEMBRE : LARVA SECONDA ETA' (GALLA)

- OTTOBRE - NOVEMBRE : VOLI E DEPOSIZIONI (AMBIENTE)

- DICEMBRE - MARZO : LARVA SECONDA, TERZA ETA' E PUPA (GALLA)

- FAREMO UN CONFRONTO DELLE COMUNITA' DI PARASSITOIDI PRESENTI IN OLIVETI BIOLOGICI INFESTATI E NON INFESTATI CON L'UTILIZZO DELLE MALAISE TRAPS (2 PER OLIVETO) TRAPPOLE GIALLE CROMOTROPICHE (VOLI) E DISSEZIONE DI MATERALE PRELEVATO IN CAMPO

- MICROIMENOTTERI PRESENTI IN OLIVETO E MICROIMENOTTERI PRESENTI ALL'INTERNO DELLE GALLE 

QUALI SONO LE CAUSE DI QUESTA ECCESSIVO AUMENTO DELLA POPOLAZIONE CECIDOMIA FOGLIARE IN UN BREVE LASSO DI TEMPO?

GALLA MONOLOCULARE OPPORTUNATAMENTE SEZIONATA CHE PERMETTE DI OSSERVARE UNA LARVA DI SECONDA ETA' DI CECIDOMIA DELLE FOGLIE DI OLIVO IN ATTIVITA'

- ABBIAMO FOCOLAI DI INFESTAZIONE IN DUE AREE DISTINTE DELLA TOSCANA (GROSSETO E MASSA)

- LA GRAVITA' DELL'INFESTAZIONE, IN CIASCUNA AREA, E' A "MACCHIA DI LEOPARDO" (OLIVETI PER NULLA O POCO INFESTATI IN PROSSIMITA' DI OLIVETI MOLTO INFESTATI)

- L'INFESTAZIONE E' SIA IN AZIENDE BIO CHE IN QUELLE A PRODUZIONE INTEGRATA IL CHE RENDE   

  POCO PROBABILE L'IPOTESI CHE LA CAUSA DELL'ATTACCO SPROPOSITATO SIA L'UTILIZZO     ECCESSIVO E NON CORRETTO DI PESTICIDI

- L'INFESTAZIONE ELEVATA E' PRESENTE SIA A GROSSEO (CON EPICENTRO CALDANA) CHE A MASSA      (CON EPICENTRO GRAGNOLA) AREE CLIMATICAMENTE DIVERSE IL CHE RENDE POCO PROBABILE CHE LA CAUSA DELL'ATTACCO SPROPOSITATO SIA DA ACCOCIARE STRETTAMENTE ALLE TEMPERATURE

- AZIONE PRESSOCHE' INESISTENTE DEI PARASSITOIDI

- CI SARA' DA INDAGARE SE L'INFESTAZIONE E' IN RELAZIONE ALLO STATO NUTRIZIONALE E VEGETATIVO DELLA PIANTA

- DESCRIZIONE DEL CICLO BIOLOGICO 

- RICERCA DI PARASSITOIDI 

- LIVELLO DI INFESTAZIONE CHE VARIA DA ZONA A ZONA 

- I FATTORI CHE POSSONO INFLUENZARE IL CICLO SONO LE TEMPERATURE, LE PRECIPITAZIONI, IL  FOTOPERIODO (LA DIVERSA LUNGHEZZA DEL GIORNO E DELLA NOTTE DURANTE L'ANNO) E LO STADIO VEGETATIVO DELL'OLIVO 

I DANNI DELLE GALLE DI CECIDOMIA

LA FEMMINA DI CECIDOMIA FOGLARE DELL'OLIVO DEPONE LE UOVA SULLA SUPERFICIE FOGLIARE

- ALTERAZIONE DELLA PRESENZA DI NUTRIENTI

- MINOR CONTENUTO DI PIGMENTI FOTOSINTETICI 

- LA CAPACITA' FOTOSINTETICA DIMINUISCE ALL'AUMENTARE DEL NUMERO DI GALLE 

- DEFOLIAZIONE

- EFFETTI DIRETTI E INDIRETTI SULLA PRODUZIONE

L'ESPERTO DI CECIDOMIA RUGGERO PETACCHI RIASSUME IN BASE ALLE OSSERVAZIONI FATTE A GROSSETO

SFARFALLAMNETO DELLA CECIDOMIA FOGLIARE DELL'OLIVO

GLI ADULTI SONO PRESENTI DA APRILE A MAGGIO. IN AUTUNNO POSSONO ESSERCI NUOVI VOLI 

LE UOVA (UN CENTINAIO PER FEMMINA) SONO DEPOSTI NEI GERMOGLI E NEI BOTTONI FIORALI. LE LARVE NEONATE PENETRANO NEL MESOFILLO FOGLIARE E NEI PEDUNCOLI FIORALI SCAVANDOVI UNA SOTTILE MINA A CUI SUBITO SEGUE LA FORMAZIONE DI UNA GALLA

