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7. gen, 2017

La specie è diffusa in tutte le regioni olivicole mediterranee 

Descrizione


L’ilesino è uno scolitide che presenta dimensioni di 2,5 mm. di larghezza per 3 mm. di lunghezza, è di colore bruno scuro, ricoperto da una peluria nerastra. 

Biologia


A differenza del fleotribo, Hylesinus oleiperda si sviluppa solo su legno vivo e, nelle regioni del nord del mediterraneo possiede una sola generazione. Lo svernamento avviene allo stadio larvale. 
L’attività di deposizione inizia con la realizzazione di un foro sulla branca e successivamente con l’escavazione di una galleria materna entro la quale vengono deposte le uova. 
Dopo una settimana di incubazione le uova si schiudono e fuoriescono le larve che. alimentandosi del legno, scavano gallerie in tutte le direzioni. 
A seguito della ninfosi le larve raggiungono lo stadio adulto. 

Danni


La presenza di ilesino si osserva in maggio giugno. Questo scolitide attacca i rami in fase di deperimento vegetativo a causa di altri fattori biotici o abiotici. Il sintomo esterno è dato da una tacca bruno rossastra con contorno rotondeggiante al centro della quale si trova il foro di ingresso della femmina. 

Strategia di protezione


Generalmente i danni causati dall’ilesino non rendono giustificabile un intervento chimico è comunque importante attuare le stesse tecniche agronomiche di prevenzione descritte per il fleotribo.

 

7. gen, 2017

Il Cotonello dell’olivo (Euphillura olivina) è un insetto psillide così chiamato per le bianche secrezioni cerose, simili a cotone, emesse dagli stadi giovanili, che vanno a ricoprire i rametti infestati. I danni, generalmente limitati a pochi rami, sono di scarsa entità; si ha il deperimento dei getti, l'aborto dei fiori e la cascola dei frutticini. E’ possibile limitare la presenza del cotonello tramite potature di sfoltimento che, oltre ad eliminare l'insetto, evitano che si creino le condizioni di umidità ottimali per il suo L'adulto di Euphyllura olivina (circa 2,5-3 mm di lunghezza) ha il corpo di colore marroncino-verde con il capo ben sviluppato e leggermente più largo del torace.   Le forme giovanili vivono riparate da abbondanti secrezioni cerose che formano dei ciuffetti cotonosi sugli organi infestati.

Il danno si manifesta su germogli, infiorescenze, frutticini ed è determinato sia dalle punture trofiche degli adulti e delle forme giovanili sia dall'asfissia provocata dalle colonie infestanti, protette dalle secrezioni cerose e dalla melata.
Sui fiori l'attacco provoca aborto fiorate e colatura; sui frutti l'attacco provoca cascola.
I germogli infestati manifestano uno sviluppo stentato e, a volte, disseccano completamente.
Inoltre l'infestazione, producendo abbondante melata, provoca oltre all'asfissia fogliare e alle ustioni, per effetto lente, la formazione delle fumaggini che aggravano ulteriormente i danni.
Gli attacchi maggiori si verificano nei momenti della fioritura e dell'allegagione.

Ciclo biologico

L'Euphyllura olivina sverna come adulto, sui rametti ed alla base dei piccioli fogliari o in prossimità delle gemme.
In primavera gli adulti riprendono l'attività e le femmine ovidepongono infiggendo le uova, con il loro peduncolo, nelle gemme, nei piccioli delle foglie e nei racemi fiorati. Da queste uova, dopo circa 15 giorni, nascono le neanidi che ben presto si ricoprono di abbondante secrezione cerosa che le protegge; le neanidi conducono vita gregaria.
Lo sviluppo della 1a generazione si completa in circa un mese.
A questa generazione ne segue una seconda che può danneggiare, anche gravemente, i fiori ed i frutticini appena allegati.
A questa seguono altre generazioni che normalmente non provocano danni significativi.
La specie può compiere 5-6 generazioni all'anno, specialmente nei climi più propizi.

