5. ott, 2017

Originario dell’America centrale, l’Anthurium è una delle piante da interni preferite per la facilità di coltivazione e la fioritura elegantissima, durevole anche in ambienti con poca luce. La bella spata cuoriforme, che lo rende un simbolo di amore e amicizia, è disponibile in tantissime varietà: può essere rossa, rosa, bianca o verde screzionata, a cuore stretto o largo, arricciata o bicolore.

ANTHURIUM: COME COLTIVARLO

L’Anthurium non ama il sole diretto, ma è bene posizionarlo in un luogo luminoso, anche se tollera anche gli ambienti poco luminosi. La temperatura deve essere elevata e uniforme, fra i 20° e i 28°C, con un discreto grado di umidità. Non tollera gli sbalzi di temperatura.

In primavera e in estate va irrigato 2 o 3 volte alla settimana, direttamente nel sottovaso, per mantenere sempre appena umido il substrato. Nei mesi più freddi è sufficiente una volta alla settimana.

Nelle giornate più calde o quando il riscaldamento è accesso è bene vaporizzare un po’ di acqua sulle foglie, per aumentare l’umidità. Dopo l’inverno pulite le foglie con un panno e acqua tiepida per liberare i pori dalla polvere e rendere più lucida la pianta.

In primavera e in estate è importante utilizzare un concime liquido per piante fiorite da diluire nell’acqua per l’irrigazione, per incentivare l’accrescimento delle foglie e stimolare la fioritura. Se la pianta emette nuove foglie piccole e non produce fiori, significa che è il momento di una buona concimazione. E’ sufficiente una fertilizzazione ogni 15 giorni per produrre tanti fiori colorati.

Il rinvaso va effettuato ogni 2 anni, quando la pianta lo richiede, cioè quando le radici escono dai fori in fondo al vaso e affiorano dal terriccio.

26. set, 2017

Guardate bene la foto e cosa vi sembra a prima vista??? Sicuramente non un pianta e soprattutto un fiore.

Quello che state guardando è la Rafflesia arnoldii, una pianta che per molto tempo è stato un vero e proprio mistero.

Fu scoperta per la prima volta nel 1818 nella foresta pluviale Indonesiana e rappresenta una delle piante più strane e particolari conosciute al mondo.

Si tratta di una pianta parassita della famiglia delle Rafflesiaceae che deve il suo nome al capo della spedizione che la scoprì, Sir Thomas S. Raffles.

La pianta della Rafflesia non possiede ne foglie, ne radici ed essendo una pianta parassita, non necessita della fotosintesi. Questa pianta, infatti, si riproduce tramite gli insetti che trasportano il polline dei fiori femminili verso quelli maschili e quanto più gli esemplari diminuiscono, tanto più difficile diventa la moltiplicazione. Inoltre si nutre a spese di una pianta rampicante, la Tetrastigma, nel quale affonda i suoi filamenti.

Dato che necessita di un ecosistema perfetto viene considerata una specie in pericolo soprattutto a causa del disboscamento.

La sua caratteristica principale è rappresentata dal FIORE, che nella specie Rafflesia Arnoldii può raggiungere 1 metro di diametro e pesare fino a 10 kg. Il fiore impiega diversi mesi per raggiungere a maturazione e , una volta sbocciato, dura al massimo una settimana.

Il fiore è di un vivace colore rosso-arancio e la sua particolarità è rappresentata da un maleodorante odore di carne avariata, tanto da essere stata soprannominata dagli indigeni “pianta carne”.

26. set, 2017

Un fiore bianco che a contatto con l'acqua diventa trasparente. Un fiore speciale che, quando piove, si trasforma. Sotto la pioggia i petali di questo fiore sembrano trasformarsi in cristalli scintillanti.

Per via di questa particolarità viene chiamato Skeleton Flower, cioè "fiore scheletro", ma il suo nome scientifico è Diphylleia grayi. Cresce in zone umide, tra i boschi delle montagne nelle regioni più fredde del Giappone e della Cina. Lo si riconosce dalle grandi foglie a forma di ombrello e dai piccoli grappoli di fiori bianchi perlati.