LA SPECIE SVOLGE UNA GENERZIONE COMPLETA ANNUA. SE LE CONDIZIONI CLIMATICHE SONO FAVOREVOLI NE PUO' INIZIARE UN'ALTRA IN AUTUNNO.

LA LARVA MATURA PREDISPONE UN OPERCOLO CHE FACILITA LA FUORIUSCITA DELLA PUPA

LA CECIDOMIA FOGLIARE A CURA DEL PROF.RUGGERO PETACCHI DELLA SCUOLA SANT'ANNA DI PISA ISTITUTO SCIENZE DELLA VITA

PLATYGASTER OLEAE UN PARASSITOIDE DELLA CECIDOMIA FOGLIARE

L'area sud-occidentale della Toscana che, in questi ultimi anni, è stata messa a dura prova da un forte attacco della mosca delle olive, diretta conseguenza di condizioni ottimali di sviluppo dell’insetto, si trova ora a dover fronteggiare un altro fitofago, solitamente definito «minore». Si tratta di DASINEURA OLEAE (Low, 1885), un piccolo dittero appartenente alla famiglia dei Cecidomyiidae che comprende un numero elevato di specie, in gran parte fitofaghe. L’infestazione, a ora, è stata osservata soprattutto a carico di impianti situati in aree costiere e a basse latitudini. DASINEURA OLEAE o cecidomia delle foglie dell'olivo scava dei piccoli tunnel e provoca la produzione di galle a ridosso di giovani getti fogliari. Da sempre presente là dove si coltiva l’olivo, viene considerato un fitofago secondario, in quanto, solitamente, mostra una bassa densità di popolazione e conseguenti bassi livelli d’infestazione

Angelini, nel 1831 fu il primo descrittore di questa specie osservando varie galle provenienti da olivi della zona di Verona, ma solo nel 1885 con Low si ebbe la descrizione completa del ciclo dell’insetto. La specie, eurosiberiana, è tipica dell’area mediterranea e, in alcune zone come Siria, Libano, Giordania, Turchia, Palestina e Israele, è considerato un importante fitofago con alti livelli di infestazione, mentre solo recentemente sono arrivate le prime segnalazioni di danno in Europa. Nel febbraio 2011 sono stati raccolti in Grecia campioni di vegetazione infestati dall’insetto. Le foglie presentavano il danno tipico dell’insetto quali deformazioni allungate e rigonfiamenti con una percentuale d’infestazione che aveva raggiunto il 90% di piante attaccate nell’area di Elounda (Creta). Il livello di danno variava notevolmente e, negli olivi più colpiti, sono stati osservati eventi importanti di defogliatura su rami o su tutta la chioma (Simoglou et al., 2012). Infatti, il pericolo maggiore associato a questo insetto riguarda l’impatto sull’attività vegetativa della pianta e, in caso di forti attacchi sulle foglie e sulle infiorescenze, a risentirne è quindi la produzione: la pianta infestata, impoverita di foglie, diminuisce la formazione di fiori e, quindi, di olive nella stagione successivaIn Italia, le segnalazioni più recenti di danno risalgono al 2012, nella zona del Garda e di Trieste e in seguito in Emilia-Romagna. In Toscana le prime segnalazioni di danno, nella zona di Grosseto, sono del 2014, ma il problema si è presentato severo durante l’estate del 2016.