Lotta

La lotta contro Euphyllura olivina è di tipo chimico; tuttavia essa si pratica solo occasionalmente ed in caso di forti infestazioni.
È buona norma eseguire pratiche agronomiche (potatura) che tendono a sfoltire la chioma; infatti chiome particolarmente folte e che mantengono una certa umidità favoriscono l'insediamento del fitofago. In natura il fitofago è controllato efficacemente da alcuni entomofagi, tra cui ricordiamo:

  • Neurotteri Crisopidi, predatori;
  • larve di Ditteri Sirfidi, predatori;
  • Rincoti Antocoridi fra cui Anthocoris nemoralis;
  • Encyrtus euphyllurae, Imenottero Encirtide parassi­toide, insieme ad altri Imenotteri parassitoidi.
7. gen, 2017

Tipico delle zone mediterranee in cui viene coltivato l’olivo, il liotripide (o pidocchio nero) dell’olivo è di colore nero lucente allo stato adulto, verde chiaro allo stadio larvale. Dotato di apparato boccale pungente-succhiatore, si nutre della linfa dell’olivo, pungendo gemme, foglie e frutti immaturi; in questo modo determina la caduta dei fiori e la deformità dei frutti, provocando gravi danni alle coltivazioni, soprattutto perché è in grado di dare più generazioni in una stessa stagione. A porre un freno pensa un nemico naturale del liotripide dell’olivo, Anthocoris nemoralis, utilizzato nella lotta biologica.

DIFESA CHIMICA

L'USO DI PRODOTTI CHIMICI SI RENDE NECESSARIO IN CASO DI FORTI ATTACCHI NEI MESI DI MASSIMA VULNERABILITA' DELL'INSETTO QUANDO CIOE' STA PER RIPRODURSI (APRILE E SETTEMBRE)

7. gen, 2017
 

Questo rincote flatide originario del continente americano  dal 1980 si è rapidamente diffuso in Italia ed anche in Toscana è  presente su molte colture compreso l’olivo.

Descrizione


L’adulto misura 7-8 mm di lunghezza ed è fornito di ali trapezioidali  grigio brune che, in posizione di riposo, sono tenute  aderenti ai lati del corpo in posizione verticale. 
Gli stadi preimmaginali vivono protetti in una abbondante  produzione di fiocchi cerosi che rendono molto evidenti gli  attacchi di questo insetto.

Biologia


La specie presenta una sola generazione annua: sverna allo  stato di uovo nelle anfrattuosità della corteccia e la comparsa  delle neanidi si ha dai primi giorni di maggio fino a tutto giugno. 
Lo sviluppo post embrionale comprende cinque stadi evolutivi  dei quali tre di neanide e due di ninfa. La presenza di  adulti si riscontra già dai primi di luglio e da agosto in poi avvengono gli accoppiamenti con deposizioni di uova.

Danni

I danni che l’insetto arreca alle colture sono molto evidenti  ma spesso ben tollerati: si tratta di melata emessa sulle foglie da  ninfe e neanidi con conseguenti stratificazioni di fumaggine e  dalle fioccose produzioni di cera delle colonie sull’ospite. Solo  in casi sporadici vengono segnalati danni diretti che consistono  in sottrazione di linfa e deformazione dei frutti. Possono ritenersi  a rischio in modo particolare quelle colture che devono  conferire prodotti esteticamente perfetti.

Antagonisti naturali

Il proliferare dell’insetto insediato nel nuovo territorio è in gran parte dovuto alla mancanza di nemici naturali che lo contengono:  mentre nelle regioni d’origine l’imenottero driinide 
Neodryinus typhlocybae riesce a limitare le popolazioni, in Toscana  sono attivi solo predatori generici quali larve di crisopidi,  coccinellidi e uccelli insettivori. Visti i risultati positivi di acclimatazione  in altre regioni, anche in numerosi areali toscani sono  in corso lanci inoculativi del parassitoide Neodryinus typhlocybae.

Strategie di prevenzione e difesa


L’iniziale massiccia diffusione della Metcalfa pruinosa nel  nuovo territorio è stata in gran parte dovuta alla mancanza di  nemici naturali autoctoni. Alla fine degli anni novanta iniziò l’introduzione del parassitoide Neodryinus typhlocybae in diverse  aree agricole e urbane della regione. Oggi questo antagonista si  sta diffondendo naturalmente nella maggior parte degli ambienti toscani per cui nei prossimi anni è probabile una sua progressiva azione nel contenimento delle popolazioni di Metcalfa.

Questo è quanto sta accadendo nelle regioni del nord Italia dove l’introduzione di Neodryinus typhlocybae è iniziata molto prima rispetto alla Toscana, inoltre con il passare degli anni è presumibile anche un aumento dell’attività dei predatori generici.

Parlando delle possibilità di controllo si può affermare che attualmente in Toscana la lotta chimica diretta contro Metcalfa risulta non opportuna poiché in genere l’entità degli attacchi è limitata ed i danni sono essenzialmente di tipo indiretto. In caso di attacchi di una certa consistenza è comunque preferibile il ricorso a lavaggi con soluzioni acquose dilavanti a base di nitrato potassico alla dose consigliata per le microconcimazioni fogliari di 400 gr/hl o con bagnanti (diottil solfo succinato di sodio, ecc.). Questi avranno l’effetto di liberare la vegetazione dalle forme giovanili infestanti che cadono al suolo senza essere uccise. Le soluzioni dilavanti, inoltre, sciolgono la melata e la cera prodotta da Metcalfa ripulendo la vegetazione: il trattamento deve essere fatto il più tardi possibile prima della comparsa degli adulti.