La pianta è perenne, ma i fiori sbocciano soltanto dalla metà della primavera fino all'inizio dell'estate, in condizioni d'ombra. Non appena i petali di questi fiori entrano in contatto con l'acqua, iniziano a perdere la loro pigmentazione bianca e via via diventano completamente trasparenti.

L'acqua non li decompone. Una volta asciutti questi fiori ritornano bianchi. Per fortuna, per assistere al fantastico fenomeno che rende trasparenti questi fiori bianchi non serve partire per la Cina o per il Giappone. 

26. set, 2017

Famiglia : Hyacinthaceae

Genere: Albuca

Nome scientifico :  Albuca spiralis

Etimologia: il nome del genere deriva dal latino albus dal fatto che la prima specie descritte portavano fiori bianchi. Spiralis per via delle spirali che forma.

Nome comune : Albuca ‘Frizzle Sizzle’, Pianta elicottero, pianta cavatappi

Sinonimi : Falconera spiralis, Albuca viridiflora, Ornithogalum circinatum, Ornithogalum volutare.

Origine : Sudafrica

Habitat: Cresce in vaste zone del d'africa ad una altitudine tra 60 e 2000 metri sul livello del mare.

Descrizione: è un piccola succulenta bulbosa interessante per via del fogliame spiralato e anche per la fioritura. La forma più o meno a spirale dipende dal clone. Alcune ce l'hanno molto pronunciato altre meno. I fiori sono di colore verde con margini giallo pallido, profumano di burro e vaniglia soprattutto nelle giornate di sole. Da noi il periodo di crescita è autunno/inverno. Il fusto è ovoidale a forma di lampadina rovesciata. In habitat, il bulbo cresce fino a un massimo di circa 3 cm di lunghezza, in coltivazione arriva sino a 5 cm. E' di color verde/grigio, carnoso, col tempo tente a squamarsi. La radice è fibrosa. Dal bulbo escono sino a 20 foglie filiformi verdi, lunghe circa 15cm e largo appena uno o due mm, spiralate in cima. Le foglie si seccano competamente in estate.

 

Coltivazione:  Non è facilissima da coltivare. Si tratta di una specie a crescita invernale dormiente in estate. Per questo deve essere mantenuto quasi secca dopo la primavera altrimenti marcisce inesorabilmente. Riprendere le irrigazioni in autunno quando inizano a spuntare le nuove foglie.
Predilige luoghi asciutti, esposizione luminosa ma non sole diretto. Si è notato che inverni rigidi favoriscono l'arricciamento delle foglie che invece in inverni caldi risultavano più dritte.
Coltivare in mix di terreno sabbioso e ben drenante. Resiste abbastanza bene alle gelate ma non a meno di -7gradi °C
 
Propagazione: Più facile per divisione che per seme anche se germinano facilment
26. set, 2017

La Pecteilis radiata, molto ben conosciuta sotto il nome Habenaria radiata, è indubbiamente una delle specie più affascinanti del mondo, grazie ai suoi bellissimi fiori che assomigliano ad un airone. Proviene dal Giappone, dalla Penisola Coreana e dalla Cina orientale. Il suo habitat naturale sono le zone montane, molto umide ed esposte al sole, dove cresce ad un’altitudine di circa 1500 metri. È ormai rarissima in natura, e si trova di rado anche in coltivazione. Inoltre, ha la reputazione di essere problematica da far crescere e fiorire, ma non è poi così difficile fornirle le condizioni giuste per il suo sviluppo.

La Pecteilis radiata è una specie decidua, terrestre; il suo fusto si sviluppa da un bulbo (tubero) che si trova completamente immerso nel substrato. Il fusto ha una forma a rosetta, con 2-7 foglie di 5-17 cm di lunghezza. Le foglie sono color verde chiaro, spesso con il margine bianco, e si sviluppano in primavera. Le infiorescenze arrivano a 35-40 cm in lunghezza e portano fino a 8 fiori di 3-4 cm di diametro.