Dalla letteratura scientifica disponibile (Doganlar et al., 2011; Tremblay, 1994) sappiamo che il ciclo biologico si sviluppa a carico del suo unico ospite, l’olivo, per tempi variabili a seconda dell’organo vegetale attaccato. L’adulto compare generalmente a inizio primavera, dopo aver passato l’inverno in diapausa come secondo stadio larvale. Le femmine (2,5 mm) sono generalmente più grandi dei maschi e con un addome rossiccio e riescono a deporre fino a 100 uova nel corso della loro vita. Le uova (0,3 mm circa; allungato, prima giallastro poi rossastro ai due poli) vengono deposte sulle foglie e sulle infiorescenze. La larva(gialla) di primo stadio penetra nel mesofillo fogliare, dove inizia a scavare una galleria e stimola la reazione galligena della pianta. Solitamente le galle si formano sulla venatura principale e su quelle laterali della foglia, ma in condizioni di alta infestazione si possono estendere anche alle infi orescenze ed ai rami.. Le piccole galle (3-5 mm) che si sviluppano sulla foglia la induriscono e la possono far seccare e cadere, in quanto l’attività fotosintetica è ridotta e i rigonfi amenti che si creano non permettono la regolare traslocazione degli elaborati dalla foglia al resto della piantaLa galla è necessaria per il completamento del ciclo della cecidomia in quanto ha funzione di protezione dai nemici naturali esterni e dal disseccamento. Le larve si sviluppano completamente all’interno della galla accrescendosi. Durante il terzo e ultimo stadio, la larva cresce notevolmente fino a raggiungere circa 1 mm di lunghezza; caratteristica peculiare di questo stadio è la presenza di una struttura chitinosa detta spatola sternale in posizione frontale. Anche la fase di pupa avviene all’interno della cella, mentre un piccolo opercolo permette, a sviluppo completato, di far uscire l’adulto. La specie viene descritta come univoltina, in quanto, solitamente, compie una sola generazione all’anno e sverna come larva di secondo stadio diapausante. La generazione primaverile, a ridosso delle foglie, entra in diapausa alla fine del secondo stadio larvale mentre la generazione che cresce sulle infiorescenze non entra in diapausa, per cui i nuovi adulti, che troviamo da maggio a giugno, possono ovideporre nuovamente sulle foglie dove le larve di seconda età entreranno in diapausa per passare l’inverno al riparo dalle basse temperature.  Alcuni studi suggeriscono (Skuhravy et al., 1996) che in condizioni climatiche favorevoli, l’insetto cosi come altri cecidomidi possa compiere due generazioni completeI dati ottenuti dal lavoro svolto a Grosseto e presentati in questo elaborato sembrano testimoniare una dinamica e una complessità del ciclo biologico maggiore rispetto alle conoscenze attuali, soprattutto in riferimento al periodo autunno-invernale.  La presenza di larve di prima età in novembre mostra che l’insetto, se le condizioni climatiche sono favorevoli, ha la possibilità di continuare a riprodursi anche a ridosso dell’inverno, attaccando soprattutto i nuovi getti dell’olivo. 

Dasineura oleaeè un dittero galligeno, che si protegge dagli attacchi dei nemici naturali completando il suo sviluppo all’interno della galla. Alcuni insetti, prevalentemente imenotteri, riescono a sfruttarla come substrato alimentare per la propria prole. Una femmina di parassitoide, in procinto di ovideporre, riesce a individuare una galla e a deporre al suo interno un uovo, da cui si schiuderà una larva apoda. La larva attacca l’ospite e se ne ciba per completare il proprio sviluppo. Favorire la presenza dei parassitoidi nell’oliveto può portare alla diminuzione delle popolazioni di cecidomia. Occorre però tenere presente che questi antagonisti non sono in relazione strettamente specie-specifi ca con D. oleae e che la loro distribuzione è spesso infl uenzata anche dalle caratteristiche del paesaggio, cioè dal numero e dalla disposizione delle specie vegetali che possono ospitare prede. In elenco alcune specie e generi di parassitoidi segnalati in area mediterranea che possono attaccare Dasineura oleae:

● Mesopolobus sp. (Chalcidoidea, Pteromalidae);

● Torymus sp. (Chalcidoidea, Torymidae);

● Tetrastichus sp. (Chalcidoidea, Eulophidae);

● Quadrastichus dasineura (Chalcidoidea, Eulophidae);

● Eupelmus urozonus (Chalcidoidae, Eupelmidae);

● Platygaster oleae (Platygastroidea, Platygastridae);

● Platygaster apicalis (Platygastroidea, Platygastridae);

● Platygaster demades (Platygastroidea, Platygastridae);