 

7. gen, 2017

La presenza di questa cocciniglia, molto temuta dagli agricoltori, raramente ha causato gravi danni nella nostra regione poiché ha sempre trovato condizioni avverse al suo sviluppo ; è sufficiente infatti la realizzazione di corrette potature annuali volte ad equilibrare e ad arieggiare le chiome e la presenza di numerosi antagonisti naturali a limitare i danni del coccide. Nonostante questo la modificazione anche temporanea di alcune variabili climatiche o colturali può favorire lo sviluppo di infestazioni localizzate anche di notevole intensità, come peraltro è accaduto in alcune zone olivicole regionali in questi ultimi anni.
Pertanto, al fine di ridurre il rischio di sviluppo di infestazioni contenibili solo con mezzi chimici, si rende necessaria una costante verifica della presenza del parassita.

 Saissetia oleae è diffusa in tutte le aree olivicole del bacino mediterraneo, è una specie polifaga che vive su un numero molto elevato di specie vegetali spontanee o coltivate.

 L'uovo, di colore salmone aranciato, è di forma ellittica e presenta un diametro di circa 0,3 mm.

Le larve, piatte e di forma ovale, alla nascita presentano un colore giallo ocra che con il procedere dello sviluppo vira al bruno.
Le larve di primo stadio hanno una lunghezza di 0,4 mm. ed una larghezza di 0,2 mm. e presentano un colore ambra chiaro. Si trovano nella pagina inferiore delle foglie soprattutto in prossimità del peduncolo.
Le larve di secondo stadio sono dello stesso colore ed hanno una dimensione maggiore. Sulla superficie dorsale si formano delle creste ad angolo retto che vanno a costituire la caratteristica H che contraddistingue la specie.
Le larve di terzo stadio sono più grandi di quelle di secondo e presentano una H più marcata ed una forma circolare.
Le larve di questi tre stadi di sviluppo sono dette mobili in contrapposizione alla femmina allo stadio adulto che è fissa. La larva di primo stadio è la più mobile.
La femmina adulta presenta forma semisferica, lunghezza di 3-5 mm. e larghezza di 2-3 mm. Le creste che formano l’H caratteristica della specie sono nettamente marcate. Con l’età il colore passa da bruno a nero. La riproduzione avviene per partenogenesi con una deposizione variabile da 800 a 2500 uova. La schiusura avviene da fine giugno a metà settembre.

Saissetia oleae presenta generalmente una generazione all’anno, solo in regioni o in annate con condizioni climatiche favorevoli può compiere una seconda generazione. Sverna come larva di secondo e terzo stadio il cui sviluppo si completa nel mese di aprile, periodo in cui compaiono le prime femmine mature. Poiché la ovodeposizione avviene nel corso di tre mesi, sulle piante si ritrovano contemporaneamente i diversi stadi di sviluppo (L1, L2, L3 e femmine giovani). Questo assume un importanza preponderante nella scelta delle strategie di difesa.
Le temperature estive molto elevate e quelle invernali molto basse limitano lo sviluppo di questo coccide. 

Tra i nemici naturali sono presenti numerosi parassiti endofagi delle larve come gli encirtidi Metaphycus flavus How., M. lounsbury How., M. helvolus Compere, Coccophagus lycimnia Walker, C. scutellaris Dalman ed altri. Tra i predatori assumono notevole importanza lo pteromalide Scutellista cyanea Motsch, il lepidottero nottuide Eublema scitula Rbr., i coccinellidi
Exochomus quadripustulatus Al., Chilocorus bipustulatus L., il neurottero Chrysoperla carnea Stephens e molti altri caratterizzati però da una minore diffusione.

I danni diretti causati dalla cocciniglia sono dovuti alla suzione di linfa. Questa attività, trascurabile con popolazioni limitate, diviene preoccupante quando le popolazioni di S. oleae raggiungono livelli di una certa consistenza.
I danni indiretti sono però causati anche prima del raggiungimento di questa soglia poiché la melata zuccherina emessa dalle cocciniglie costituisce un substrato di sviluppo per un complesso di funghi chiamato comunemente fumaggine.
La fumaggine si presenta sotto forma di un rivestimento nerastro che, nei casi peggiori, può ricoprire anche tutta la pianta (foglie, rami, tronco). Ciò ostacola la respirazione e la fotosintesi. La pianta a poco a poco perde vigore anche a seguito della perdita delle foglie. I germogli sono atrofici ed il numero di fiori formati è ridotto.