 

Classificazione

Famiglia: Orchidaceae   Sottofamiglia: Orchidoideae   Tribù: Orchideae   Sottotribù: Orchidinae Genere: Pecteilis   Specie: Pec. radiata

Ciclo vegetativo

La Pecteilis radiata ha la fase di crescita e quella di riposo. La crescita inizia in primavera, più o meno a metà marzo. In questo periodo il tubero si pianta in un vaso, e poi dà vita ad un piccolo getto che successivamente forma il fusto. Per la metà di luglio il fusto dovrebbe essere completamente formato, e dal suo centro parte un’infiorescenza. Il picco della fioritura sono i mesi di luglio ed agosto. Durante la fase di crescita la Pecteilis radiata produce anche tuberi nuovi che partono dal tubero vecchio. Quando le temperature notturne cominciano a scendere sotto +13-14°C, inizia il decadimento della parte superficiale della pianta, e a metà di ottobre l’orchidea comincia ad entrare nella fase di riposo. Il suo fusto muore, e la vita rimane solo nei tuberi maturati durante la fase di crescita, mentre il tubero vecchio, che ha dato vita alla pianta all’inizio della primavera, deperisce. I tuberi giovani devono trascorrere l’inverno, caratterizzato da temperature fresche (da +1°C a +10°C) e dalle condizioni piuttosto asciutte (ma non completamente secche). In primavera questi tuberi produrranno le piante nuove.

Collocamento e substrato

La Pecteilis radiata è un’orchidea terrestre, e si coltiva solo ed esclusivamente in vaso. Come substrato ci sono due scelte: 1) la torba bionda di sfagno + perlite + sabbia (1 : 1 : 1), 2) sfagno vivo. I risultati migliori arrivano con la prima scelta. Come vaso è meglio scegliere quello di cotto, che permette alle radici si stare più al fresco durante i mesi caldi. Teniamo presente che questa specie si coltiva solo all’aperto, in una posizione soleggiata, con l’arrivo dei raggi diretti del sole.

In inverno le piante si lasciano nello stesso vaso e nello stesso substrato nel quale hanno passato l’estate. All’inizio di primavera, quando le temperature notturne cominciano a superare +13°C, i tuberi si tolgono dai vasi, quelli deperiti si buttano mentre quelli validi si piantano nel substrato vecchio. I tuberi validi, cioè, quelli maturati nella stagione precedente, si riconoscono dal colore (sono più chiari) e dal turgore (sono duri).

Luce

Come è già stato scritto, questa specie necessita del sole diretto, quindi di 50000-70000 lux.

Umidità

Visto che la Pecteilis radiata proviene dagli ambienti molto umidi, necessita di 55-70%.

Temperatura

Durante la fase di crescita questa specie accetta anche le temperature estive presenti in Italia, anche se è meglio se non salgono oltre +27°C. I risultati migliori si ottengono con +25-26°C di giorno e +19-20°C di notte. Il periodo di riposo invece impone le temperature da +1°C a +10°C, che non devono mai andare sotto 0°C.

Bagnatura e riposo

Quando in primavera avviene la piantagione del tubero, lui non ha ancora nessuna vegetazione, quindi le bagnature sono regolari, ma non abbondanti. Il substrato deve rimanere umido, ma non bagnato. Quando esce il getto, le bagnature diventano più frequenti, e da qui fino a quando il fusto comincia ad ingiallirsi in autunno, la Pecteilis radiata si bagna frequentemente ed abbondantemente. Il substrato non deve mai diventare asciutto. Quando l’orchidea entra nella fase di riposo, le bagnature si sospendono, e il substrato deve mantenersi solo leggermente umido. Questo si ottiene per via di spruzzature sulla superficie del substrato ogni tanto.

Concime

La Pecteilis radiata si concima raramente e solo nel periodo di crescita, utilizzando 5 gocce del concime liquido per le orchidee per 1 litro d’acqua. Ha le radici molto sensibili alla presenza di sali minerali, quindi la quantità del concime deve essere veramente poca. Le concimazioni avvengono ogni 3 settimane, da maggio ad agosto. Poi si sospendono. Ogni tanto è una buona pratica sciacquare il vaso con la pianta sotto l’acqua demineralizzata.

Fioritura

Le infiorescenze si sviluppano dal centro della rosetta dopo che questa ha raggiunto la maturità. I mesi preferiti per la fioritura sono luglio ed agosto. Se l’orchidea non riceve abbastanza luce, non fiorirà.