● Synopeas fi gitiformis (Platygastroidea, Platygastridae);

● Platygaster mayetiolae (Platygastroidea, Platygastridae

Come nel caso di altri fitofagi risulta innanzitutto fondamentale adottare un piano di monitoraggio a scala territoriale vasta che consenta di avere dati sulla diffusione del fi tofago e sulla gravità dell’attacco. L’Istituto di scienze della vita della Scuola Sant’Anna, in accordo con il Servizio fi tosanitario della Regione Toscana, sta prendendo in considerazione l’eventualità di eseguire una valutazione, ad ampia scala e a maglia territoriale regolare, sulla gravità dell’attacco del fi tofago. Questo al fine di eseguire una stima attendibile sulla diffusione del fenomeno e di giungere alla definizione di un eventuale piano di controllo. A questo proposito va sottolineato come manchino esperienze sperimentali di abbattimento delle popolazioni di D. oleaebasate su strategie e metodi a basso impatto, a partire dalle tecniche agronomiche, come l’eliminazione, con la potatura, della maggior parte della vegetazione infetta. Uno studio spagnolo (Pascual et al., 2010) suggerisce l’utilizzo del caolino come repellente in quanto, creando un film protettivo sulla foglia, condiziona l’ovideposizione e il conseguente ingresso della larva di prima età nel mesofi llo fogliare e nei peduncoli fiorali. Si tratta di ipotesi di lavoro che hanno bisogno di conferme sperimentali nelle diverse condizioni di coltivazione dell’olivo e di gravità dell’attacco. Attualmente l’Istituto di scienze della vita della Scuola Sant’Anna sta continuando a eseguire attività di monitoraggio nel Grossetano e ha previsto la messa in atto di alcuni esperimenti di campo e di laboratorio per ottenere dati sulla biologia della specie e sulle tecniche di controllo.

Tra i limitatori naturali, giocano sicuramente un ruolo molto importante alcune specie di imenotteri ectoparassiti appartenenti alla superfamiglia Chalcidoidea e ai generi Eupelmus, Mesopobolus, Torymus e TetrastichusIn Asia sono state confermate almeno 10 specie potenzialmente parassitoidi di D. oleae e, tra queste, Eupelmus urozonus è considerata la specie più importante rinvenuta in Italia, anche se poco si conosce sulla sua abbondanza ed efficacia nei confronti della cecidomia. Nei campionamenti eseguiti in provincia di Grosseto la percentuale di parassitizzazione rinvenuta è stata molto bassa (valore medio dei 2 campionamenti pari a 1,4%) se messa a confronto con valori ben più elevati osservati in Turchia (Doganlar, 2011) dove il livello di parassitizzazione rinvenuto è stato pari anche al 66,2%. Questo risultato può essere determinato dall’attività dei parassitoidi generalmente più bassa nelperiodo autunnale (Baidaq et al., 2015).

RUGGERO PETACCHI ESPONE IL PROBLEMA EMERGENTE DELLA CECIDOMIA FOGLIARE

GALLA PLURILOCULARE APERTA CON ALL'INTERNO 2 LARVE DI SECONDA ETA' DI D.OLEAE

Le segnalazioni di attacchi dell’insetto nella provincia di Grosseto vengono attualmente monitorate. Le ipotesi sull’anomala pullulazione si concentrano sul cambiamento climatico e sulla riduzione dei fattori di controllo naturali

DI RUGGERO PETACCHI

Scuola Sant’Anna di Pisa, Istituto Scienze della Vita

La cecidomia delle foglie dell’olivo, Dasineura oleae (Low, 1885), è una specie della famiglia Cecidomyiidae ed è una delle cecidomie presenti negli oliveti di gran parte del bacino del Mediterraneo. D. oleae è una specie fitofaga la cui femmina mette le uova sulla superficie vegetale, preferendo soprattutto le giovani foglie, germogli apicali e peduncoli fiorali. Dalle uova fuoriescono le giovani larve che, penetrando nei tessuti vegetali, inducono la formazione di galle o lo sviluppo di anormali crescite dei tessuti vegetali. Si possono trovare galle con all’interno una sola larva (monoloculari) o con 2 o più larve (pluriloculari). Quando l’attacco dell’insetto è elevato, le deformazioni e le ferite (fori d’uscita degli adulti) causate ai giovani germogli di olivo, possono rappresentare siti d’entrata per infezioni di patogeni come Pseudomonas savastanoi o rogna dell’olivo Il danno (galla) viene pertanto causato dalle larve che si nutrono suggendo la linfa dai tessuti della pianta ospite e che completano tutto il loro ciclo vitale all’interno della galla. In questo modo vengono protette da fattori di contenimento abiotico (ad es. temperature sfavorevoli) e biotico (insetti antagonisti indigeni). In questo secondo caso sono noti alcuni microimenotteri, appartenenti ai generi Eupelmus, Torymus, MesopobolusTetrastichus e Platygaster, che riescono a parassitizzare le larve all’internodelle galle.