Questa strategia di lotta prevede interventi diretti contro gli stadi mobili. Le larve ai primi stadi di sviluppo sono le più sensibili ai trattamenti. E’ contro questi stadi larvali che devono essere indirizzati gli interventi di difesa in quanto le neanidi di terza età e le femmine sono difficilmente raggiungibili dagli insetticidi.
La soglia di intervento viene calcolata contando il numero delle forme giovanili presenti su 100 foglie o su 100 germogli raccolti a caso nella parte bassa delle chioma.
Quando la densità media della popolazione è di 2 - 5 neanidi per foglia o di una neanide per centimetro di rametto, si ritiene conveniente l’intervento insetticida.
Per trattare efficacemente si deve evitare l’impiego di insetticidi classici poiché questi prodotti oltre alla cocciniglia distruggono i suoi antagonisti naturali.
Si devono privilegiare gli insetticidi regolatori di crescita (buprofezin), tenuto conto che la cocciniglia a differenza degli altri insetti che raggiungono rapidamente lo stadio adulto, passa la maggior parte delle sua vita nelle forme larvali.
Anche gli oli minerali leggeri (olio bianco) ed il polisolfuro di bario a bassi dosaggi (3 Kg./hl) presentano buone caratteristiche di efficacia e selettività. Fra gli esteri fosforici trova ricorrente impiego il quinalfos.
In caso di attacchi consistenti è possibile mettere in atto una delle seguenti strategie :
· Trattamento con olio bianco attivato con buprofezin alla schiusura dell’80% delle uova.
· In caso di un prolungato periodo di schiusura un primo trattamento con buprofezin ed uno, successivo ai caldi estivi, con olio bianco.

 Per questo tipo di difesa si utilizza l'imenottero calcidoideo Metaphycus bartletti, un nemico naturale della cocciniglia. E' un insetto della lunghezza di un millimetro, di colore bruno con riflessi metallici, la femmina ha dimensioni superiori a quelle del maschio.

Le uova vengono deposte nel corpo della Saissetia oleae, all'interno di esso si sviluppano le larve che provocano la morte dell'ospite. Al termine dello sviluppo le larve lasciano la cocciniglia praticando un foro di uscita nello scudetto. M. bartletti depone le uova solo nel corpo delle larve di terzo stadio e talvolta in quello delle giovani femmine. L'immissione del parrassitoide viene fatta in primavera , la colonizzazione dell'oliveto avviene in una stagione.
Prima di introdurre il Metaphycus bartletti si deve tenere conto di alcuni fattori:
Momento della potatura: al momento dell'immissione la potatura deve essere terminata al fine di evitare la soppressione delle prime cocciniglie parassitizzate. Con la potatura si ridurrà anche la popolazione di cocciniglia presente sulle piante. Prima di eseguire il trattamento rameico primaverile dovranno trascorrere 15 giorni dal lancio degli ausiliari.
Numero di piante presenti nell'oliveto e numero di piante attaccate:
Livello di attacco sulle piante:
- Livello 0: nessuna cocciniglia.
- Livello 1: presenza di qualche cocciniglia e leggera fumaggine.
- Livello 2: (attacco medio) cocciniglie facilmente visibili, presenza di fumaggine sulle foglie e sul legno. Alcuni rami sono colpiti.
- Livello 3: (forte attacco) presenza di cocciniglie sulla maggior parte dei rami osservati. Presenza di fumaggine sul legno e sulle foglie in strati spessi. Certi rami sono defogliati.
Il numero di individui del parassitoide da immettere e la strategia di immissione dovranno tenere conto del livello di infestazione:
- Livello 1: introdurre 5 M. bartletti per pianta
- Livello 2: introdurre 10 M. bartletti per pianta
- Livello 3: eseguire per prima cosa un trattamento chimico con un regolatore di crescita per limitare il livello di infestazione.
La lotta biologica potrà essere così più efficace e meno costosa.

Le normali cure colturali possono essere considerate come un metodo di difesa "ecolgico". Infatti le uova e le larve della cocciniglia sono sensibili alle alte temperature ed al clima secco, potando con regolarità gli olivi si crea a livello della pianta un microclima sfavorevole allo sviluppo dell'insetto.
Anche le concimazioni bilanciate, evitando forti apporti di azoto, ed un uso limitato e corretto dell'irrigazione rendono le piante meno soggette all'attacco della Saissetia oleae.