Il fitofagoe la sua dannosità

L’insetto, solitamente, viene considerato una specie di minore importanza in quanto è raro trovare oliveti in cui l’attacco è grave. Questo, soprattutto grazie al fatto che la cecidomia è controllata dai fattori di contenimento naturale prevalentementedi tipo biotico (parassitoidi e predatori indigeni) che da soli riescono a mantenerla sotto livelli di soglia di danno. Recentemente sono però aumentate le segnalazioni di situazioni in cui l’insetto riesce a provocare danni evidenti e questoè avvenuto in Italia (Friuli-Venezia Giulia, zona di San Dorligo della Valle, Ts, ed Emilia-Romagna), in Giordania e in Grecia. Diversi studiosi concorda no sul fatto che il Frantoio sia una delle cultivar più suscettibili all’attacco della cecidomia. Tuttavia non sono state indagate le cause scatenanti di queste anomale pullulazioni del fitofago ed è stato solo messo in evidenza che potrebbe rappresentare un problema emergente.

Le osservazioni fatte in Toscana

In Toscana, in un’area della provincia di Grosseto, a partire dal 2012, ma soprattutto dopo il 2014, sono aumentate le segnalazioni di attacchi gravi del fitofago. Nel 2016 la Scuola Sant’Anna,Istituto Scienze della Vita (Sssa-Isv), ha condotto attività finalizzata sia a studiare il ciclo biologico della specie come pure ad individuare le cause di outbreak di questo fitofago. Il lavoro, iniziato in agosto 2016, è tuttora in corso e, ad oggi, sono stati condotti 3 campionamenti (ottobre 2016, novembre 2016, gennaio 2017) su 9 aziende olivicole della Provincia di Grosseto.Per rendere possibile un monitoraggio su ampia scala territoriale è stato costituito un gruppo di lavoro formato da tecnici della Cooperativa “Terre dell’Etruria”, del “Consorzio agrario del Tirreno” e dell’oleificio “Ol.ma”. I suddetti tecnici hanno collaborato al prelievo dei campioni (germogli apicali) (foto 6) che sono stati poi analizzati, in laboratorio, da Sssa-Isv per quantificare l’infestazione e qualificare le forme biologiche di D.oleae presenti. In particolare Sssa-Isv ha eseguito le seguenti analisi:

• conteggio del numero di foglie presenti nel germoglio analizzato (5 nodi);

• conteggio foglie sane e foglie malate;

• calcolo della percentuale di foglie colpite dall’insetto;

• conteggio del totale delle galle presenti nelle foglie;

• calcolo del n. di galle da analizzare allo stereomicroscopio (10% del totale);

• calcolo dell’intensità dell’attacco (n. galle/foglia colpita).

Successivamente alcune galle prescelte casualmente e preventivamente “marcate”, in misura del 10% sul totale di quelle rinvenute nel germoglio, sono state osservate allo stereomicroscopio identificandone il contenuto e distinguendo le diverse forme di sviluppo del fitofago. In particolare sono state distinte le larve di I, II e III età vive e morte, la larva di II età diapausante, la pupa e la mortalità da parassitizzazione. La larva di terza età è stata caratterizzata sulla base della presenza di una struttura morfologica specifica denominata “spatola sternale”.

Considerazioni conclusive

Quanto descritto sopra per l’area di Grosseto se da una parte fornisce elementi interessanti sulla biologia della cecidomia fogliare dell’olivo, dall’altra apre nuovi scenari per la definizione delle cause di un attacco di questa entità. Per quanto riguarda la biologia di D.oleae, occorre innanzitutto dire che il cambiamento climatico in corso ha come conseguenza, in generale, un incremento di periodi favorevoli allo sviluppo ottimale del fitofago. Infatti il verificarsi di intervalli di tempo sempre più lunghi in cui le soglie termiche di sviluppo inferiori e superiori vengono garantite, può migliorarne la performance riproduttiva, aumentarne il numero di generazioni annuali e favorirne l’esplosione. Questo fenomeno può essere ulteriormente aggravato, come sta avvenendo nell’area olivicola di Grosseto, da una riduzione dei fattori di controllo naturali di tipo biotico e dalla scarsa azione di contenimento dovuta agli antagonisti indigeni (parassitoidi). Quanto sopra ci fa necessariamente pensare che occorre innanzitutto cercare di studiare meglio le cause che hanno portato alla forte infestazione in atto da parte del fitofago. Analogamente si ritiene molto importante impostare, immediatamente, strategie di controllo biologico conservativo per la salvaguardia e l’incremento dell’entomofauna utile indigena e la conseguente ricostituzione di equilibri biologici attualmente compromessi negli oliveti infestati. Questo dovrebbe portare D. oleae ad un livello di presenza e danno tale da essere di nuovo considerato un fitofago minore. In questo contesto è comunque importante utilizzare subito a) tecniche di difesa integrata dai fitofagi a basso impatto e b) tecniche agronomiche volte alla riduzione dell’infestazione in atto, a partire dall’eliminazione, dopo la potatura, della vegetazione infestata. Il lavoro di monitoraggio da parte del gruppo di ricerca del Sssa-Isv, per verificare l’infestazione nell’annata in corso e accertare le cause dell’anomala diffusione del cecidomide.

Alcuni punti importanti sui recenti gravi attacchi:

• l’insetto presenta un ciclo che, con condizioni climatiche favorevoli, lo vede svilupparsi pressoché in continuo, da un anno all’altro, con assenza di diapausa invernale;

• le ultime infestazioni annuali da parte degli adulti (ovideposizioni) sono state evidenziate nel novembre 2016. Questa infestazione ha riguardato le giovani foglie conseguenti all’emissione di nuova vegetazione da parte dell’olivo;

• la ripresa dei voli degli adulti e della loro attività riproduttiva è stata segnalata ad aprile

2017;

• nell’area oggetto di studio (provincia di Grosseto) il contenimento del fitofago da parte di antagonisti naturali (parassitizzazione) è a livelli molto bassi.

IL PERICOLO CORRE SULLE FOGLIE DEGLI OLIVI

L’olivo, pur essendo originario dell’area caucasica, ha trovato nel bacino del Mediterraneo l’ambiente ideale per il suo sviluppo e, nel tempo ha fortemente caratterizzato la cultura e l’ambiente dell’Italia, del sud della Spagna e della Francia, della Grecia e di alcuni Paesi mediorientali che si affacciano sul Mediterraneo orientale. Se il bacino del Mediterraneo e` sempre stato l’ambiente ideale per l’olivo, e` vero anche che, dall’epoca romana ad oggi, l’olivicoltura si e` ciclicamente spostata a nord. Nell’Italia settentrionale questa coltura ha alternato momenti di sviluppo a periodi di crisi determinati spesso dagli effetti del clima che ciclicamente, come avvenne a piu`riprese durante il XVIII e XIX secolo, provocava la morte di un’alta percentuale di alberi per le forti gelate invernali.Al nord l’olivo trova spazio nelle zone piu`miti e riparate dai rigori invernali: attorno ai laghi,in alcune plaghe collinari, persino sulle sponde soleggiate delle valli alpine in terreni sciolti posti al riparo da venti freddi. Anche in Emilia-Romagna la coltura dell’olivo e`in espansione lenta ma continua e, le ultime stime, parlano di oltre 3.800 ettari coltivati soprattutto nella zona del Riminese. A proposito di avversita`, anche in Emilia-Romagna il fi tofago chiave per la difesa dell’olivo e`la mosca (Bactocera oleae) ma, negli ultimi anni, sono aumentate le segnalazioni di danni causatida fitofagi secondari come Dasineura oleae, un piccolo dittero cecidomide che produce gallesulle foglie giovani. In Italia D. oleae e` sempre stato considerato un parassita secondario dell’olivo ma negli ultimi anni la sua pericolosita`sta aumentando soprattutto sulle giovani piante, le piu`esposte ai danni di questo insetto o comunque quelle su cui danni provocati dall’insetto appaiono piu`evidenti. Un insetto diffuso in tutta l’area mediterranea Dasineura oleae e` ampiamente noto nell’area mediterranea orientale: in Siria, Libano, Palestina, Israele, Turchia e Giordania la specie e`storicamente presente ed e` considerata un importante fitofago della coltura. In queste area, gli attacchi arrivano a interessare anche il 60% delle foglie della pianta, causando sovente danni di rilevanza economica. In Italia la specie e`poco conosciuta ed e`sempre stata considerata poco dannosa. Piu`di recente sono stati segnalati danni in Montenegro, sull’isola di Creta e in Slovenia. In Italia D. oleae ha iniziato a diffondersi nella zona del lago di Garda e nei dintorni di Trieste. Dal 2012 il fitofago ha fatto la sua comparsa anche in Emilia-Romagna, soprattutto nell’areale olivicolo del comprensorio riminese. Segnalazioni su una aumentata presenza della specie si sono avute anche in Toscana.

Come si sviluppa la larva

Nei nostri areali la specie compie una generazione all’anno anche se, nelle aree piu`calde e in presenza di condizioni climatiche favorevoli, puo` compierne due. Gli adulti compaiono a marzo e dopo l’accoppiamento depongono le uova su foglie e infiorescenze (circa 100 uova per femmina) poco prima della fioritura. Le larve penetrano nei tessuti del mesofi llo fogliare dove scavano piccole gallerie di forma allungata. Tutto il ciclo di sviluppo dell’insetto, da uovo fino alla fase adulta, avviene all’interno della galla. All’interno della galla si sviluppa una sola larva per volta che poi, una volta raggiunto il secondo stadio di sviluppo, vanno in diapausa alla fine dell’estate per poi impuparsi soltanto in inverno avanzato.

I danni provocano piccole galle

La Dasineura oleae attacca generalmente le foglie e qualche volta i fiori dell’olivo. Sulle foglie le larve penetrano nel mesofillo e, con la loro attivita` trofica, provocano la formazione di piccole galle sporgenti su entrambe le pagine. Quando vengono interessati dall’attacco i fiori, l’insetto danneggia i peduncoli provocandone la caduta. In caso di forti attacchi e`compromessa l’attivita` vegetativa delle piante e la produzione dell’anno ma questi provocano anche una riduzione della produzione fiorale dell’anno successivo con relativa perdita di prodotto. Normalmente la parte della chioma piu` colpita e`quella basale ma, se la densita` di popolazione e molto elevata, le galle di D. oleae possono formarsi anche nella parte alta della pianta. Nelle aree mediterranee maggiormente infestate e`stata notata ed evidenziata una spiccata sensibilita` varietale. Cultivar come Frantoio (ampiamente diffusa in Italia) sono risultate sempre altamente sensibili all’attacco della D. oleae.

Monitoraggio e difesa

Per verificare la presenza delle infestazioni di cecidomia dell’olivo e la necessita`di eventuali provvedimenti di difesa e` possibile realizzare un campionamento precoce delle foglie e delle infi orescenze alla ricerca delle larve. Solo in caso di presenze molto elevate o di forte danno riscontrato l’anno precedente, ci puo` essere un effettivo rischio di danno alla coltura e la necessita` di intervenire. Attualmente non ci sono prodotti registrati per il controllo di questa avversita` per cui la difesa, quando necessaria, deve essere eseguita sfruttando l’efficacia collaterale dei prodotti registrati sulla coltura e applicati per il controllo di altri target. Per quello che riguarda il posizionamento corretto degli interventi l’esperienza dei Paesi mediterranei, confermata dalle prime osservazioni italiane, individua il momento migliore per eseguire i trattamenti in aprile, nel periodo in cui vengono attaccate le giovani foglie. Prove di lotta eseguiti negli ambienti storicamente infestati non hanno evidenziato particolari differenze di efficacia fra i diversi prodotti utilizzati per la difesa, ottenendo nella maggioranza dei casi, una riduzione del danno statisticamente significativa rispetto alle piante non trattate, utilizzate come testimone. Nell’area mediterranea D. oleae e` tenuta sotto controllo da alcuni parassitoidi: soprattuttoPlatygaster oleae e Aprostocetus sp. 

CECIDOMIA SETTEMBRE 2017